TAPI: un’impresa lastricata di insidie economiche e geopolitiche

La TAPI è una condotta di 1814 chilometri destinata a collegare i ricchi giacimenti di gas naturale del Turkmenistan al Pakistan e all’India attraverso l’Afghanistan. Ashgabat potrà esportare fino a 33 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno e diversificare le sue esportazioni, sulle quali ha (finora) il monopsonio la Cina. Il completamento della TAPI continua ad essere osteggiato da diversi ostacoli politici ed economici.

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La TAPI, che prende il nome dall’acronimo dei paesi coinvolti nell’iniziativa, rifornirà i mercati energetici afghano, indiano e pakistano con il gas naturale estratto dal giacimento di Galkynysh, localizzato nel sud-est del Turkmenistan. Quest’ultimo, con riserve stimate in oltre 26,2 mila miliardi di metri cubi, è il secondo più grande deposito di gas al mondo. La condotta, con 1,42 m di diametro e circa 10.000 kPa di pressione di esercizio, trasporterà fino a 33 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno.

L’importanza della TAPI per i paesi coinvolti

Sebbene possieda la quarta maggiore riserva di gas naturale al mondo, il Turkmenistan rimane esposto ad una grave condizione di vulnerabilità in termini di sicurezza energetica. Nel corso degli ormai tre decenni trascorsi dal raggiungimento dell’indipendenza, Ashgabat è stata prima soggetta al monopsonio iraniano sulle sue, poi a quello russo, infine a quello cinese (anche se dal 2018 la Russia ha ripreso ad importare piccole quantità di gas turkmeno). Il Turkmenistan deve vendere il suo gas a Pechino ad un prezzo “scontato” (185 dollari per 1000 metri cubi) per poter ripagare i prestiti cinesi concessi per la realizzazione della Central Asia-China Pipeline. Per questo motivo, sin dagli anni ‘90 il progetto di realizzare la TAPI ad est e la Trans-Caspian Pipeline ad ovest è stato pensato per trasformare il paese in un corridoio energetico alternativo a quelli esistenti e diversificare le proprie rotte d’esportazione.

A motivare Pakistan e India ad appoggiare l’iniziativa del Turkmenistan è il loro crescente fabbisogno energetico. Considerato il tasso di crescita demografica ed economica indiano e pakistano, è possibile ipotizzare che i consumi energetici di Nuova Dehli e Islamabad proseguiranno fino a triplicare nell’arco di venti anni. Vi sono poi le gravi carenze di approvvigionamenti energetici in alcune regioni rurali (ad esempio le province meridionali pakistane del Beluchistan e del Sindh), in cui le interruzioni croniche di energia hanno decimato l’industria locale.

L’Afghanistan guadagnerà oltre 400 milioni di dollari in dazi di transito all’anno grazie alla TAPI. Kabul riceverà inoltre annualmente 500 milioni di metri cubi di gas solo nei primi 10 anni, con vistosi margini d’aumento nei decenni successivi. Il progetto ha ottenuto il nulla osta dei talebani, i quali hanno nelle regioni afgane attraversate dalla TAPI molte delle loro roccaforti.

I lavori per la costruzione della TAPI sono stati inaugurati il 13 dicembre 2015 e, al momento, l’unico segmento completato, nel 2018, sarebbe quello turkmeno, che corre lungo la regione di Mary. Così dichiara il governo locale. Ma vi sono dubbi. Perché, in tal caso, avrebbe appaltato all’azienda russa Chelpipe la fornitura di tutti i 214 km di tubi necessari per la sezione turkmena nell’aprile 2019? Sempre nel 2018 si sono aperti i lavori per il segmento afgano, il quale si estenderà per 774 km, passando dalle città di Herat, Farah, Nimroz, Helmand e Kandhar. Una volta arrivata in Pakistan, la TAPI attraverserà Quetta e Multan per 826 km, fino a Fazilka – città indiana situata nella regione del Punjabi.

