Taipei guarda all’America Latina

I rapporti della Repubblica di  Cina (Taiwan) con l’America Latina hanno conosciuto degli importanti sviluppi negli ultimi anni. La regione, in particolare l’America Centrale e i Caraibi, è stata per decenni il terreno della contesa tra Taiwan e Cina per il riconoscimento delle rispettive rappresentanze diplomatiche.

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Mentre il governo di Taipei ha coltivato i legami con l’America Latina, sin dal secondo dopoguerra, attraverso generosi progetti di cooperazione allo sviluppo, l’ascesa internazionale della Cina, il suo crescente peso economico e la carta finanziaria giocata con molta spregiudicatezza, hanno trasformato la collaborazione diplomatica con Pechino in opportunità spesso imperdibili.

La lotta per le ambasciate ha avuto il suo culmine con la decisione, nel 2005 di Grenada e nel 2007 del Costa Rica, di lasciare Taiwan e passare con la Cina, mentre nel 2007 Santa Lucia ha fatto il contrario ed è tornata con Taiwan dopo una pausa decennale.

Quel periodo rappresenta il momento più acuto della crisi delle ambasciate, una vera e propria contesa sotterranea che ha coinvolto Taipei e Pechino alla ricerca di alleati, in particolare nell’area del Pacifico e dell’America Latina, dove Pechino ha utilizzato tutta la sua immensa forza di attrazione. Nel 2008 – all’avvio di una nuova era dei rapporti tra Taipei e Pechino che ha portato alle firme di un Accordo quadro economico e di ben 20 Accordi bilaterali specifici – la contesa tra Cina e Taiwan per i riconoscimenti diplomatici si è informalmente interrotta, consentendo una nuova e più equilibrata visione delle relazioni tra la Repubblica di Cina (Taiwan) e l’America Latina.

Ben sei delle ventidue nazioni che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con Taipei  (Belize, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama) si trovano nella regione dell’America centrale e cinque (Repubblica Dominicana, Haiti, Santa Lucia, Saint Vincente and Grenadines e Saint Kitts and Nevis) si trovano nei Caraibi:  la presenza taiwanese in tutti questi paesi  è sempre stata improntata ad una grande concretezza nei progetti di carattere industriale, agricolo, sanitario, sociale e formativo.

Nella serie di  visite ufficiali, da parte taiwanese spiccano quelle, altamente rappresentative, del Presidente Ma Ying-jeou che, nel corso dei suoi finora sette anni di mandato, ha visitato tutti questi paesi dando impulso ad una rinnovata sinergia incentrata su concreti interventi di sostegno allo sviluppo, di stimolo all’interscambio commerciale e su trasferimenti di know-how tecnologico essenziale per il loro ammodernamento.

Le fruttuose relazioni che le nazioni del Centro America e dei Caraibi intrattengono con Taiwan non impediscono più lo sviluppo dei loro rapporti economici con Pechino a dimostrazione del nuovo approccio cinese nei confronti del riconoscimento diplomatico di Taiwan, diametralmente opposto rispetto allo scorso decennio quando l’esistenza di ambasciate taiwanesi comportava l‘assenza di ogni vincolo, anche commerciale, con Pechino.

Queste nuove modalità hanno permesso un più vasto impegno taiwanese nella regione – svincolato da esigenze che, per tutelare i rapporti diplomatici dall’attrazione cinese, condizionavano i progetti di assistenza – incentrato su una idea di cooperazione efficace e mirata alla crescita economica e sociale di quelle popolazioni. L’esempio del recente progetto – coordinato con le organizzazioni sanitarie internazionali – diretto a fornire la prevenzione necessaria per tutti gli operatori sanitari coinvolti nell’epidemia di Ebola nella regione rappresenta il paradigma del nuovo corso dell’impegno taiwanese in America Centrale e nei Caraibi.