Il boicottaggio di Taiwan nell’OMS è un danno per la salute globale

Tra poche settimane, dal 20 al 28 maggio a Ginevra, tornerà a riunirsi come ogni anno l‘Assemblea mondiale della sanità, l’organo decisionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che ne determina le politiche. Si parlerà, a livello politico e tecnico, delle politiche per la salute a livello mondiale da seguire nel biennio 2019-20. Un appuntamento della massima rilevanza che ancora una volta vedrà non rappresentati i 23 milioni di taiwanesi. A causa delle pressioni cinesi, per il terzo anno consecutivo, a Taiwan non sarà consentito di partecipare ai lavori dell’Assemblea pur con il solo status di “osservatore” dovuto all’esclusione dell’Isola dal sistema delle Nazioni Unite e quindi anche dall’OMS.

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Impedire ai rappresentanti di Taiwan di essere presenti lì dove verranno prese le decisioni globali in materia di tutela della salute è in contrasto evidente con quanto indicato dalla stessa OMS e, a livello più ampio, con gli obiettivi fatti propri dall’intera comunità internazionale. Come recita lo statuto dell’OMS, “il possesso del migliore stato di sanità possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d’opinioni politiche, di condizione economica o sociale”. Il Terzo Obiettivo dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite consiste nel garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti, a tutte le età.

Il Ministro della Salute di Taiwan Chen Shih-chung durante una protesta contro il mancato invito all’incontro annuale della World Health Organization.

Non solo. Questo boicottaggio, che fa parte della più ampia azione da parte della Cina comunista volta a escludere sistematicamente Taiwan da qualunque foro internazionale, è anche un controsenso sul piano materiale. A livello interno, infatti, dal 1995 il servizio sanitario taiwanese, oltre a garantire cure universali, ha sviluppato rilevanti politiche sanitarie per la prevenzione attraverso vaccinazioni, screening e cure innovative. Negli ultimi 23 anni, l’aspettativa di vita media è cresciuta di sei anni, arrivando a 80,4 anni. Tra il 2005 e il 2018, recitano le statistiche aggiornate del Ministero della Salute, il tasso di incidenza della tubercolosi si è per un totale di 37 casi ogni 100mila taiwanesi. Sono in corso azioni per raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione dell’epatite C entro il 2025, ovvero con cinque anni di anticipo rispetto target indicato dall’OMS a livello globale.

Taiwan, oltre ad essere un Paese tra i più avanzati del mondo a livello economico e sociale, è anche una nazione guida per le politiche sanitarie e per il livello della sua ricerca medico-scientifica. Come sottolineato di recente dal ministro della Salute, Chen Shih-chung, “Taiwan sta apportando contributi indispensabili alla rete sanitaria globale”. “Taiwan si è trasformata da beneficiario di aiuti esteri a fornitore di assistenza umanitaria internazionale. Ha aiutato attivamente molte nazioni in difficoltà. L’esperienza di Taiwan può servire come riferimento per molte altre nazioni. Portare Taiwan nel sistema internazionale di prevenzione delle malattie – ha aggiunto Chen – andrebbe a beneficio di molte nazioni e aiuterebbe l’OMS a essere più efficace nei suoi sforzi di prevenzione delle malattie”. In concreto Taiwan ha formato migliaia di professionisti medici di tutto il mondo. Il Paese è diventato un importante centro di formazione internazionale in settori quali le tecnologie di cardioversione elettrica, la chirurgia ricostruttiva avanzata e la microchirurgia ricostruttiva. Il “Taiwan International Healthcare Training Center”, fondato nel 2002, offre una formazione del massimo livello in medicina clinica, agopuntura, medicina tradizionale e gestione sanitaria: quest’anno sono circa 1.500 i professionisti della salute, provenienti da 65 Paesi e territori, che vi si stanno f

La campagna del MOFA “Taiwan can help”

ormando. A livello regionale, nel Sud e nel Sud-Est asiatico, sei centri medici di Taiwan prestano una specifica opera di cooperazione e formazione per personale sanitario proveniente da India, Indonesia, Malesia, Filippine, Tailandia, Vietnam e – più di recente – Brunei e Myanmar. Ugualmente significativo è il programma di supporto e assistenza “Global Medical Instruments” che fornisce attrezzature mediche (finora più di 5.400 unità) ai Paesi in via di sviluppo. Si pensi poi che Taiwan è esposta a un alto rischio di disastri naturali e ha una vasta esperienza e capacità nel rispondere a tali disastri: se messa nelle condizioni di farlo, avrebbe molto da offrire al programma di emergenza sanitaria dell’OMS attraverso la fornitura di assistenza medica di emergenza. In precedenza Taiwan, pur avendo presentato domanda con ampio anticipo per prendervi parte, era stata esclusa da una importante riunione di consultazione e informazione dell’OMS sulla composizione dei vaccini contro il virus dell’influenza per l’uso nella stagione influenzale nell’emisfero settentrionale, svoltasi a Pechino a febbraio. Anche le modalità di quella ennesima esclusione erano state discutibili e purtroppo sintomatiche di un trend sempre più preoccupante per Taiwan e per i suoi cittadini: l’OMS ha ritardato l’invio dell’invito fino al giorno prima dell’inizio dell’evento. Quanto sta nuovamente per accadere a Ginevra – viene sottolineato dal governo di Taipei nella sua campagna di sensibilizzazione della comunità internazionale e della pubblica opinione – dovrebbe richiamare alla memoria di quando nel 2003, in piena crisi della SARS, molte vite taiwanesi furono inutilmente sacrificate perché Taiwan doveva continuare a combattere la malattia senza la tempestiva assistenza dell’OMS. Il monito (purtroppo ad oggi inascoltato) è che la comunità internazionale non dovrebbe permettere il ripetersi di ciò.