Tra Taipei e Pechino. Prospettive e sinergie nei rapporti commerciali

La posizione internazionale di Taiwan è stata definita nel tempo in base ai rapporti con Pechino e alle conseguenze di una situazione spesso tesa che coinvolge i generali equilibri del Pacifico. La controversia riguardante lo status politico di Taiwan è imperniata sulla questione se l’isola, con i piccoli arcipelaghi delle Penghu, Kinmen e Matsu debbano rimanere effettivamente indipendenti come territorio della Repubblica di Cina – in una posizione non definita rispetto alla Repubblica Popolare Cinese – essere effettivamente unita alla RPC, oppure dichiarare formalmente l’indipendenza, rompendo il legame con la Cina continentale e diventando semplicemente la Repubblica di Taiwan. Una controversia incentrata dunque sulla legittimità della sua stessa esistenza come stato sovrano e sul conseguente riconoscimento da parte della comunità internazionale.

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Taiwan e le isole minori formano in effetti la giurisdizione della Repubblica di Cina, che ha ottenuto il controllo di questi territori nel 1945. Qui il governo nazionalista si è ritirato dopo la sconfitta nella guerra civile e l’abbandono del continente nel dicembre 1949, potendo contare sul sostegno degli Stati Uniti. Il governo della Repubblica di Cina in passato ha sostenuto con fermezza la propria legittimità in qualità di unico rappresentante della Cina, una posizione che ha iniziato a essere parzialmente rivista negli ultimi anni del secolo scorso. Con il progressivo riavvicinamento tra RPC e Stati Uniti nel corso degli anni Settanta, la RDC ha perso il suo seggio alle Nazioni Unite – dove rappresentava la “totalità” della Cina – e la maggior parte degli stati hanno spostato il proprio riconoscimento diplomatico su Pechino, riconosciuta come sola rappresentante legittima di tutta la Cina.

Attualmente Taiwan mantiene relazioni diplomatiche ufficiali con 22 Stati riconosciuti alle Nazioni Unite, tra i quali c’è la Santa Sede (che all’ONU è Osservatore), benché relazioni de facto siano mantenute con quasi tutti gli altri paesi soprattutto grazie agli Uffici di Rappresentanza di Taipei.

Nonostante ripetuti momenti di crisi negli ultimi sessant’anni, i rapporti tra Taiwan e Repubblica Popolare Cinese, soprattutto sul piano commerciale assumono un valore crescente mentre le relazioni attraverso lo Stretto di Formosa sono portate avanti facendo ricorso ad agenzie specializzate, come ad esempio il Consiglio per gli Affari Continentali della Repubblica di Cina (Mainland Affairs Council – MAC).

Proprio i rapporti economici tra i due lati dello stretto rappresentano una delle principali prospettive sia sul piano economico sia su quello politico per l’intera regione.

Il Consiglio per gli Affari Continentali, presieduto da un apposito ministro, è un’agenzia amministrativa dipendente direttamente dal Governo ed è responsabile per la pianificazione, lo sviluppo e l’attuazione delle politiche tra Taiwan e la Repubblica Popolare Cinese. Come sua controparte, la RPC dispone dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan, responsabile per la fissazione e l’attuazione delle linee guida e delle politiche relative a Taiwan.

Il Consiglio per gli Affari Continentali inoltre sovvenziona e amministra indirettamente la Fondazione per gli Scambi nello Stretto (Straits Exchange Foundation – SEF), che è l’intermediario ufficiale con la Cina continentale. Organizzato in dipartimenti: Pianificazione delle Politiche, Affari Culturali ed Educativi, Affari Economici, Affari Legali, Affari di Hong Kong e Macao, Informazione e Collegamento; un Segretariato e alcuni uffici amministrativi.

A partire dal 2008 il presidente Ma Ying-jeou ha promosso una politica di riavvicinamento con la RPC che ha portato alla firma di una serie di accordi commerciali e all’apertura di collegamenti arerei e navali diretti tra le due sponde dello Stretto di Formosa, con centinaia di voli settimanali, riattivando anche il servizio postale e ponendo fine a un embargo reciproco durato sessanta anni. Le relazioni sono dunque migliorate sensibilmente da quando Ma Ying-jeou è diventato presidente e ha avviato una politica di dialogo che si è concretizzata attraverso la firma di numerosi accordi di cooperazione, tutti a livello non politico.

In particolare un accordo del 29 giugno 2010, conosciuto come ECFA (Economic Cooperation Framework Agreement), che riguarda in particolare il settore dei servizi – circa il 70 % del PIL di Taiwan – ha creato un’area di commercio preferenziale tra l’isola e il continente, che offre a Taipei benefici sul mercato cinese. Negli ultimi anni la RPC ha costantemente ampliato la sua industria dei servizi, avviando un processo di cui a Taipei spera di poter beneficiare grazie alla riduzione dei limiti di proprietà e alla rapida approvazione dei necessari passaggi amministrativi, avvantaggiandosi soprattutto nei confronti della competizione giapponese e coreana.

Un altro tema di rilievo riguarda l’apertura di uffici di rappresentanza sia a Taipei sia sul continente anche al fine di fornire assistenza e controllare il flusso di persone in movimento tra le due sponde dello stretto.

Nell’agosto 2012 è stata inoltre siglata una serie di accordi bilaterali intesi a migliorare ulteriormente gli investimenti reciproci, facilitando i controlli doganali e garantendo incolumità e rispetto delle proprietà degli investitori. Si tratta, in effetti, di una precisa copertura legale per le compagnie taiwanesi che investono sul continente garantendo in primo luogo agli investitori un’effettiva protezione in casi di difficoltà nei rapporti con le autorità e il divieto di espropriazione.

Gli accordi firmati a partire dal 2010 hanno dunque portato a un significativo miglioramento dei rapporti commerciali, con un incremento negli scambi, così come nella circolazione di turisti e negli investimenti. In totale sono al momento 21 gli accordi economici sottoscritti tra le due parti e non stupisce dunque che oggi Pechino sia il primo partner commerciale di Taipei, con oltre ottantamila compagnie taiwanesi che operano sul continente e con investimenti che superano i 100 miliardi di dollari.

Rispetto alle tante problematiche che rimangono ancora aperte nei rapporti tra i due paesi – a partire dal futuro istituzionale dell’isola e dalla sicurezza complessiva dell’area del Pacifico – l’intenso incremento dei rapporti commerciali tra le due parti dello stretto rappresenta uno dei principali elementi d’interesse per l’analisi della futura politica taiwanese anche e soprattutto rispetto a cosa potrà e vorrà fare Pechino in quest’area per lei fondamentale.