Archivio Tag: ue

Who is who: Valdis Dombrovskis

Nome: Valdis Dombrovskis
Nazionalità: lettone
Data di nascita: Riga, 05 agosto 1971
Chi è: Vicepresidente della Commissione UE e Commissario per l’euro ed il dialogo sociale a capo del project team che si occuperà di Unione economica e monetaria

Who is who: Valdis Dombrovskis - Geopolitica.info

Nato a Riga da una famiglia di origini polacche, Dombrovskis si è laureato nella facoltà di fisica e matematica dell’Università della Lettonia. Ottiene la laurea in economia per ingegneri dall’Università di tecnologia di Riga nel 1995 e un master in fisica dall’Università della Lettonia nel 1996. Dal 1995 al 1996 lavora come assistente di laboratorio all’Istituto di fisica dell’Università di Mainz, in Germania e nel 1997 è assistente all’Istituto di fisica dello stato solido all’Università della Lettonia. Nel 1998 si trasferisce per  ricerca alla facoltà di ingegneria elettrica dell’Università del Maryland, negli Stati Uniti.
Dombrovskis è membro della dirigenza di Nuova Era, partito conservatore lettone, dal 2001. Dal 2002 al 2004 è ministro delle finanze della Lettonia e  membro del Saeima (parlamento lettone) durante l’ottava legislatura. Diventa in seguito osservatore presso il Consiglio dell’Unione europea. In quanto parlamentare europeo, Dombrovskis è membro di tre suoi comitati: comitato per il budget, delegazione per l’Assemblea parlamentare unita ACP—UE, delegazione per l’assemblea parlamentare euro-latino americana. È inoltre membro supplente del Comitato degli affari economici e monetari, del Comitato sul controllo del budget e della Delegazione del comitato per la cooperazione parlamentare UE-Kazakhstan, UE-Kirghizistan e UE-Uzbekistan, e per le relazioni con Tagikistan, Turkmenistan e Mongolia. E’ uno dei sei membri del Parlamento Europeo a partecipare alla missione di osservazione in Togo per le elezioni parlamentari del 2007. Il 26 febbraio 2009, a seguito delle dimissioni di Ivars Godmanis, il presidente della Lettonia Valdis Zatlers lo nomina nuovo primo ministro. Il 12 marzo 2009 il parlamento lettone ha approvato la nomina di Dombrovskis. Alle elezioni del 2010 è riconfermato primo ministro. Il suo governo è costretto alle dimissioni dal parlamento, ma alle elezioni del 2011, sostenuto da una coalizione di centrodestra in parlamento, ha ottenuto un terzo mandato. Si dimette dall’incarico il 27 novembre 2013, a seguito di un incidente avvenuto a Riga il 21 novembre nel quale muoiono 54 persone a causa del crollo del tetto di un supermercato. Il 22 gennaio 2014 viene sostituito nell’incarico di primo ministro dall’ex-ministro da L. Straujuma, prima donna a capo del governo lettone, per assumere l’incarico di vicepresidente della Commissione UE e Commissario con delega agli affari monetari dell’Unione.

Sistemi di difesa collettiva: NATO e UE, un parallelo tra il 2001 e il 2015

Il sistema di difesa collettiva rappresenta una sorta di garanzia che tutela le potenze occidentali anche da un punto di vista socio-psicologico. Gli attacchi terroristici di Parigi, così come l’11 settembre, hanno inflitto un duro colpo alla stabilità e autoconvinzione, europea e americana, che le crisi internazionali riguardino solo territori e culture lontane.

Sistemi di difesa collettiva: NATO e UE, un parallelo tra il 2001 e il 2015 - Geopolitica.info

Nell’improvvisa quanto traumatica percezione della minaccia riemerge il senso di appartenenza ad un comune sistema di valori che si traduce, giuridicamente e politicamente in appelli alle organizzazioni internazionali di cui si fa parte.

Dopo l’11 settembre la NATO ha invocato per la prima volta nella storia l’Art. 5 del Trattato di Washington, a supporto degli Stati Uniti. In tale articolo si afferma che un attacco armato contro anche solo uno Stato membro dell’Alleanza costituisce un attacco verso tutti quanti i membri, i quali, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva, devono assistere lo Stato attaccato con le azioni ritenute necessarie.

