Taiwan e l’OMS: salute, diritto universale ma non per tutti?
Uno dei paradossi più sconcertanti della politica internazionale è quello che vede la Repubblica di Cina (Taiwan) esclusa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ difficile definire in altro modo la situazione di un Paese di oltre 23 milioni di abitanti, libero e democratico, all’avanguardia nel continente asiatico per sviluppo economico, scientifico e tecnologico, che non può far parte – a causa del veto politico della Cina continentale – dell’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie. Purtroppo la storia, neanche troppo lontana, insegna quanto l’assenza forzata di Taiwan dall’OMS sia pericolosa, assurda e ingiusta. Proprio quest’anno ricorre il 15esimo anniversario della diffusione della SARS a Taiwan: secondo la stessa OMS, durante la crisi del 2003, furono 346 i casi conclamati di infezione; di questi, 37 si conclusero con decessi direttamente connessi e 36 con decessi correlati.

 

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Sempre secondo un rapporto dell’OMS del 2015, oltre due milioni di decessi sono causati ogni anno da cibo o acqua contaminati. Dal momento che Taiwan è il 18° principale Paese esportatore e importatore al mondo, la sua esclusione dal sistema sanitario internazionale pone una minaccia alla sicurezza alimentare globale. Va inoltre sottolineato che Taiwan è stato il primo Paese in Asia a implementare un programma di assicurazione sanitaria nazionale, che raggiunge un tasso di copertura del 99,9% della popolazione. Eppure nel 2017 Taiwan non ha ricevuto, per il diktat politico cinocomunista, l’invito a prendere parte alla 70ª Assemblea Mondiale della Sanità, l’organo in cui vengono decisi gli indirizzi politici dell’OMS, in qualità di Osservatore come avveniva da ormai 8 anni. Dal 2009, infatti, e fino al 2016 Taiwan ha regolarmente partecipato a tutti gli incontri dell’Assemblea.

Benché in quegli anni Taiwan avesse positivamente contribuito ai meeting tecnici, ai meccanismi e alle attività dell’AMS – oltre a contribuire regolarmente a rafforzare i network regionali e globali per la prevenzione delle malattie e a dedicare ingenti risorse nell’assistenza sanitaria e sociale in molti Paesi in via di sviluppo – il “niet” di Pechino è stato più forte di tutto e determinato, in forme sempre più aggressive e sconcertanti, dalla contrapposizione del regime di Pechino al Presidente e al governo taiwanesi democraticamente eletti nel 2016. Già nell’ultimo anno di presenza come Osservatore presso l’AMS, il 2016, l’invito a Taiwan era arrivato in extremis, in coincidenza con l’insediamento a Taipei del nuovo Presidente, la signora Tsai. A suo tempo un esperto di cose taiwanesi, l’ex diplomatico olandese Gerrit Van der Wees, scrisse commentando lo stentato invito dell’ultimo minuto a Taiwan: “Forse la comunità internazionale dovrebbe iniziare a dare la propria interpretazione al principio della “One China Policy” consentendo al popolo di Taiwan di prendere le decisioni sul futuro del proprio Paese in modo libero da pressioni e intimidazioni”. I brutti presagi di quell’anno si sono purtroppo confermati. La Cina comunista ha deciso di insistere e moltiplicare le sue azioni intimidatorie e di continuo ostracismo nei confronti di Taiwan. Abbiamo così un Paese impossibilitato a partecipare alle attività dell’AMS/OMS, che pure sono organismi nati con lo scopo di affermare il principio per il quale la salute è un diritto umano fondamentale e che nella loro carta statutaria bandiscono ogni forma di discriminazione razziale, religiosa e politica.

Ciononostante, tradendo tali principi solennemente ma vanamente dichiarati, l’AMS/OMS si piegano agli ordini cinesi di escludere Taiwan. Oggi Il Governo di Taipei ha rinnovato la sua legittima richiesta di poter prendere parte ai lavori della prossima Assemblea Mondiale della Sanità, che si terrà a Ginevra in maggio e che affronterà temi cruciali, a partire dal programma di lavori dell’OMS per il periodo 2019-23. In questa chiave si spiega l’incessante azione politica e diplomatica dei vertici taiwanesi nella ricerca di supporti chiave. Già diversi Paesi – Stati Uniti, Giappone, Australia – hanno pubblicamente dichiarato, nei giorni scorsi, il loro sostegno alla partecipazione taiwanese all’AMS/OMS. Da ultimo, il 18 aprile, il Vice Presidente taiwanese, il cattolico Chen Chien-jen, ha chiesto a una delegazione di parlamentari belgi in visita a Taiwan di sostenere gli sforzi dell’Isola per partecipare all’Assemblea, affermando che l’esclusione di Taiwan rappresenterebbe un problema nell’essenziale lavoro di prevenzione sanitaria globale. Chen ha aggiunto che l’assistenza sanitaria è un diritto universale fondamentale e che l’esclusione di Taiwan dall’OMS rappresenta una lampante violazione dei diritti del popolo taiwanese. “Taiwan – ha affermato Chen – è un membro indispensabile della comunità internazionale su questioni importanti”, peraltro relative non solo all’assistenza sanitaria ma anche “al cambiamento climatico, all’assistenza umanitaria, alla lotta al terrorismo e alla criminalità transnazionale”.

Gli ultimi riferimenti contenuti nelle parole del Vice Presidente Chen sono di particolare interesse perché richiamano i molti settori in cui Taiwan può (o potrebbe lì dove viene bloccata dai veti di Pechino) dare il proprio contributo allo sviluppo della comunità internazionale. Una constatazione su cui anche il nostro Senato, votando all’unanimità nel giugno 2017 una mozione presentata da numerosi senatori di diversi schieramenti, ha convenuto ponendo al Governo Gentiloni l’impegno “a continuare a considerare attivamente, insieme ai partner UE, modalità compatibili con la “One China Policy” che consentano la partecipazione come osservatore di Taiwan nei contesti multilaterali (AMS/OMS, ICAO, UNFCC e INTERPOL) in cui la sua presenza corrisponda all’interesse della popolazione taiwanese e della comunità internazionale”.

Ci sono tutte le ragioni per sostenere che non solo Taiwan ha il pieno diritto di partecipare alle fondamentali attività dell’AMS/OMS, nell’interesse dei suoi 23 milioni di cittadini rappresentati democraticamente dal Governo di Taipei, ma anche che lo stesso sistema globale di protezione della salute necessita inderogabilmente della inclusione e della partecipazione attiva di Taiwan.