0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheEuropaSerbia-Kosovo: nuove tensioni e scontro in Consiglio di Sicurezza

Serbia-Kosovo: nuove tensioni e scontro in Consiglio di Sicurezza

-

Un provvedimento della Banca centrale del Kosovo suscita le critiche di Stati Uniti e Unione Europea, che temono sviluppi negativi nella regione. In un contesto di stallo del processo di normalizzazione Kosovo-Serbia, le tensioni prendono la forma di un confronto diretto tra Vučić e Kurti nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Se il 2024 si è aperto con uno sviluppo positivo nei rapporti tra Serbia e Kosovo, con la definitiva conclusione della “guerra delle targhe” che nel corso degli ultimi anni aveva contribuito talvolta in modo allarmante a incrementare il livello di tensione nella regione, il quadro generale continua a presentarsi come problematico e vulnerabile di fronte alla possibilità di nuove crisi. Se ne è avuta la conferma dopo la metà di gennaio, in seguito a un provvedimento della Banca centrale del Kosovo volto a imporre l’utilizzo esclusivo dell’euro per le transazioni all’interno del Paese a partire dal 1° febbraio. L’euro è la moneta utilizzata convenzionalmente all’interno del Kosovo, e il suo uso in maniera esclusiva è peraltro stabilito dall’articolo 11 della Costituzione; tuttavia, la minoranza serba presente nella parte settentrionale del Kosovo ha continuato, nel corso degli anni, a utilizzare il Dinaro, ricevendo da Belgrado pensioni, salari e contributi di assistenza in questa valuta e, nelle attività commerciali, esponendo i prezzi anche in dinari.
Di fronte alle prime perplessità sollevate in seguito all’annuncio, avvenuto il 17 gennaio, il governatore della Banca centrale Ahmet Ismaili ha chiarito come il nuovo regolamento non impedisca, in teoria, la prosecuzione dei pagamenti dalla Serbia verso cittadini residenti in territorio kosovaro, a patto che questi vengano effettuati in euro; in questo contesto, egli ha messo in evidenza sia la maggiore trasparenza garantita dal provvedimento, sia la compatibilità del regolamento stesso con quanto affermato dalla Costituzione, la quale appunto stabilisce l’utilizzo di un’unica valuta all’interno del territorio nazionale.

Reazioni di USA e UE

Il provvedimento, pur non contestato nel merito da parte dei Paesi occidentali, ha suscitato le perplessità e, in ultima analisi, l’opposizione di questi ultimi a causa delle tempistiche e della modalità della sua implementazione. Le ambasciate dei Paesi del Quintetto (USA, Regno Unito, Italia, Francia e Germania), che, come di consueto, interagiscono con le leadership politiche della regione per discutere delle materie più importanti e circa i problemi di maggiore urgenza, hanno emesso un comunicato il 28 gennaio, in seguito a un incontro con il Primo Ministro Albin Kurti. I diplomatici hanno chiesto la sospensione del regolamento, al fine di garantire un periodo transitorio sufficientemente lungo e di intraprendere una campagna di comunicazione chiara ed efficace del suo contenuto. Le ambasciate hanno chiesto di discutere la misura nel quadro del dialogo tra Serbia e Kosovo mediato dall’UE, esprimendo preoccupazione per l’impatto di una misura così repentina sulla vita quotidiana della minoranza serba in territorio kosovaro.

