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TematicheCina e Indo-PacificoLo sviluppo della Marina Nazionale Cinese

Lo sviluppo della Marina Nazionale Cinese

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Negli ultimi 30 anni la Cina è diventata una vera e propria potenza economico-politica, in questo contesto il governo di Pechino, per poter espandere la propria influenza globale ha finanziato e sviluppato il proprio esercito nazionale (ELP). Il corpo militare maggiormente coinvolto in tale sviluppo è stato la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione. Oggi la Marina Cinese si configura come la più grande al mondo in termini di mezzi disponibili, tale espansione dal 2020 ha infatti portato alla costruzione di circa 350 navi militari cinesi. 

La Cina inizialmente si afferma come potenza difensiva per poi successivamente evolversi ed espandersi oltre i propri confini. Negli anni 70 infatti mentre l’URSS iniziava ad imporre la propria potenza nel Pacifico, la Cina per paura di un’ingerenza militare sovietica comprese l’importanza della difesa delle coste del Pacifico.

Con il successivo avvento di Deng al potere, negli anni 80, si passò da una strategia marittima basata sulla difesa delle coste ad una difesa off shore. L’ammiraglio Lin Huaquing, considerato il padre delle strategie marittime cinesi contemporanee e comandante della flotta cinese dal 1982 al 1987, gettò le basi dell’“Off shore defence” basata su 3 punti peculiari attraverso i quali la marina militare cinese si sarebbe dovuta evolvere: 1) implementazione della difesa costiera; 2) controllo della zona economica esclusiva 3) estensione dell’area strategica cinese oltre Malacca e il Golfo del  Bengala.

Questa strategia, seppur concentrata sulla “Two Island Chain Strategy” e dunque sul controllo delle coste Pacifiche e del Mar Cinese Meridionale, faceva riferimento ad una dimensione internazionale e prospettava l’espansione del sea power cinese, sviluppo che avrebbe poi portato alla futura competizione con la controparte americana.

La strategia marittima cinese attuale fa riferimento alle dottrine mahaniane secondo le quali una nazione per poter accrescere la propria potenza dovrebbe incrementare il proprio potere marittimo in ambito globale. Tali dottrine sono infatti state incluse nel cosiddetto Libro Bianco cinese della difesa del 2015, da cui si comprende lo spostamento da una visione “maoista”, e dunque basata sulla terra ferma, ad una visione “mahaniana” basata sul controllo dei mari.

La corrente strategia marittima cinese è basata su due importanti direttrici:

  1. L’affermazione delle proprie pretese territoriali nel Mar Cinese Meridionale ed Orientale;
  2. L’affermazione della propria potenza nell’Oceano Indiano

Nel primo caso il governo di Pechino avanza rivendicazioni storiche sul Mar Cinese Meridionale risalenti ad alcune esplorazioni navali del XV secolo ma il reale interesse è rivolto all’importanza economico-strategica di questa area, data la  presenza dello stretto di Malacca. Le controversie riguardano due arcipelaghi protagonisti di opposte rivendicazioni da parte di Stati costieri dell’Asia Orientale: le isole Paracel, rivendicate per intero da Cina, Taiwan e Vietnam; e le isole Spratly, contese tra Cina, Taiwan, Vietnam, Filippine, Brunei e Malaysia.

Il Mar Cinese Meridionale ed Orientale costituisce una vera e propria zona di tensione tra Stati Uniti d’America, Taiwan, Giappone e Cina. L’obiettivo cinese è di estendere il proprio dominio militare sull’intero mare e di espandere la propria sovranità soprattutto sulle Isole Senkaku (da tempo contese con il Giappone) e su Taiwan (la cui capitale è leader nella produzione di semiconduttori). In quest’ottica nel 2022 la Cina ha completamente militarizzato ben 3 isole artificiali precedentemente costruite dal governo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.

L’ulteriore obiettivo strategico marittimo messo in atto dalla Cina è il controllo dell’Oceano Indiano poichè rappresenterebbe per il governo cinese la possibilità di espandere il proprio sea power e di isolare l’India attraverso la cosiddetta “Pearl String Strategy”. Tale strategia si basa sull’acquisizione di porti molto ravvicinati all’India finalizzati alla totale emarginazione di questa potenza. Un esempio di questi porti sono il porto Gwadar in Pakistan, il porto Hambantota in Sri Lanka e il porto di Chittagong in Bangladesh. Tali porti, oltre ad avere un’importanza commerciale per la Cina, sono destinati ad un uso duale e dunque anche ad una possibile futura militarizzazione. 

L’elezione di Xi Jinping nel 2013 a Presidente della Repubblica Popolare Cinese ha determinato una vera e propria riforma radicale dell’Esercito Popolare Cinese e un conseguente sviluppo della Marina Cinese. Xi Jinping ha sottolineato l’importanza dello sviluppo della tecnologia nell’ambito militare, in particolare nel campo della Cybersecurity e AI.

Nel 2021 è stato incrementato il budget per le spese militari del 6,8% e nei prossimi cinque anni è stato previsto un aumento di oltre il 7% della spesa per la ricerca e lo sviluppo di scienza e tecnologia.

La Marina Cinese dal 2017 ha conosciuto una vera e propria espansione, in termini numerici soltanto nel 2021 sono state immesse in servizio ben 22 navi da combattimento. Nel dettaglio, sono state progettate 2 grandi unità d’assalto anfibio Type 075, 3 cacciatorpediniere Type 055 (in realtà, per caratteristiche/capacità operative, degli incrociatori), 9 corvette Type 056A, un sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare Type 094A e 7 cacciatorpediniere Type 052D.

Nel giugno del 2022 è stata varata la prima super portaerei cinese (classe Type 003). La nave denominata Fujian (CV-18) è la terza porta aerei della Marina Cinese in grado di ospitare velivoli ad ala fissa. La Type 003 presenta però un vantaggio rispetto alle altre classi di portaerei poiché ha una maggior capacità riguardante la sua componente aerea imbarcata. Inoltre, questa nave presenta un meccanismo di catapulta magnetica simile alle rivali navi statunitensi. Ma se i motori di quest’ultime sono costruiti a propulsione nucleare, la Type 003 presenta ancora motori a propulsione convenzionale. Probabilmente questa nave sarà destinata ad operazioni nel Pacifico, le quali saranno facilitate dai numerosi progressi compiuti dal governo di Pechino nel settore della difesa cinese nello sviluppo di aerei da combattimento, droni, cacciatorpediniere e navi logistiche.

Il principale obiettivo di Xi Jinping entro il 2050 è trasformare la Cina in grande potenza militare in grado di poter rivaleggiare con la Marina statunitense. Tale obiettivo sarà perseguito facendo leva sullo sviluppo di tecnologie da poter applicare in ambito strategico-militare. 

In questa corsa agli armamenti e alle tecnologia la Cina ha aumentato le collaborazioni accademiche con l’Europa. Il progetto di inchiesta #ChinaScienceInvestigation stima, infatti, che all’interno dell’Unione Europea ci siano 3000 ricerche accademiche basate sullo sviluppo delle tecnologie con scienziati legati all’esercito cinese. In tale classifica l’Italia si colloca al settimo posto contando ben 123 collaborazioni con le istituzioni militari cinesi. Queste collaborazioni preoccupano gli Stati Uniti d’America e le intelligence europee poiché si teme un’ingerenza cinese nell’apparato politico dell’Unione Europea, nonostante la Cina abbia dichiarato che lo sviluppo della difesa nazionale cinese sia finalizzato ad esigenze di sicurezza ed alla crescita delle  forze pacifiche mondiali.

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