A Tallinn crolla un pezzo dell’Unione Europea

Si è concluso da poco il vertice informale dei ministri dell’Interno di Tallin, tra aspettative disattese e una fitta serie di incomprensioni fra i pesi membri, sulla gestione dei flussi migratori e sulle recenti decisioni di Francia e Spagna di sigillare i propri porti. Solo qualche giorno fa l’Austria aveva annunciato – per poi fare un passo indietro – di voler schierare il proprio esercito al Brennero, al confine con l’Italia per arginare la circolazione di migranti dal nostro paese. Il fronte dei paesi che hanno espresso un netto diniego all’utilizzo dei porti europei per condividere gli sforzi sulle misure di prima accoglienza dei migranti, si è arricchito al vertice di questa mattina: Germania, Belgio e Olanda non intendono sostenere la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio.

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Il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti ha tentato allora, per condividere il peso e la responsabilità delle vite salvate nel Mediterraneo, di chiedere la rimodulazione del mandato della missione Triton, scontrandosi però con la vaghezza e il clima di attesa che ha pervaso il summit di Tallinn. “Il mandato della missione è ben definito. Si tratta di migliorare l’attuazione di quanto già concordato. Fanno già un lavoro molto buono” ha affermato il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos, aggiungendo che ”l’obiettivo di Triton com’è attualmente è chiaro. Però occorre più lavoro all’interno dell’Ue, ma anche con i nostri vicini nordafricani, per condividere il peso ed assicurare che l’Italia non sia lasciata sola. L’Agenzia Ue delle guardie di frontiera avrà una discussione con le autorità italiane e gli altri Stati coinvolti, sul piano operativo, la settimana prossima”.

Il contesto internazionale, la drammatica situazione alle nostre frontiere e la necessità urgente di trovare una soluzione metodica di lungo periodo ha spinto la Commissione Europea a varare un Action Plan per sostenere l’Italia, ridurre la pressione e aumentare la solidarietà, che ha costruito il background di tutta la discussione a Tallinn. Dal finanziamento di 46 milioni di euro alle autorità libiche, passando alla creazione di un centro di coordinamento sulla sponda opposta del Mediterraneo, fino al pieno sostegno, economico e “politico” all’Italia, la Commissione pare disposta, sotto la pressione della mancanza di un quadro che raccolga la volontà comune dei 27, a fare quadrato attorno all’Italia, che dal canto suo ha portato in Estonia una bozza di quello che dovrebbero essere il rigido codice di condotta delle ONGs, da far approvare. Nonostante l’impegno dimostrato dal governo italiano, mostrare solidarietà con azioni concrete ma senza farsi davvero carico dei migliaia di migranti che sbarcano sulle coste italianesembra essere l’imperativo, per molti dei ministri dell’Interno presenti oggi a Tallinn.

La Commissione Europea ha chiesto a gran voce che gli Stati membri contribuiscano in maniera sostanziale al Fondo fiduciario UE-Africa, ma dei quasi 2 miliardi di euro richiesti, solo 89 milioni sono arrivati, e principalmente da Italia e Germania. La mancanza della volontà dei governi nazionali europei di una precisa e specifica ripartizione equa dei costi per le risorse che potrebbero apportare notevoli migliorie sulla costa meridionale del Mediterraneo svelano il bluff dell’Unione Europea sul fronte delle migrazioni: uno stanziamento consistente potrebbe garantire sia per la cooperazione con i Paesi di origine e transito dei migranti, sia per mettere in piedi il centro di coordinamento per l’area di “search and rescue” della Libia, a cui l’Italia lavora, con l’obiettivo di renderlo pienamente operativo nel 2018. E servirebbero anche per convincere la Tunisia a dichiarare a sua volta un’area di salvataggio. Un’occasione dunque, per gettare le basi di una politica quadro comunitaria per far fronte ad una delle più difficili sfide che l’Unione Europea si sia mai trovata ad affrontare.