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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoRapporti sempre più tesi tra Iran e Azerbaigian. Cosa...

Rapporti sempre più tesi tra Iran e Azerbaigian. Cosa aspettarsi?

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Negli ultimi mesi, le tensioni tra l’Azerbaigian e l’Iran sono cresciute vertiginosamente. Diversi incidenti sono stati registrati tra i due paesi, che si considerano vicendevolmente una minaccia per la rispettiva sovranità territoriale e per la sicurezza della regione. Tra numerosi arresti di cittadini sospettati di collaborare con i servizi segreti e accuse reciproche, il livello di preoccupazione dato dall’aggravamento delle tensioni è sempre più evidente, e sia a Baku che a Teheran ci si interroga sull’eventualità di uno scontro aperto. Le relazioni tra i due paesi confinanti sono sempre state piuttosto problematiche, e l’attuale contesto geopolitico del Caucaso Meridionale, condizionato dall’esito della Seconda Guerra del Karabakh e dal rafforzamento sia delle relazioni tra Azerbaigian e Israele, storico nemico dell’Iran, sia tra Iran e Russia aggravano l’instabilità e l’incertezza del futuro della regione.

Al fine di comprendere appieno gli sviluppi più recenti, è necessario ripercorrere la storia delle relazioni tra Baku e Teheran e analizzare i maggiori fattori di collisione. I due paesi condividono la stessa corrente dell’Islam, ospitando entrambi una maggioranza sciita. A tal

proposito, nonostante l’Azerbaigian sia un paese fortemente secolarizzato dove la pratica

religiosa risulta essere fra le più basse a livello mondiale, le autorità del paese temono che

l’Iran possa sfruttare il fattore religioso per diffondere propaganda e creare dei proxy per

influenzare i processi decisionali di Baku. Emblematica è la recente comparsa in Azerbaigian degli Huseynyun, gruppo armato associato con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, organo militare dell’Iran, che si prefigge l’obiettivo di instaurare uno

stato teocratico a modello di quello iraniano. Tali sviluppi indicano che Teheran avrebbe i mezzi per affrontare la repubblica caucasica a partire dall’interno del suo stesso territorio. Un altro fattore da tenere in considerazione riguarda la composizione etnica dell’Iran. 

Nel paese vivono tra i 15 e i 20 milioni di cittadini di origine azera, che rappresentano approssimativamente un quarto della popolazione totale e consistono nella minoranza etnica più numerosa del paese. Questo significa che un numero superiore di azeri vive in Iran rispetto che in Azerbaijan, che ha una popolazione pari a 10 milioni di abitanti. Tali cittadini vivono principalmente nella regione iraniana chiamata Azerbaigian Meridionale, oltre che nelle regioni di Ardabil, Zanjan e Azerbaigian Occidentale. I legami culturali fra gli

azerbaigiani e gli azeri iraniani sono molto forti, il che aggiunge ulteriore complessità alla

questione, destando preoccupazione per una possibile propagazione di irredentismo da

entrambe le parti. Lo scorso autunno, il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha affermato: “Faremo di tutto per proteggere il nostro stile di vita e lo sviluppo secolaredell’Azerbaigian e degli azerbaigiani, compresi gli azeri iraniani. […] Fanno parte della nostra nazione”. Da parte sua, l’Iran a più riprese ha messo in discussione la sovranità territoriale dell’Azerbaigian. In particolare, vari membri del parlamento iraniano hanno sollevato dubbi sulla validità dei confini stabiliti tra i due paesi, e, con una campagna di disinformazione paragonabile a quella utilizzata dalla Russia precedentemente all’invasione dell’Ucraina, le autorità di Teheran hanno dichiarato che gran parte dei cittadini dell’Azerbaigian, soprattutto quelli residenti in Nakhchivan, sono intenzionati a riunirsi alla madrepatria iraniana e liberarsi delle influenze turche e israeliane nel Caucaso.

A questo quadro già complesso si aggiungono atteggiamenti di esponenti istituzionali di paesi terzi fortemente connessi con la regione. Un esempio eclatante è il tweet dell’Ambasciatore Israeliano in Azerbaigian, che lo scorso luglio ha dichiarato che la lettura

di un libro intitolato “Racconti Misteriosi di Tabriz” gli ha insegnato molto della storia e cultura azere. Tabriz, quarta città più popolosa dell’Iran, è la capitale dell’Azerbaigian Occidentale.

Tale tweet ha scatenato reazioni furiose da parte dell’Iran, che accusa Israele di supportare spinte separatiste e di aggravare l’instabilità della regione. La partnership tra Azerbaigian e Israele si basa sul pragmatismo dei rispettivi interessi nazionali piuttosto che sulle affinità culturali. I paesi condividono profonde preoccupazioni per la proiezione del potere dell’Iran nella regione, mentre per Israele mantenere relazioni amichevoli e di cooperazione con un paese a maggioranza musulmana sciita è una questione di importanza strategica in quanto aiuta a confutare le narrative che vedono Israele come nemico esistenziale del mondo musulmano. Questi rapporti fin dall’inizio hanno provocato profonda angoscia da parte di Teheran. Israele trae beneficio delle relazioni con l’Azerbaigian a diversi livelli, soprattutto per quanto riguarda il settore energetico, mentre l’obiettivo principale di Baku nella sua cooperazione con Tel Aviv è legato all’interesse verso le avanzate capacità militari e tecnologiche israeliane. Le relazioni tra i due paesi si sono ulteriormente rafforzate dopo la fine della Seconda Guerra del Karabakh a tal punto che l’Azerbaigian ha inaugurato un’ambasciata a Tel Aviv nel 2022, il che ha naturalmente innescato una dura reazione di condanna da parte delle autorità iraniane.