La decisione degli alleati ha pertanto creato un importante precedente ed ha posto nuovi criteri nell’identificazione del concetto di aggressione.

Fino a quel momento l’unico riferimento al terrorismo che l’Organizzazione potesse usare a fondamento delle  misure da intraprendere era nel Concetto Strategico del 1999, più precisamente l’Art.24 del documento secondo cui si possono considerare rischi per la sicurezza anche “atti di terrorismo, sabotaggio e crimine organizzato, e la interruzione del flusso di risorse vitali”.  Ovviamente era in dubbio se l’attacco potesse essere classificato come armato e se quindi potesse ricadere nella fattispecie dell’articolo 5. Dunque si discusse se l’aereo potesse rappresentare un’arma.

Come afferma Edgar Buckley (NATO Assistant Secretary General for Defence Planning and Operations 1999-2003) in un’intervista del 2006 per il NATO Review Magazine, in sede di Consiglio Atlantico si utilizzarono due criteri specifici per analizzare l’accaduto e definire la tipologia di aggressione: la portata e la provenienza dall’esterno. La vastità della portata era confermata dal numero delle vittime e dall’utilizzo degli aerei come missili, la provenienza esterna invece serviva a differenziare questo attacco da quelli provenienti da gruppi terroristici operanti all’interno del paese. Questi ultimi infatti non sarebbero mai potuti ricadere nella sfera di applicazione dell’Art. 5, neanche con una forzatura giuridica.

Nel Consiglio tutte le delegazioni si dichiararono favorevoli ad una significativa risposta dell’Alleanza nonostante le perplessità di un ristretto numero di paesi preoccupati di veder limitata la propria sovranità in merito al processo decisionale sulle azioni da intraprendere.

Questo è stato un notevole passo avanti nell’affermazione della solidarietà strategica occidentale seppur con molte riserve riguardanti proprio la gestione della stessa (gli alleati erano disposti a fare tutto ciò che veniva chiesto loro dagli USA, ma la stessa Washington è stata spesso accusata di non aver coinvolto abbastanza la NATO nelle operazioni militari da lei condotte).

La medesima solidarietà strategica ora, nel 2015, viene invocata dalla Francia a seguito di un altro attacco terroristico, sebbene di portata diversa ma di uguale rilevanza. L’Organizzazione internazionale a cui si rivolge Parigi tuttavia non è la NATO bensì l’Unione Europea attraverso il richiamo all’Art.42.7 (TUE) del Trattato di Lisbona.

Questo articolo, anch’esso invocato per la prima volta nella storia, in combinazione con l’Art.222 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’UE)  definisce la cosiddetta “clausola di solidarietà europea”. Questa clausola fa capo allo stesso principio di solidarietà, uno dei principi cardine su cui si fonda l’architettura del processo di integrazione europea, il quale garantisce il benessere dell’Unione attraverso l’adempimento degli obblighi di ordine economico, politico e sociale da parte di tutti gli Stati membri.

L’Art 42.7 si inserisce nel quadro delle disposizioni in materia di politica di sicurezza e difesa comune e obbliga gli Stati membri, in un’ottica appunto di solidarietà, a fornire assistenza allo Stato membro vittima di un’aggressione armata, non pregiudicando però il carattere specifico della politica di difesa di taluni Stati membri. Anche qui, come nell’Art.5 NATO viene utilizzato un criterio di libertà nella scelta dei mezzi con cui fornire supporto (in relazione alle capabilities di ogni singolo paese) e soprattutto viene salvaguardata l’indipendenza e la sovranità statale di condurre determinate politiche difensive.

Ma perché la Francia si affida alle dinamiche della politica di sicurezza e difesa dell’Unione di cui ben noti sono i limiti sul piano politico-decisionale e tecnico? Le decisioni relative all’Art.42 TUE infatti seguono un iter legislativo complesso e legato all’approvazione all’unanimità del Consiglio (non sempre facile da ottenere data la diversità di alcuni interessi nazionali) su proposta dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri (Federica Mogherini).