Gli Stati Uniti, il cui ambasciatore a Pristina Jeff Hovenier è stato particolarmente attivo nel corso delle ultime settimane di fronte all’emergere della questione, hanno forse preso la posizione più netta di opposizione al provvedimento tra i Paesi occidentali. Un portavoce dell’ambasciata ha espresso il 24 gennaio la preoccupazione per l’impatto della misura sulla minoranza serba, affermando che il governo kosovaro avrebbe dovuto sia consultare le comunità interessate, sia considerare le preoccupazioni della comunità internazionale, sia implementare la decisione con delle tempistiche adeguate in modo da mitigare l’impatto stesso. Una posizione espressa più volte nel corso dei giorni successivi da Hovenier e, il 1° febbraio, anche da parte del Dipartimento di Stato americano. Washington, domandando la sospensione immediata del provvedimento, ha affermato che la decisione è stata presa senza un’adeguata preparazione e consultazione, chiedendo di implementarla solo in seguito alla messa a punto di procedure adeguate in accordo con gli standard europei e solo dopo aver messo al corrente la popolazione sulle nuove disposizioni. Gli Stati Uniti si sono dichiarati “delusi”, descrivendo l’azione del Kosovo come non in linea con l’impegno di Pristina a lavorare nell’ambito del dialogo mediato dall’UE e di affrontare in modo adeguato le problematiche riguardanti il benessere della minoranza serba; azioni unilaterali come quella intrapresa dal governo kosovaro, secondo Washington, avrebbe la conseguenza di limitare la capacità degli USA di difendere il Kosovo sulla scena internazionale.
La stessa postura è stata adottata anche da parte dell’UE; un comunicato della Commissione Europea ha descritto la misura come adottata senza precedenti consultazioni, esprimendo preoccupazione per le sue conseguenze e, in particolare, per l’impatto su scuole e ospedali, chiedendo un periodo transitorio sufficientemente lungo e la discussione della materia nell’ambito del dialogo.

Il governo del Kosovo ha tuttavia rifiutato di mettere in discussione il regolamento della Banca centrale, considerandolo come una decisione di un organo indipendente volto a porre in atto le disposizioni della Costituzione in materia di valuta e, in particolare, dell’articolo 11 della stessa. Il vice Primo Ministro Besnik Bislimi, alla vigilia dell’entrata in vigore della misura, ha affermato che la sua implementazione avrebbe avuto luogo in seguito a un periodo di transizione volto ad assicurare l’adattamento dei cittadini alla nuova realtà, concentrando l’azione governativa sull’informazione più che sulle misure punitive; sono stati auspicati anche contatti tra la Banca centrale kosovara e la Banca centrale serba, al fine di individuare un meccanismo attraverso il quale assicurare la prosecuzione dei pagamenti e dei contributi finora effettuati in dinari. La necessità di un periodo transitorio, così come di una maggiore chiarezza nella comunicazione delle disposizioni, è stata riconosciuta anche dal Primo ministro Albin Kurti successivamente all’entrata in vigore della misura, in un contesto di pressioni internazionali da parte delle cancellerie occidentali. 

Non sono mancati ulteriori elementi di frizione tra il governo di Kurti e le cancellerie occidentali. Ha suscitato critiche, infatti, la chiusura di alcune “strutture parallele” operanti per mano della minoranza serba; USA e UE hanno reagito chiedendo a Pristina di evitare azioni unilaterali e non necessarie, considerate come foriere di nuove tensioni nella regione. Il portavoce della Commissione Europea Petar Stano ha espresso la preoccupazione di Bruxelles per questi sviluppi, affermando ciò potrebbe avere un impatto sul percorso di avvicinamento del Kosovo all’Unione Europea. Inoltre, anche in seguito agli annunci del governo di Pristina sul periodo transitorio prima della completa attuazione del regolamento della Banca centrale, una somma di dinari è stata sequestrata dalla polizia kosovara il 3 febbraio, mentre un veicolo contenente un’ulteriore quantità valuta serba è stato bloccato alla frontiera alcuni giorni dopo, a testimonianza della situazione di incertezza che regna sul terreno.

