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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaTermina l’era Netanyahu: focus sul nuovo governo israeliano

Termina l’era Netanyahu: focus sul nuovo governo israeliano

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Questa settimana è terminata l’impasse politica sul nuovo governo israeliano, dopo che il 13 giugno, la Knesset ha votato la fiducia al cosiddetto “governo del cambiamento” capeggiato dal duo Bennet-Lapid. In un periodo relativamente turbolento nella storia israeliana, la novità sarà soprattutto l’assenza di Benjamin Netanyahu, Premier dello Stato ebraico ininterrottamente dal 2009. Il 36° governo israeliano comprenderà un disparato agglomerato di partiti dalle diverse matrici ideologiche la cui tenuta dovrà essere testata sul campo.

Il 2 giugno, a pochi minuti della scadenza del suo mandato di 28 giorni, Yair Lapid, leader del partito Yesh Atid, ha comunicato al Presidente Rivlin di Il 2 giugno, a pochi minuti della scadenza del suo mandato esplorativo di 28 giorni, Yair Lapid, leader del partito Yesh Atid, ha comunicato al Presidente Rivlin di aver siglato gli accordi necessari che gli avrebbero permesso di formare un governo di coalizione. L’accordo di governo è stato poi sottoposto al vaglio del Parlamento, in una sessione speciale della Knesset, domenica 13 giugno, in cui l’esecutivo è riuscito ad ottenere la maggioranza necessaria di 60 voti, con 59 contrari ed un astenuto. Il nuovo governo ha prestato giuramento nel medesimo giorno, in cui è anche avvenuto lo scambio dei posti nel Parlamento fra Netanyahu, che ha lasciato la poltrona da Primo Ministro per sedersi all’opposizione, e Bennet, il nuovo Premier. Scongiurata quindi la possibilità di una quinta elezione in due anni, il 36° governo d’Israele sarà composto da ben otto partiti, un numero record, oltre che il primo in più di 40 anni ad includere un partito arabo, il partito islamista Ra’am.

Inoltre, sarà il primo governo da oltre 12 anni a non vedere come Primo Ministro Benjamin Netanyahu, destinato a guidare l’opposizione con il suo partito Likud. Dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto dal cosiddetto “blocco del cambiamento”, Netanyahu ne ha immediatamente condannato la firma, accusando in particolar modo il suo ex protégé Naftali Bennet di aver tradito gli interessi dell’elettorato di destra. Le violente proteste da parte degli elettori del Likud contro Bennet hanno rappresentato il climax di un’atmosfera politica israeliana estremamente polarizzata, dato che il paese sta attraversando un periodo tumultuoso, dopo essere uscito da una campagna militare di undici giorni, dalla mancanza di un governo stabile e da un periodo di tensioni interne fra arabi ed ebrei ma anche fra ebrei secolari e ultra-ortodossi.

Cosa prevede l’accordo di governo?

Yair Lapid, leader del secondo partito più grande e centrista Yesh Atid, è stato l’architetto di questa ampia coalizione. Per ottenere la maggioranza parlamentare richiesta, Lapid ha dovuto aggregare partiti che si trovano su parti opposte dello spettro politico ma che avevano in comune lo stesso desiderio: porre fine al dominio politico di Netanyahu. Infatti, i partner nel governo proposto saranno i partiti centristi Yesh Atid e Blu e Bianco; i partiti di destra Yisrael Beiteinu, Yamina e New Hope; i partiti di sinistra Labor Party e Meretz; il partito arabo-islamista e conservatore Ra’am. Il difficile accordo di coalizione è stato diffuso da Kheshet 12, l’emittente pubblica israeliana, e prevede una serie di compromessi volti a permettere un corretto svolgimento delle attività di governo. Secondo i principi guida della coalizione, il cosiddetto “governo del cambiamento” mira a far avanzare una riforma elettorale regionale che permetta una minore frammentazione partitica e a introdurre dei limiti di durata per la carica di Primo ministro. Una delle priorità sarà poi quella di approvare rapidamente un bilancio statale, cosa che in Israele non avviene dal 2018, oltre che accelerare notevolmente la modernizzazione di Gerusalemme. Il nuovo esecutivo includerà 28 ministri e sei vice, fra cui otto donne.

In termini di posizioni ministeriali principali, Lapid dovrebbe servire come Ministro degli Esteri nei primi due anni di governo, il leader di Blu e Bianco Benny Gantz terrà la posizione di Ministro della Difesa, e il Ministero del Tesoro sarà affidato al capo-partito di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman. L’importante Ministero della Giustizia sarà occupato invece da Gideon Sa’ar di New Hope mentre la numero due di Bennet, Ayelet Shaked, sarà agli Interni. I partiti di sinistra avranno invece il portafoglio dei trasporti, della pubblica sicurezza, della salute e dell’ambiente. Nonostante il partito islamista Ra’am non abbia ricevuto il controllo dei Ministeri, il leader Mansour Abbas è riuscito a far includere nell’accordo di governo diverse clausole che riguardano la popolazione arabo-israeliana, fra cui il riconoscimento ufficiale di diversi villaggi arabi non riconosciuti e concessioni come una moratoria sulla demolizione delle case costruite senza permesso. Passiamo ora ad affrontare la questione del ruolo di Primo Ministro, che vedrà l’alternanza di due Premier.

