0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

RubricheFaro AtlanticoLa NATO tra negoziati, allargamenti e tensioni interne

La NATO tra negoziati, allargamenti e tensioni interne

-

L’allargamento della NATO a Svezia e Finlandia è sempre più intricato. La Turchia gioca la sua partita. Moldova e Ungheria ad un bivio strategico.

La guerra russo-ucraina dopo quasi un anno sta creando tensioni e fratture all’interno dell’Alleanza Atlantica nonostante l’apparente unità nel sostenere l’Ucraina contro l’invasore russo. L’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO che sembrava dovesse essere all’inizio veloce e scontata si sta trasformando in un rebus geopolitico molto intricato tra Stoccolma, Helsinki, Ankara e Washington soprattutto per la forte opposizione turca all’entrata dei due paesi nordici. 

La Turchia dal 24 febbraio 2022 grazie alla mediazione nel conflitto ucraino sta acuendo il proprio status geopolitico presso le cancellerie occidentali, diventando sempre di più una grande potenza europea, oltre che medio-orientale, in grado di far prevalere le proprie istanze nazionali. Tale ascesa crea forti diatribe con gli Stati Uniti non solo per la compravendita di circa 40 caccia F-16 americani del valore di 20 miliardi di dollari ma anche per la (ancora) mancata ratifica della domanda di adesione di Svezia e Finlandia alla NATO. Dall’anno scorso la Turchia ha chiesto ripetutamente alla Svezia l’estradizione di diversi oppositori politici e di miliziani curdi del PKK, considerati da Ankara terroristi e accusati dei ripetuti attentati nel paese anatolico, come condizione per la ratifica da parte del parlamento turco dell’adesione svedese, creando una situazione di vero e proprio stallo diplomatico in cui entrambe le parti sembrano determinate a non fare nessuna concessione. Inoltre i rapporti turco-svedese sono ulteriormente peggiorati il 21 gennaio a seguito dell’incendio di una copia del Corano ad opera di Rasmus Paludan, leader del partito danese “Linea Dura”, durante una manifestazione fuori dall’ambasciata turca a Stoccolma, suscitando le ire dell’esecutivo turco che ha deciso di prendere provvedimenti diplomatici: il governo Erdogan ha annullato la visita del ministro degli esteri svedese nella capitale e sospeso il meccanismo di dialogo trilaterale tra Turchia, Svezia e Finlandia .      

L’inflessibilità di Erdogan potrebbe essere tuttavia il risultato di una più profonda esigenza strategica: Ankara probabilmente ritiene pericoloso l’allargamento ulteriore a est della NATO dato che l’entrata di Svezia e Finlandia aumenterebbe la linea di contatto con la Russia nel Mar Baltico e quindi le probabilità che possa esserci un’escalation diretta tra Mosca e l’Alleanza Atlantica in un momento delicato come quello attuale. L’obiettivo dell’esecutivo turco potrebbe essere quello di convincere gli USA a tenere degli stati cuscinetti tra i due blocchi e rimandare l’adesione di Finlandia e Svezia a tempi migliori. Posizione però rischiosa dato che molti sospettano che le pressioni turche più che essere il frutto di esigenze strategiche nazionali siano il risultato dell’avvicinamento della Turchia alla Russia che ha tutto l’interesse a dividere il Patto Atlantico e ad impedirne un ulteriore ampliamento. Nel lungo periodo le ambiguità turche potrebbero isolare il paese all’interno della comunità Atlantica se gli altri stati membri dovessero percepire la potenza turca come un fattore di destabilizzazione e una spina russa nel fianco della NATO. 

Anche se l’inflessibilità di Erdogan sta creando fratture tra Finlandia e Svezia , che avevano presentato congiuntamente lo scorso anno la domanda di adesione, entrambe considerano comunque importante l’entrata contemporanea dei due paesi nella NATO. Ankara presumibilmente proverà a cercare di isolare il più possibile Stoccolma, magari approvando l’entrata di Helsinki e tenendo in sospeso quella svedese in modo da costringere il governo ad accettare le richieste turche in cambio dell’adesione al Patto Atlantico.