Scontro in Consiglio di Sicurezza

La posizione della Serbia è stata di forte contrarietà al nuovo regolamento che impedisce la prosecuzione dei pagamenti in dinari, con il Presidente Aleksandar Vučić che ha richiesto una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere la questione. La sessione ha avuto luogo l’8 febbraio e ha visto la partecipazione anche del Primo ministro kosovaro Kurti, accompagnato per l’occasione dal Ministro degli esteri Donika Gërvalla-Schwarz. Dopo un discorso introduttivo del capo della missione ONU in Kosovo (UNMIK), Caroline Ziadeh, volto a descrivere il contesto dei recenti avvenimenti, la parola è passata a Vučić, il quale si è focalizzato sull’impatto del provvedimento della Banca centrale sulla minoranza serba e ha inserito la decisione in un più ampio quadro di “attacchi sistematici” contro la popolazione serba del Kosovo, la cui sopravvivenza sarebbe per questa ragione messa a repentaglio. Kurti, da parte sua, ha respinto le accuse di condurre una politica volta a escludere i serbi dal Kosovo, richiamando anzi le azioni condotte dalle autorità di Belgrado negli anni Novanta; quanto al regolamento della Banca centrale, egli ha ribadito la possibilità della prosecuzione dei pagamenti dalla Serbia verso cittadini residenti in Kosovo, mettendo in evidenza i vantaggi in termini di trasparenza e legalità derivanti dal nuovo quadro normativo. Nel mirino del premier kosovaro anche l’impatto della politica di Belgrado sulla popolazione di etnia albanese nella Serbia meridionale e la politica estera condotta dalla Serbia, descritta come una fonte di destabilizzazione e come sostanzialmente funzionale agli interessi della Russia.
La rappresentante statunitense ha ribadito la posizione di Washington, descrivendo la decisione della Banca centrale come “presa senza un’adeguata preparazione o consultazione con la popolazione locale” e chiedendo alle parti di astenersi da azioni unilaterali e di impegnarsi nel dialogo mediato dall’UE.

Quali prospettive?

Il quadro della situazione testimonia tanto la carenza di fiducia tra Serbia e Kosovo, quanto la difficoltà dell’Unione Europea nel convincere le parti ad adempiere agli impegni presi e a compiere passi verso la normalizzazione dei rapporti. Un compito tuttavia percepito come urgente non solo alla luce del profilarsi delle elezioni europee, ma anche delle prossime elezioni USA, dalle quali potrebbe emergere una nuova amministrazione guidata da Trump con il conseguente venir meno della coordinazione tra le due sponde dell’Atlantico, sostanzialmente totale sul dossier serbo-kosovaro nel corso dell’amministrazione Biden; un contesto che potrebbe vedere, dunque, indebolita l’azione diplomatica su questo dossier dell’Unione Europea, che nel corso degli ultimi anni è stata costantemente supportata da Washington anche di fronte alle difficoltà del processo di negoziato tra Belgrado e Pristina.

Nello scenario del Kosovo, invece, sembrano profilarsi con maggiore chiarezza due approcci differenti. Da un lato, l’approccio adottato del governo di Kurti, e sostenuto da una parte degli esperti di questioni balcaniche, persegue l’obiettivo di affermare pienamente la sovranità effettiva di Pristina anche in quelle aree caratterizzate, per esempio, dall’attività delle strutture parallele della minoranza serba così come dall’uso del dinaro anziché dell’euro. L’approccio scelto da Unione Europea e Stati Uniti, invece, pone l’accento sul processo di normalizzazione tra Belgrado e Pristina, considerato come il presupposto di una più ampia stabilizzazione della regione in un contesto internazionale sempre più delicato. Le cancellerie occidentali, da questo punto di vista, temono l’impatto di azioni unilaterali non coordinate, e si spiegano in questo modo alcuni attriti verificatisi nel corso dell’ultimo anno tra il governo Kurti e le classi dirigenti europee e statunitensi.

Articoli Correlati

Fontana riceve Armengol in vista del Vertice di Maiorca

Visita a Roma per la Presidente del Congresso spagnolo che ha incontrato il Presidente della Camera. Nei prossimi giorni...

Forza e fragilità del Mediterraneo

Mare dai molti nomi, corrispondenti alle diverse accezioni che di esso hanno ed hanno avuto i diversi aggregati umani...

Il Cacao d’Oro: Ghana e Costa d’Avorio, i giganti del cioccolato. La visita del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica si è recato il 4 aprile in visita ufficiale in Costa d’Avorio e in Ghana....

La NATO verso il 2030. Una conferenza alla Camera per discutere del futuro dell’Alleanza Atlantica

Lunedì 8 aprile ha avuto luogo presso il complesso di Palazzo Valdina della Camera dei Deputati un incontro promosso...