L’esito della Seconda Guerra del Karabakh ha rappresentato un momento cruciale per l’inasprimento delle relazioni bilaterali tra Iran e Azerbaigian anche a causa di altri fattori.

Secondo l’accordo di cessate il fuoco, tutte le vie di trasporto della regione devono essere

sbloccate. Uno dei punti fondamentali per l’Azerbaigian è l’apertura del cosiddetto ‘Corridoio di Zangezur’, una striscia di terra che collegherebbe l’Azerbaigian con la propria exclave Nakhchivan. Il progetto, fortemente voluto non solo da Baku ma anche da Ankara, è aspramente contestato dall’Iran, che sostiene che costituirebbe un cambiamento nei suoi confini. Infatti, il corridoio passerebbe nella regione armena di Syunik al confine con l’Iran e taglierebbe di fatto l’accesso iraniano all’Armenia, paese di cui è uno degli alleati più stretti. Ad influire in questa relazione il tema della natura giuridica del ‘corridoio’: da parte iraniana vi è una motivata contrarietà alla richiesta dell’Azerbaigian affinché la rotta benefici di una qualche forma di extraterritorialità sulla rotta, che di fatto spezzerebbe la contiguità territoriale tra Armenia e Iran

Le relazioni tra Armenia e Iran sono molto solide, a tal punto che l’Armenia ha espresso

interesse nel rifornirsi con droni iraniani, e fonti azerbaigiane hanno dichiarato che Yerevan

ha acquistato sistemi missilistici anticarro e missili da Teheran. 

Un ulteriore fattore da tenere in considerazione è lo stato delle relazioni tra Russia e Iran,

che, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, si sono ulteriormente rafforzate. L’Iran è diventato uno dei principali sostenitori dello sforzo bellico russo, in quanto Mosca ha ricevuto centinaia di droni iraniani che ha dispiegato sulle città ucraine e sulle infrastrutture civili. Questa cooperazione militare ha per Teheran il duplice obiettivo di servire da vetrina per pubblicizzare le proprie capacità nel settore della difesa e di avvicinarsi ulteriormente alla Russia, aprendo le porte a partnership di diversa natura. A tal proposito, entrambi i paesi, pesantemente sanzionati dall’Occidente, vedono in quest’ultimo una minaccia alle proprie ambizioni regionali, e la cooperazione tra l’Azerbaigian e l’Unione Europea, consolidata con la recente firma di un Protocollo d’Intesa nel settore energetico, è considerata dal Cremlino come una sfida ben più significativa alla posizione russa nel Caucaso meridionale rispetto all’accrescimento dell’influenza iraniana nella regione. È possibile che la Russia speri che la crescente pressione dell’Iran sull’Azerbaigian distragga Baku e dreni le sue risorse, minando così la sua capacità di mettere alla prova la già indebolita presenza russa nella regione.

L’espansione del clima di tensione negli ultimi mesi ha dato luogo ad una serie di incidenti

tra i due paesi vicini. 

Tuttavia, l’attuale retorica incendiaria e l’inasprimento dei rapporti bilaterali potrebbero

portare a una conseguente distensione. Sebbene non si possa escludere che le relazioni

possano deteriorarsi ulteriormente, è necessario considerare che sussistono diversi fattori

che potrebbero prevenire uno scontro aperto. Da un lato, l’Azerbaigian continua a dipendere

dall’Iran per quanto riguarda la sua connessione via terra con Nakhchivan, essendo il

passaggio attraverso l’Armenia ancora inaccessibile. Inoltre, i due paesi condividono

un’interdipendenza economica e logistica, essendo collegati da diverse vie di transito, tra cui

alcune con uno sviluppo promettente, come il Corridoio di Trasporto Internazionale

Nord-Sud. Inoltre, il sistema di alleanze dei due paesi renderebbe inevitabile il

coinvolgimento, anche militare, dei rispettivi alleati, attribuendo al conflitto una dimensione

regionale se non addirittura globale. Ma ciò che sembra rappresentare l’ago della bilancia

sono i milioni di cittadini iraniani di etnia azera, per via dei quali il conflitto si aggiungerebbe

ad una serie di problemi interni che il paese sta già affrontando. Vale la pena ricordare che,

durante la Seconda Guerra del Karabakh, un numero di azeri iraniani ha esplicitamente

mostrato il proprio supporto alle forze armate azerbaigiane. Il governo iraniano è quindi ben

consapevole del rischio che gli azeri iraniani possono insorgere in massa contro qualsiasi

conflitto con l’Azerbaigian, e l’eventualità di un confronto diretto appare dunque irrazionale.

Tuttavia, è innegabile che la crisi in corso rappresenti una seria minaccia alla stabilità del

Caucaso Meridionale, una regione in cui la sicurezza e l’equilibrio sono già estremamente

fragili e in cui lo scontro di interessi divergenti può portare a conseguenze devastanti.

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