Il governo sudafricano ha chiesto a Taiwan di spostare il proprio ufficio di rappresentanza fuori dalla capitale Pretoria entro la fine di marzo, un’azione che Taipei attribuisce direttamente alla crescente pressione cinese. L’annuncio, fatto dal Ministero degli Esteri taiwanese il 3 febbraio, segna un ulteriore episodio nel progressivo restringimento dello spazio internazionale dell’isola e rappresenta un nuovo capitolo della “checkbook diplomacy”, con l’erosione della presenza diplomatica informale di Taiwan.
Il Sudafrica ha interrotto le relazioni diplomatiche formali con Taiwan nel 1997, allineandosi alla politica di “una sola Cina” imposta da Pechino. Da allora, le relazioni tra Pretoria e Taipei si sono svolte esclusivamente attraverso il Taipei Liaison Office, un’entità de facto che funge da ambasciata non ufficiale. Tuttavia, il recente ultimatum per il trasferimento dell’ufficio fuori dalla capitale e la richiesta di rinominare la rappresentanza come semplice “ufficio commerciale” rappresentano un chiaro segnale della crescente aggressività cinese nel ridurre la presenza internazionale di Taiwan.
Non è un caso che la richiesta sudafricana arrivi in un momento in cui i rapporti tra Pretoria e Pechino stanno crescendo in importanza, specialmente nel settore del commercio e delle energie rinnovabili. La Cina è infatti il principale partner commerciale del Sudafrica, con scambi che superano quelli di qualsiasi altro paese. Negli ultimi anni, la cooperazione tra i due stati si è estesa anche ad ambiti strategici, tra cui infrastrutture, tecnologia e investimenti nell’energia verde. Questo rapporto privilegiato rende evidente che il Sudafrica stia rispondendo direttamente a pressioni cinesi nel ridimensionare il legame con Taipei.
Inoltre, il recente episodio si inserisce in un contesto di tensioni geopolitiche più ampie. Pechino ha recentemente imposto sanzioni contro Ivan Meyer, leader della Democratic Alliance sudafricana, per la sua visita a Taiwan, dimostrando ancora una volta come la Cina utilizzi la coercizione economica e diplomatica per isolare l’isola. Questo evento non è un’azione isolata, ma parte di una strategia più ampia volta a eliminare qualsiasi riconoscimento, anche informale, della sovranità di Taiwan.
Taipei ha dichiarato che le trattative con il Sudafrica sono ancora in corso, ma il cambiamento richiesto da Pretoria è percepito come un chiaro atto ostile orchestrato da Pechino. Attualmente, Taiwan ha relazioni diplomatiche ufficiali con soli 12 stati, e in Africa il suo unico alleato rimane Eswatini, un piccolo stato quasi completamente circondato dal Sudafrica.
La riduzione degli spazi diplomatici per Taiwan non è un fenomeno isolato: negli ultimi anni, diversi stati hanno interrotto le relazioni con Taipei sotto la minaccia economica e politica di Pechino. Tra i casi più recenti, spiccano la decisione dell’Honduras nel 2023 e quella delle Isole Salomone nel 2019. Questo evento segna quindi un nuovo capitolo della *checkbook diplomacy*, con la Cina che sfrutta la sua potenza economica per ridurre ulteriormente la presenza internazionale di Taiwan e costringere sempre più nazioni a cedere alla sua narrativa.
Il caso del Taipei Liaison Office in Sudafrica si inserisce in una dinamica più ampia di pressione cinese sulle relazioni internazionali di Taiwan. Se Pretoria procederà con la richiesta di trasferimento e declassamento dell’ufficio, potrebbe creare un precedente per altri stati africani e non solo.
L’episodio evidenzia inoltre la crescente difficoltà per Taiwan nel mantenere spazi diplomatici significativi, nonostante il sostegno di attori come gli Stati Uniti e alcuni stati europei. La comunità internazionale, specialmente i paesi democratici, dovrà decidere se continuare a chiudere un occhio sulle tattiche coercitive della Cina o se prendere una posizione più forte a difesa di Taiwan e del diritto degli stati di mantenere relazioni con chi ritengono opportuno. Il rischio di un ulteriore isolamento di Taiwan è concreto, e il caso sudafricano rappresenta solo un ulteriore tassello di una strategia ben più ampia di annessione diplomatica cinese.

