Taiwan e la nuova strategia americana nell’Indo-Pacifico

Il ruolo strategico di Taiwan nel quadrante asiatico sta assumendo un valore sempre maggiore. A suggerirlo sono recenti notizie che vedono l’Isola, collocata in posizione cruciale nel Pacifico, al centro dell’attenzione e degli interessi geopolitici degli Stati Uniti, del Giappone e delle altre democrazie dell’Asia e Oceania di stampo liberaldemocratico.

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Un evento emblematico di questi sviluppi di rilevante significato politico è il “Taiwan Travel Act”, approvato in prima battuta dalla Camera dei Rappresentanti e poi confermato dal Senato con la consueta – quando si tratta di Taiwan – larghissima maggioranza bipartisan, in cui si afferma che “il Governo degli Stati Uniti dovrebbe incoraggiare le visite tra i funzionari degli Stati Uniti e Taiwan a tutti i livelli” e che occorre “consentire ai funzionari a tutti i livelli del Governo degli Stati Uniti, tra cui i funzionari di sicurezza nazionale a livello di gabinetto, ufficiali generali e altri funzionari del potere esecutivo, di recarsi a Taiwan per soddisfare le controparti taiwanesi”. Qualora il Presidente Trump non ponesse alcun veto entro il 16 marzo, il “Taiwan Travel Act” entrerà in vigore. Gli osservatori ritengono probabile che sarà così dal momento che il provvedimento è stato votato all’unanimità dai due rami del Congresso americano e, dopo il voto, un portavoce del Dipartimento di Stato Usa ha sottolineato come il “Taiwan Travel Act” non sia confliggente con la linea adottata, nel 1979, dagli Stati Uniti, (sotto la presidenza di Jimmy Carter), della cosiddetta One China Policy.Sia l’approvazione del “Taiwan Travel Act” con il sostegno di repubblicani e democratici, sia la posizione espressa dal Dipartimento di Stato sono rilevanti dal punto di vista di Taiwan in quanto, da un lato, rappresentano un segno concreto della importanza internazionale di cui gode la democrazia taiwanese e, dall’altro, una forte rassicurazione rispetto alle crescenti pressioni diplomatiche e militari della Cina continentale. E proprio di questo ha discusso, a fine febbraio, la delegazione di parlamentari statunitensi, in visita a Taipei, guidata dal Sen. James Inhofe, composta da membri dell’Armed Services Committee della Camera e del Senato. Altrettanto esplicite, sempre in febbraio, le affermazioni pronunciate in audizione al Congresso dal Comandante del Comando americano del Pacifico, Ammiraglio Harry Harris, il quale ha affermato che gli Usa continueranno a sostenere la difesa di Taiwan rispetto a ogni tentativo della Cina di minacciarne l’indipendenza. Particolarmente significative alcune parole di Harris sulla democrazia e sulla libertà dell’Isola che “riflettono valori condivisi con gli Stati Uniti”, anche alla luce del fatto che, pur in assenza di rapporti diplomatici tradizionali, gli Usa mantengono “relazioni robuste e sostanziali con il popolo di Taiwan in base agli accordi del 1979”. Il riferimento al “Taiwan Relations Act” – questo il nome degli accordi, allora approvati dal Congresso e sempre in vigore, alla base del legame tra gli Usa e Taiwan – è importante e proprio al TRA ha fatto recente riferimento John J. Norris, Direttore della sede di Washington dell’American Institute in Taiwan. È lì che trova fondamento, ha detto Norris, la volontà statunitense, che è e deve essere sempre più forte, di “rafforzare la partnership con Taiwan” e “il supporto a Taiwan per lo sviluppo costante della propria capacità positiva di contribuire alla vita della comunità internazionale”.

