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TematicheSpazioUn test antisatellite russo “scalda” il dominio spaziale

Un test antisatellite russo “scalda” il dominio spaziale

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Lunedì 15 novembre la Russia ha testato un missile ASAT distruggendo un vecchio satellite in disuso in orbita bassa. La nuvola di detriti, potenzialmente pericolosa per le altre attività spaziali, ha generato un duro «botta e risposta» tra autorità statunitensi e russe.

Un altro passo verso uno spazio sempre più “armato”

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un repentino processo di trasformazione dell’ambiente spaziale, il quale sta rapidamente evolvendo dall’essere un luogo di stabile e proficua cooperazione tra Stati – visione alla quale siamo abituati grazie soprattutto all’esperienza della Stazione Spaziale Internazionale – all’essere il terreno di una ritrovata competizione strategica tra le grandi potenze terrestri. Se lo sviluppo tecnologico ha reso possibile l’apertura di un’accesa (e per ora non bellicosa) corsa alle risorse, la mancanza di regole di comportamento condivise ed circa l‘utilizzo dello spazio extra-atmosferico – unita alle tensioni crescenti che vedono protagoniste sulla Terra potenze spaziali come USA e Russia – sta favorendo sempre più la cosiddetta militarizzazione dello spazio, un fenomeno del quale il Mondo ha ricevuto pochi giorni fa un’ulteriore pratica dimostrazione.

Lunedì 15 novembre, infatti, lo US Space Command ha confermato la conduzione di un test missilistico anti-satellite (ASAT) da parte della Russia, terminato con la distruzione in orbita bassa (a poco meno di 500 km di altezza dalla superficie terrestre) di un satellite sovietico in disuso – Tselina-D, in orbita dal 1982 stando a quanto dichiarato martedì dal Ministero della Difesa russo – con la conseguente formazione di una nuvola di detriti di circa 1500 frammenti, quelli abbastanza grandi da poter essere tracciati. Le stime indicano la presenza di centinaia di migliaia di frammenti di dimensioni minori. Si è trattato infatti di un test appartenente alla categoria delle cosiddette contromisure ASAT cinetiche, che prevedono la distruzione fisica di un target in orbita attraverso un impatto diretto (strike) o mediante la detonazione di una piccola testata nelle sue vicinanze. Il possibile avvicinamento dei detriti provocati dal test – ricordiamo che a velocità orbitale anche frammenti di dimensioni inferiori a quelle di una pallina da golf possono danneggiare seriamente le apparecchiature con cui vanno ad impattare – ha generato momenti di tensione per l’equipaggio a bordo della ISS, i cui sette astronauti (quattro americani, due russi e un tedesco) hanno ricevuto dal centro di controllo a terra della NASA l’ordine di esecuzione della cosiddetta  procedura di safe-haven, rifugiandosi in via precauzionale all’interno delle capsule Dragon e Soyuz ancorate alla stazione e rimanendoci per circa due ore pronti in qualsiasi momento – qualora la minaccia fosse confermata ed imminente per la stazione stessa – a sganciarsi per fare quindi rientro sulla Terra.

Un aspro botta e risposta

Non si sono fatte attendere le aspre critiche da parte americana nei confronti di una condotta, quella russa, definita «irresponsabile e pericolosa». L’amministratore della NASA Bill Nelson ha espresso il proprio disappunto per il test ASAT attraverso il quale Mosca non ha solo messo in pericolo assets e astronauti americani, ma anche cosmonauti russi. Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato, ha evidenziato come il test metta a rischio la sostenibilità delle attività spaziali e ha definito «disoneste e ipocrite» le precedenti dichiarazioni da parte della Russia in opposizione alla militarizzazione dello spazio extra-atmosferico. Dichiarazioni di condanna all’operato di Mosca sono arrivate anche da parte dei governi di Regno Unito, Francia e Germania.

Mosca ha dichiarato che il test condotto rientra nei piani di consolidamento delle proprie capacità difensive. Il Ministro della Difesa Sergej Šojgu ha parlato del successo di un «promettente» sistema ASAT, negando ogni possibilità che i frammenti generati dalla distruzione del satellite potessero – e potranno – presentare in futuro una concreta minaccia per la ISS, in quanto disposti su un orbita di diversa inclinazione rispetto a quella della Stazione stessa, che risulta situata ad una “quota di volo” più bassa di circa 40-60 km. Ben più duro il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, secondo cui Washington è «ipocrita» nell’accusare la Russia di mettere in pericolo le attività pacifiche nello spazio.

Le armi ASAT e il problema dei detriti

La militarizzazione dello spazio è un fenomeno che interessa tutte le maggiori potenze spaziali, sia sul piano difensivo che su quello offensivo, e ingloba un ventaglio di capacità e strumenti che possono differire tra loro anche in maniera sostanziale per scopi e funzionamento. Di tutti questi sistemi, le armi ASAT cinetiche sono sicuramente quelle più “vistose”, particolarmente utili quando una potenza vuole “mostrare i muscoli” a potenziali avversari, ma hanno effetti imprevedibili, poiché i detriti da esse generati possono mettere a rischio anche asset appartenenti agli stessi autori dell’attacco. Il test dello scorso lunedì ha fatto della Russia la quarta potenza spaziale ad aver condotto test di armi antisatellite cinetiche ad ascesa diretta negli ultimi 14 anni. Nel gennaio 2007 la Repubblica Popolare Cinese sorprese il Mondo distruggendo un vecchio satellite meteorologico in disuso a 865 km di distanza dalla Terra, generando oltre 3000 detriti di dimensioni tracciabili e circa 150mila frammenti troppo piccoli da poter essere rilevati. Un anno dopo, in risposta, gli Stati Uniti distrussero un satellite di riconoscimento fuori controllo (Operazione Burnt Frost), producendo a loro volta centinaia di detriti. Nel 2019 fu invece l’India a portare a termine un test ASAT (Mission Shakti), colpendo con un missile balistico un satellite indiano Microsat-R e producendo 400 frammenti. Se nel caso statunitense e indiano l’impatto dovuto ai detriti sia stato relativamente basso (tutti i frammenti tracciati a seguito di Burnt Frost sono decaduti nel giro di poche settimane, mentre solo una minima parte di quelli provocati dalla Mission Shakti sono rimasti in orbita a mesi di distanza),i frammenti generati dal test ASAT cinese del 2007 sono tuttora in larga parte presenti in orbita e rappresentano un problema, oltre che per tutti i generici assetti satellitari, anche per la stessa ISS, che di recente è stata costretta ad anticipare una manovra di reboost per variare la propria altitudine proprio a causa per rischio di impatto con alcuni di questi detriti. Per quanto riguarda il test di lunedì condotto dalla Russia, lo US Space Command ha affermato che i detriti prodotti dall’impatto rimarranno in orbita ancora per lungo tempo.

Lorenzo Bazzanti, Geopolitica.info

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