Bennet-Lapid: rotazione alla guida del governo

L’accordo di governo raggiunto prevede una staffetta nella carica di Primo Ministro tra Yair Lapid (Yesh Atid), e Naftali Bennet (Yamina), sulla falsariga della geometria politica che aveva portato al compromesso tra Netanyahu e Gantz nella precedente legislatura, poi naufragato in pochi mesi. Tale meccanismo di rotazione alla guida dell’esecutivo è un tratto tipico della storia politica israeliana. Il primo esempio del genere, infatti, risale al 1984 quando si arrivò a un compromesso tra le due forze storiche del paese, il partito laburista e il Likud. In quell’occasione nei primi due anni della legislatura a ricoprire la carica di premier fu il leader laburista Shimon Peres, affiancato dal leader della destra, Yitzhak Shamir, che lo sostituì due anni più tardi.

Sebbene il Presidente Rivlin avesse incaricato Lapid di trovare una maggioranza alla Knesset che potesse votare la fiducia a un proprio governo – dopo il fallimento del primo mandato esplorativo affidato a Netanyahu – l’accordo di governo prevede che il primo a ricoprire la carica di Primo Ministro sarà Bennet. Il leader di Yamina, pertanto, si è confermato nel ruolo di kingmaker che gran parte degli analisti gli avevano attribuito già nelle ore immediatamente successive alla chiusura delle urne, lo scorso marzo. Con soli otto seggi alla Knesset, infatti, l’ex sodale di Netanyahu ha rappresentato l’ago della bilancia in grado di spostare il peso della maggioranza verso la coalizione di opposizione; scenario che non si verificava dal 2009, anno in cui è iniziato il lungo “regno” del leader del Likud.

Entrando nel merito dell’accordo di rotazione, Lapid prenderà il posto di Bennet a partire da agosto 2023. Ancora non si conoscono i dettagli della coabitazione tra i due. Ciononostante, dalle prime indiscrezioni emerge come Lapid e Bennet avranno una sorta di diritto di veto sulle decisioni e le nomine cruciali che il governo sarà chiamato a prendere. Tale previsione già era contenuta nell’accordo tra Netanyahu e Gantz ma quasi mai era stata rispettata. Si pensi, ad esempio, alla nomina del nuovo Direttore del Mossad, David Barnea, presa in autonomia dal leader del Likud; ma anche alla firma degli accordi di Abramo, dei cui negoziati l’allora alternative Prime Minister Gantz non era stato informato.

Naftali Bennet già a partire dal 3 giugno ha iniziato a ricevere dallo Shin Bet un servizio di sicurezza da Primo Ministro in carica. Una mossa rara a favore di un premier incaricato che non ha ancora ricevuto la fiducia, che tuttavia è stata giustificata qualche ora più tardi da un insolito intervento pubblico del Direttore dello Shin Bet, Nadav Argaman, il quale ha sottolineato come, soprattutto nei social media, la struttura da lui diretta stia rilevando una grave radicalizzazione dei toni che potrebbe spingere alcuni a compiere gesti violenti. Tali dichiarazioni a molti hanno ricordato la stagione degli accordi di Oslo, conclusasi tragicamente nel 1995 con l’assassinio del premier Yitzhak Rabin. La parola ricorrente, infatti, è la medesima: tradimento. Bennet, leader di un partito di destra religiosa, è accusato da una parte dei suoi elettori di averli traditi, confluendo in un governo con le forze di sinistra e, soprattutto, con il partito arabo e islamista Ra’am.

Cambio della guardia: Herzog eletto undicesimo Presidente della Repubblica

Sebbene le cronache e le analisi di queste ore siano totalmente focalizzate sulla fine, temporanea, dell’era Netanyahu, nelle stesse ore in cui veniva raggiunto l’accordo di governo la Knesset ha eletto il nuovo Presidente della Repubblica israeliana. A spuntarla nella corsa a due con Miriam Peretz, è stato Isaac Herzog, ex leader laburista e attuale chairmandell’Agenzia ebraica, il quale ha ricevuto ben 87 voti, la maggioranza più ampia della storia. Herzog ricoprirà tale carica per i prossimi sette anni, iniziando ufficialmente il suo mandato il 9 luglio. Il neo Presidente è figlio di Chaim Herozg, sesto Presidente della storia israeliana.

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