In realtà i presupposti per chiedere l’applicazione dell’Art. 5 NATO da parte della Francia ci sono e lo stesso Segretario Generale Stoltenberg in occasione del Consiglio Europeo del 17 novembre ha dichiarato che non è esclusa una decisione in tal senso ma che per ora l’Organizzazione sta fornendo un supporto in termini di risorse e di intelligence nella lotta contro Daesh. Ha inoltre sottolineato l’importanza di una cooperazione intergovernativa a livello di coalizione internazionale formata da molti paesi NATO e del ruolo della Turchia (anch’essa membro NATO) al confine con la Siria.

La politica di sicurezza europea rientra maggiormente in un contesto di soft power non essendo l’UE dotata di un esercito proprio ma garantendo solo una mera capacità organizzativa e di coordinamento. Probabilmente quindi Parigi non ha ancora delineato una strategia militare da seguire nel lungo periodo.

È importante ricordare, però, che la legittima difesa, a prescindere dalle Organizzazioni internazionali in cui si rientra, è un diritto che può essere esercitato senza una previa autorizzazione della Comunità internazionale (rappresentata dal  Consiglio di Sicurezza) come sancito dall’Art.51 della Carta delle Nazioni Unite e che pertanto la Francia sceglierà la strada più opportuna, anche in vista di un ipotetico isolamento militare.

Videoconferenza Taiwan – UE in diretta a Roma Tre

Il 29 settembre anche a Roma, come in tutte le Capitali dell’Unione Europea, la Rappresentanza taiwanese in Italia ha organizzato il collegamento diretto con la videoconferenza tra il Presidente della Repubblica di Cina (Taiwan), Ma Ying-jeou, e un folto gruppo di membri del Parlamento Europeo, coordinati dagli On.li Viviane Reding, Jerzy Buzek e Werner Langen, che gli hanno rivolto numerose domande. All’evento, svoltosi presso la sala conferenze dell’Università “Roma Tre” hanno preso parte parlamentari, docenti universitari, diplomatici, giornalisti e studenti.

Videoconferenza Taiwan – UE in diretta a Roma Tre - Geopolitica.info

“Credo sia veramente una rara opportunità incontrare così tanti onorevoli membri del Parlamento Europeo, di modo che si possa discutere realmente di problemi di interesse comune” ha sottolineato il Presidente Ma, nell’incipit del suo discorso. Le relazioni tra Taiwan e l’Unione Europea sono migliorate notevolmente negli ultimi anni.

Un miglioramento che ha portato a quasi una ottantina di accordi stipulati tra il governo di Taipei e le istituzioni europee o i singoli stati membri dell’Unione. Come per altre questioni, come ad esempio l’accordo tra Taiwan e Giappone sulle aree di pesca e altri negoziati fondati sul principio di condivisione delle risorse più che su quello del confronto tra Stati confinanti, il Presidente taiwanese ha sottolineato come sia primario dar vita a trattative bilaterali tra Taiwan ed Europa riguardanti investimenti economici. “Spero sinceramente” ha proseguito il Presidente Ma “che sulla base della attuale cooperazione in ambito culturale, economico e scientifico, si possa espandere la cooperazione e incrementare eccezionale la nostra partnership eccezionale”.

I membri del Parlamento europeo hanno accolto le proposte del governo di Taipei per una maggior cooperazione e un maggior coordinamento per affrontare questioni come la protezione dell’ambiente e la ricerca scientifica.

Al termine della videoconferenza, gli organizzatori e gli ospiti presenti a “Roma Tre” hanno dato vita a un dibattito sul discorso del Presidente Ma e su altre questioni collegate, inclusi i rapporti tra Taiwan e l’Italia. L’analisi del dibattito tra il Presidente Ma e i parlamentari europei, nonché il punto sulle relazioni tra l’Italia e Taiwan, è stato fatto dai Senatori Lucio Malan e Sergio Divina, Presidente e Vice Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan; dai Professori Rosa Lombardi e Stefano Pelaggi; dall’Amb. Camillo Zuccoli e dall’analista Ing. Giorgio Prinzi.