L’aspetto economico tra Taiwan e Stati Uniti è certo fondamentale e, non a caso, da parte taiwanese, dopo la recente decisione americana di stabilire dazi alle importazioni di acciaio e alluminio, è stato annunciato un doveroso approfondimento delle possibili conseguenze sulle proprie produzioni. Ma vi è anche un fondamentale aspetto strategico e geopolitico, che coinvolge anche il maggiore partner regionale di Taiwan, il Giappone. Come scritto di recente sulla rivista italiana Limes, “la Cina ha reagito con rabbia all’approvazione all’unanimità al Senato degli Stati Uniti del “Taiwan Travel Act”. La mossa fa il paio con il consolidamento dei rapporti fra Taiwan e il Giappone – in corso dall’ascesa alla presidenza di Formosa di Tsai Ing-wen – che nel 2017 ha portato alla firma di numerosi accordi di cooperazione e alla visita, di più alto livello, di un funzionario nipponico a Taipei dal 1972”. Si legge ancora che “difficilmente questi corteggiamenti sfoceranno nel breve periodo a stravolgere la politica della Cina unica, poiché costituirebbe una provocazione troppo forte a Pechino, che considera Formosa una provincia ribelle e non uno Stato indipendente. Tuttavia, Tokyo e Washington hanno un ovvio interesse a rafforzare la propria influenza su Formosa, in quanto spina nel fianco della Repubblica Popolare e dotata di una posizione geostrategica invidiabile, essendo collocata sulla prima catena di isole che ostruisce l’accesso ai cinesi all’Oceano Pacifico”.

Il posizionamento di Taiwan nella politica estera americana deve essere oggi visto, ad integrazione degli elementi finora evidenziati, e nel quadro già evocato del costante appoggio bipartisan, anche nell’ambito delle nuove tendenze della Casa Bianca guidata da Donald Trump. Il Presidente, che aveva annunciato la volontà di modificare gran parte dei principi portati avanti da Obama in politica estera, dopo avere ritirato gli Usa dal “Trans-Pacific Partnership” ha spostato l’asse della presenza americana dall’area dell’ ”Asia-Pacifico” alla più ampia regione “Indo-Pacifico”. Quest’ultima, che comprende “metà della popolazione, oltre un terzo dell’economia e della crescita economica, e circa un quarto delle spese militari mondiali”, è stata definita dal Gen. Carlo Jean nell’articolo “Mari e terre dove le maggiori potenze si incontrano” come “determinante per i futuri assetti del mondo. La sua dinamica geopolitica è però imprevedibile in quanto dominata dalle relazioni di cooperazione e di competizione fra la Cina e l’India e dall’incerto impegno economico e anche strategico degli USA. E’ una regione resa unitaria dal mare e isolata dalla massa continentale eurasiatica dalle più alte catene montuose del mondo”. Jean aggiunge che l’“Indo-Pacifico” rappresenta “un concetto nato come geoeconomico e oggi divenuto anche geostrategico, con il quale si sottolinea l’unitarietà della regione che si estende dalle coste africane al Pacifico occidentale. Fu utilizzato per la prima volta nel 2007 per caratterizzare la nuova politica indiana di cooperazione con il Giappone”. In effetti Trump ha mostrato la volontà di rafforzare la cooperazione politica ed economica con l’India; ma non solo. Joshua Kurlantzick, analista del Council on Foreign Relations, ha scritto che “la strategia dell’Amministrazione Trump punta anche a convincere tre partner prioritari – il Giappone, l’Australia e appunto l’India – a rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti per bilanciare la crescente assertività politica e militare della Cina”. Insieme al Giappone, alla Corea del Sud, alle Filippine e all’Australia, Taiwan fa storicamente parte di quella “cintura” di Paesi affacciati sull’Oceano Pacifico vicini e solidali, politicamente ed economicamente, agli Stati Uniti. Non a caso il 4 marzo scorso un richiamo alla cooperazione regionale, per prevenire le minacce alla stabilità regionale (e non solo) da parte della Cina e della Corea del Nord, è giunto da un vertice di parlamentari di questi Paesi nell’ “East Asia Peace Forum” ospitato proprio a Taipei. Nel contesto descritto, infine, va sottolineato il ruolo di Taiwan all’interno della Coalizione Globale Anti-Daesh, costituita nel settembre 2014 da 75 Paesi con l’obiettivo di indebolire e infine sconfiggere i terroristi del Daesh. Al di là della campagna militare in Iraq e in Siria, la coalizione è impegnata nel bloccare le fonti di finanziamento di Daesh, nell’impedire il flusso dei foreign fighters, nel sostenere il ripristino dei servizi pubblici essenziali alle aree liberate da Daesh e nel contrastarne la propaganda (www.theglobalcoalition.org). Anche da questa emblematica partecipazione risalta il significato e l’importanza del contributo di Taiwan alla vita della comunità internazionale e alla soluzione dei suoi più gravi problemi.