Il terremoto francese: Macron e Le Pen accedono al secondo turno.

La Francia ha deciso: Emmanuel Macron e Marine Le Pen si sfideranno al secondo turno delle elezioni presidenziali, il 7 maggio. Macron e Le Pen accedono infatti al secondo turno con, il 23,75% (8 433 364 voti) e il 21,53% (7 643 276 voti) dei consensi. Gli altri principali competitor, ossia François Fillon (il candidato dei repubblicani, di centro-destra) e Jean-Luc Mélenchon (di estrema sinistra) hanno ottenuto rispettivamente il 19,91% (7 067 529 voti) e il 19,64% (6 972 531 voti). Fuori dalla partita, come previsto, il candidato socialista Benoit Hamon, che ha ottenuto il 6,35% (2 253 454 voti in termini assoluti).

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Per la prima volta, i francesi eleggeranno il prossimo presidente della repubblica scegliendo tra due opzioni estranee ai partiti che per decenni hanno dominato lo spazio politico francese. Ma le novità non si fermano qui: per la prima volta, infatti, un candidato del Front National è riuscito a superare il 20% dei consensi. Per la prima volta un candidato della sinistra massimalista ha sfiorato di pochi decimi di percentuale la stessa soglia. E sempre per la prima volta il candidato del partito socialista è crollato sotto il 10% dei voti. In altri termini: questo primo turno è stato un terremoto elettorale. Un terremoto previsto dai sondaggi pubblicati prima delle elezioni, ma estremamente difficile da prevedere, visti gli scarti dei voti tra i primi quattro candidati, che sia nei sondaggi che nei risultati hanno ottenuto cifre racchiuse in quattro punti percentuali.

L’astensione non ha subito il crollo che alcuni sospettavano. Infatti, prendendo in considerazioni di tutte le elezioni presidenziali del terzo millennio, i votanti al primo turno sono stati il 78,69% degli aventi diritto, in calo rispetto al 2012, ma con una differenza di meno di un punto percentuale rispetto alle elezioni del 2012 (79,48%). Prendendo in considerazione, tuttavia, le elezioni del 2007, il calo è stato molto significativo, con uno scarto tra le elezioni del 2007 e quelle del 2017 di poco inferiore ai cinque punti percentuali (nel 2007 votò lo 83,77% degli aventi diritto).

La partita si decisiva si giocherà quindi fra due settimane, quando il popolo francese deciderà chi tra i due contendenti sarà il prossimo inquilino dell’Eliseo. Il candidato centrista (o di centro-sinistra), Macron, è dato per vincente, dopo aver incassato, tra l’altro, l’appoggio sia di Fillon che di Hamon. Mélenchon, al contrario, non ha dato il proprio endorsement a nessuno dei due candidati del secondo turno.

Ma la partita politica francese non finirà domenica prossima. Infatti, ad essere altrettanto decisive per lo scenario politico d’oltralpe, saranno le elezioni legislative dell’11 e del 18 giugno. Molti commentatori hanno sottolineato come sarà molto difficile che il candidato vincente possa ottenere una maggioranza parlamentare autonoma: che vinca il favorito Macron o, a maggior ragione, la Le Pen, entrambi dovranno far affidamento ad una maggioranza parlamentare non allineata e, quindi, confrontarsi con un primo ministro espressione di partiti, o alleanze tra partiti, in larga parte diversi dalle formazioni che hanno sostenuto le loro candidature.

Sempre che il terremoto politico francese non prosegua, creando fratture politiche del tutto inaspettate.