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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoSyrsky, un nuovo generale per Kyiv

Syrsky, un nuovo generale per Kyiv

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Nella giornata dell’8 febbraio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rimosso il comandante in capo delle forze armate, il Generale Valery Zaluzhny, sostituendolo con il comandante delle forze di terra Oleksandr Syrsky. La mossa, che ha generato un imponente eco mediatico, sembra legata a vicende di natura politica, tuttavia, essa potrebbe avere un rilevante impatto sulla condotta delle operazioni belliche.

La vita del Generale

Oleksandr Syrsky nasce nel 1965 nell’Oblast di Vladimir, nella Repubblica Sovietica Socialista Federativa Russa, da una famiglia di etnia russa. Nel 1986 si è diplomato alla Scuola Superiore del Comando Militare di Mosca, trasferendosi solo successivamente in Ucraina. La sua carriera vede una svolta nel 2013, quando viene incaricato di discutere della riforma dell’esercito ucraino sul modello NATO presso la sede dell’Alleanza Atlantica. Durante la prima invasione russa dell’Ucraina ha combattuto durante la Battaglia di Delbatseve, coordinando la ritirata delle truppe di Kyiv dalla zona. Nominato nel 2019 comandante delle forze di terra, Syrsky è stato l’unico generale non rimosso dai vertici delle forze armate durante il drastico cambiamento voluto dal Presidente Zelensky tra il 2020 ed il 2021, culminato con la nomina di nuovi generali giovani e particolarmente avvezzi all’impiego di strategie su modello NATO, tra cui lo stesso Valery Zaluzhny.

In difesa della patria

Nel 2022 di fronte alla seconda invasione russa, gli è stato affidato l’incarico più importante, la difesa della capitale Kyiv. Il Generale ha formato una difesa costituita da due possenti anelli, nominando comandanti locali dotati di ampia autonomia decisionale. Syrksy ha altresì coordinato assieme a Zaluzhny la dispersione degli armamenti e dei sistemi antiaerei al di fuori delle basi militari e degli arsenali, così da prevenirne la distruzione durante il first strike russo. Durante i primi giorni del conflitto, la dispersione degli armamenti si è rivelata decisiva nel prevenire la distruzione dei sistemi d’arma delle forze di Kyiv, evitandone sia l’ottenimento da parte della Federazione Russa della superiorità aerea, sia la disabilitazione dell’artiglieria ucraina. Impantanate in devastanti combattimenti urbani e prive della superiorità aerea, le forze di Mosca sono state costrette al ritiro dopo circa un mese di combattimenti. 

Decorato con il titolo di “Eroe dell’Ucraina”, Syrsky nel settembre 2022 ha comandato la controffensiva di Kharkiv che ha cambiato l’inerzia del conflitto. L’eco dell’operazione è risultato talmente alto da indurre diverse testate a considerare Syrsky “il generale di maggior successo del ventunesimo secolo finora”, tuttavia, al netto dei numerosi riconoscimenti, il comandante delle forze di terra non è estraneo a numerose controversie avvenute durante le operazioni. In particolare a lui è imputata la decisione di provare sino all’ultimo a difendere la città di Bakhmut, nonostante il Generale Zaluzhny avesse ordinato la ritirata, decisione che ha determinato la perdita di personale altamente qualificato, il quale sarebbe potuto essere impiegato con maggior successo nella controffensiva verso sud. Contemporaneamente anche l’applicazione da parte di Syrsky di strategie di scuola sovietica quali attacchi di massa caratterizzati da una scarsa attenzione per le perdite, ha determinato forti critiche da parte di alcuni analisti, i quali hanno accusato il Generale di conseguire guadagni tattici poco rilevanti a prezzo di pesanti perdite, generando una forte ostilità tra i soldati e ottenendo il soprannome di “Generale Macellaio”. Inoltre se risulta indubbio come Syrsky abbia contribuito ai due principali successi bellici ucraini, non è effettivamente chiaro in che misura questi siano a lui attribuibili. 