L’impegno economico dell’iniziativa

Il costo preliminare della TAPI è stato stimato oltre i 10 miliardi di dollari. A questa cifra si aggiungeranno i costi delle infrastrutture correlate, come ad esempio l’autostrada tra Kandhar e Herat in Afghanistan e la linea di trasmissione dell’energia elettrica TAP-500, per un totale di 22 miliardi di dollari. L’Asian Development Bank, i cui maggiori azionisti sono Giappone e Stati Uniti, ha aderito all’iniziativa prima in qualità di consulente e poi come investitore, coprendo i costi iniziali. L’importo del segmento turkmeno della TAPI, che è stato stimato attorno al miliardo di dollari, è stato invece anticipato da un prestito dell’Islamic Development Bank nel 2016 (istituto di credito multilaterale con sede in Arabia Saudita).

Ostacoli principali: poca trasparenza e sicurezza

A ritardare il completamento della TAPI vi sono molti ostacoli, derivanti tanto dai limiti tecnici delle quattro parti in causa, quanto da impedimenti economici e politici.

Il Turkmenistan, che con l’85% delle azioni è alla guida del consorzio TAPI pipeline Company Ltd, non ha finora saldato i debiti contratti per l’inizio dell’opera. Dovrà farlo entro il 2021. Ciò causa ulteriori ritardi nel completamento della condotta.

In Afghanistan, anche se i Taliban hanno dichiarato di riconoscere l’utilità del gasdotto TAPI per i benefici economici che porterebbe alla popolazione afgana, non è detto che l’agevoleranno. La loro posizione favorevole in questo caso contrasta con quella negativa espressa su altri progetti (ad esempio sulle importazioni di energia elettrica da Uzbekistan e Turkmenistan nella regione afgana di Baghlan, oggetto di vari attentati). L’eventuale spartizione delle royalties di transito con i Taliban per il beneplacito nei territori che controllano e spianare la via all’opera, è un’opzione scartata dal governo afgano, che non intende riconoscere gli insorti come forza politica. Sempre in Afghanistan vi è l’ulteriore problema dell’acquisizione di alcuni terreni su cui deve passare la condotta. Per sbloccare la situazione, il parlamento di Kabul deve approvare un’apposita legge e ciò aggiunge mesi di ritardo.

Infine, Pakistan e India premono per rinegoziare l’accordo economico sulla TAPI con il Turkmenistan. L’evoluzione dei prezzi di gas e petrolio ha spinto i governi di Islamabad e Nuova Dehli all’inizio del 2020 a costituire un comitato di negoziazione per la riduzione dei prezzi di acquisto pattuiti in precedenza, più alti del gas naturale liquefatto (GNL) importato dal Qatar e altri paesi.

Le suggestioni iraniani e cinesi

Siccome la realizzazione della TAPI subirà una serie di ritardi difficili da quantificare, riavviare la collaborazione energetica con l’Iran potrebbe essere un’opzione più sostenibile nel breve periodo per il Turkmenistan.

Teheran ha realizzato un gasdotto interno sud-nord con una capacità di 12 miliardi di metri cubi all’anno e non ha più bisogno del gas turkmeno per soddisfare il fabbisogno delle sue province nordorientali.


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Tuttavia, nel 2018 la compagnia petrolifera nazionale iraniana NIOC ha proposto al Turkmenistan un accordo di scambio per utilizzare le sue infrastrutture di trasporto verso il Pakistan. Tale iniziativa viene però osteggiata dagli Stati Uniti, che puntano ad isolare Teheran e a sostenere la TAPI per la sua importanza verso l’Afghanistan.

La Cina potrebbe sbloccare la situazione. Poiché la New Silk Road Initiative statunitense condivide l’attenzione sulle infrastrutture energetiche con la One Belt One Road cinese, grazie alla TAPI la Casa Bianca potrebbe incoraggiare il dragone ad incrementare la sua presenza in Afghanistan (sia in termini economici che di sicurezza); uno dei punti salienti delle loro relazioni bilaterali negli ultimi anni. L’incertezza sull’iniziativa continua a rimanere alto; difficile dire quando il gas turkmeno raggiungerà i mercati dell’Asia Meridionale.