Da parte statunitense l’interesse è l’entrata congiunta sia di Stoccolma che Helsinki nel Patto Atlantico onde evitare che la questione dell’adesione si trasformi da fattore di stabilizzazione a fattore di destabilizzazione della NATO e dell’Europa Baltica dato che sarebbe la prima volta nella storia dell’Alleanza che un paese non verrebbe ammesso nell’organizzazione. Un simile scenario mostrerebbe l’Alleanza Atlantica debole di fronte alla Russia.     

Altra grande sfida che si prospetta nei prossimi anni è il possibile allargamento della NATO alla Moldova e l’uscita dell’Ungheria. Dal 24 febbraio la Moldova sta cambiando la propria posizione geopolitica da Stato neutrale a Stato filo-occidentale. L’impatto della guerra russo-ucraina sulla visione strategica del paese è enorme e questo avrà importanti ripercussioni sul suo futuro. Oltre che presentare la domanda all’Unione Europea come paese candidato lo scorso giugno, ponendosi l’obiettivo di diventare membro ufficiale entro il 2030, Chisinau ha incominciato a chiedere sostegno militare occidentale per potenziare la propria difesa militare in funzione anti-russa. Ciò significa che si potrebbe aprire la possibilità per la piccola repubblica nei prossimi anni di entrare a far parte della NATO. La Moldova probabilmente si è resa conto che la neutralità del paese non è più sufficiente a garantire la sicurezza nazionale dello Stato e che soltanto l’adesione all’Alleanza Atlantica può impedirne future destabilizzazioni. Chișinău teme infatti che la competizione geopolitica nell’Europa Orientale tra Mosca e NATO possa coinvolgere anche la Moldova che finirebbe preda degli appetiti geopolitici non solo russi ma anche ucraini e rumeni con quest’ultimi che considerano Chisinau parte integrante del proprio territorio. 

Il progetto è ancora tutto da attuare e molto lungo ma è chiaro che questa “scelta di campo” può causare nel breve periodo forti tensioni interne.

L’Ungheria è l’altro Stato che sta cambiando il proprio schieramento geopolitico nello scacchiere europeo. Le forti posizioni filo-russe di Budapest hanno creato paralisi decisionali sia dentro l’Unione Europea sia dentro l’Alleanza Atlantica. L’opposizione del governo Orban alla sanzioni europee alla Russia, le tese relazioni diplomatiche con l’Ucraina per le condizioni delle minoranze ungheresi nella Transcarpazia, la mancata ratifica della domanda di adesione di Finlandia e Svezia e la riluttanza a fornire un sostegno politico-militare pieno a Kiev hanno esacerbato così profondamente i rapporti con gli alleati occidentali che alcuni (gli Stati Uniti) incominciano a ritenere necessaria l’uscita dell’Ungheria dal Patto Atlantico. Se tale ipotesi dovesse avverarsi, allora sarebbe un evento epocale per l’intera Comunità Atlantica perché per la prima volta dalla sua fondazione (1949) la NATO invece che allargarsi si restringerebbe. Inoltre un’eventuale Ungheria fuori dalla NATO diventerebbe un possibile Stato satellite russo nel cuore dell’Europa Orientale che cambierebbe gli equilibri geopolitici della regione, orientando la propria sfera di influenza nei Balcani, avvicinandosi alla Serbia, e forse arrivando perfino ad avanzare pretese territoriali in Ucraina. Il caso ungherese è un’altra prova dei grandi cambiamenti che la guerra russo-ucraina sta provocando in Europa.

Articoli Correlati

Italia e Francia: quale futuro per la cooperazione bilaterale?

Immerso nella storia delle relazioni europee, il Trattato del Quirinale del 2021 tra Italia e Francia spicca come una...

Fontana e il triangolo con Ungheria e Balcani

Il presidente della Camera ospite d'onore della riunione dei presidenti dei Parlamenti del Sudest europeo sull'allargamento ai Balcani occidentali....

Accordo Meloni-Rama: i rischi di infiltrazioni della mafia albanese

L’accordo Meloni-Rama, nella logica di una equa ridistribuzione dei migranti, serba un rischio che ha ricevuto poca attenzione mediatica:...

Perché le visite di Mattarella in Corea del Sud e Uzbekistan sono strategiche

Chiamarla manovra di accerchiamento della Cina sarebbe troppo. Ma l’espressione è chiarificatrice del senso del filo rosso che lega...