Le ombre della nomina

La nomina del generale Syrsky risulta inoltre caratterizzata da motivazioni di natura squisitamente politica. Il Presidente Volodymyr Zelensky non ha infatti gradito l’intervento del Generale Zaluzhny con l’Economist, durante il quale egli aveva descritto il conflitto come in una fase di “stallo”. Tale avvento aveva sancito l’avvio di una vera e propria faida tra i due, la cui asimmetria di intenti è risultata visibile nella forte propensione del generale ad una nuova ondata di mobilitazione, manovra non gradita dalla Presidenza. Tale processo è culminato con la rimozione del Generale. A differenza di Zaluzhny, Syrksy durante il conflitto è risultato piuttosto silenzioso, nonché maggiormente propenso ad adottare decisioni maggiormente in linea con le esigenze politiche della Presidenza, quali appunto la difesa di Bakhmut. La nomina potrebbe quindi determinare una maggiore influenza politica sulle decisioni delle forze armate, inficiando sulla loro efficienza. Durante la prima fase del conflitto la sfera politica e quella militare ucraina sono rimaste ben separate, preoccupandosi ciascuna di compiti differenti, viceversa, le influenze politiche del Cremlino hanno influito in maniera disastrosa sulla campagna militare russa, contribuendo al massacro di migliaia di uomini contro le città del Donbass e alla decisione di tenere la città di Kherson, scelte che hanno spianato la strada alle possenti offensive ucraine del settembre 2022. La decisione di Zelensky ha generato forti malumori tra le forze armate, data l’enorme popolarità di Zaluzhny, il che potrebbe incidere negativamente sul morale di queste ultime, inizialmente uno dei punti di forza relativi rispetto alla controparte russa, ma ormai sempre più basso. Al contempo, la grande popolarità dell’ex comandante in capo delle forze armate risultava un asset fondamentale nel far accettare ai soldati e alla popolazione manovre potenzialmente impopolari. In ultima analisi, l’impiego di tattiche attinenti alla strategia sovietica su cui si è formato Syrsky, le quali fanno perno sulla massa, potrebbero risultare non funzionali alle necessità ucraine, data la minore disponibilità di risorse umane e materiali da parte di Kyiv. 

Il possibile impatto sul conflitto

La nomina del Generale Syrsky come comandante in capo delle forze armate arriva in un momento estremamente fosco per le forze ucraine, demoralizzate dal fallimento della controffensiva e dalla cronica riduzione degli aiuti occidentali, allo stato attuale la caduta di Avdiivka, ultimo avamposto di Kyiv nei pressi di Donetsk, risulta ormai una mera questione di tempo. L’occupazione russa di Avdiivka non determinerebbe cambiamenti strategici rilevanti, ma avrebbe certamente un impatto negativo sul già basso morale ucraino. D’altro canto il quadro non risulta disastroso, a dispetto di una fortissima superiorità in termini di uomini, mezzi e munizioni, l’esercito russo ha compiuto progressi decisamente marginali a costo di perdite estremamente elevate, dimostrando come la recente avanzata di Mosca risulti essere derivante più dalla riduzione degli aiuti occidentali, che all’effettivo conseguimento di risultati operativi sul campo. Contestualmente le forze ucraine si sono rivelate in grado di obbligare la Federazione Russa a ritirare la Flotta del Mar Nero dalla Crimea, un successo certamente molto rilevante.

Allo stato attuale i principali problemi operativi per le forze ucraine risultano essere la paralisi politica statunitense, la quale ha determinato un cronico calo delle forniture militari occidentali risultato in una forte carenza di munizioni per l’esercito di Kyiv e l’assenza di un vero e proprio piano strategico ben definito. Per la prima volta dall’inizio del conflitto il fronte interno ucraino pare infatti spaccato ed incerto sul da farsi. A dispetto delle controversie suscitate, la nomina del Generale Syrsky potrebbe finalmente dare una coerenza strategica ai piani di Kyiv e porre fine alle divisioni politiche nel Paese. Il generale potrebbe essere l’uomo chiamato ad implementare la strategia “hold and build” caldeggiata dagli Stati Uniti e mirante a costruire un possente sistema di fortificazioni che blocchi le offensive russe, consentendo all’Ucraina di ricostruire una nuova forza offensiva mediante la propria produzione domestica, ormai fortemente incrementata e gli aiuti occidentali. La prima dichiarazione rilasciata dal nuovo comandante delle forze armate indica chiaramente come l’implementazione di nuove soluzioni tecnologicamente avanzate quali gli ultimi droni recentemente sviluppati dall’industria del Paese e moderni strumenti da guerra elettronica, siano un passo decisivo verso la vittoria. Al contempo la propensione di Syrsky per possenti assalti frontali potrebbe rivelarsi funzionale in una futura offensiva verso sud, sfruttando il rilevante successo tattico ottenuto durante la controffensiva estiva consistente nello sfondamento in un punto del fronte della linea Suvorokin. Il tempo risulterà essere l’unico giudice circa la sensatezza della scelta operata da Zelensky, è tuttavia opportuno ricordare come il successo finale dell’Ucraina dipenderà non solo da una strategia chiara e univoca, ma anche dal conseguimento delle capacità necessarie per spezzare l’attuale stallo, risultato non prescindibile dalla risoluzione dell’attuale paralisi politica statunitense. Solo la combinazione di tali fattori comporterà un radicale cambiamento del presente assetto operativo.

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