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TematicheStati Uniti e Nord AmericaIl senso del supporto militare americano all’Ucraina

Il senso del supporto militare americano all’Ucraina

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Gli Stati Uniti hanno fornito assistenza militare alle forze di Kiev a partire dal 2014. Mentre il Presidente Obama ha sempre rifiutato di vendere all’Ucraina armamenti non letali, Trump ha cambiato approccio e ha trasferito a Kiev centinaia di missili anticarro. Eppure, il sostegno militare americano non ha reso le forze ucraine capaci di reggere l’urto delle formazioni russe. 

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A partire dal 2014, anno in cui la Russia ha annesso la Crimea, gli Stati Uniti hanno avviato diversi programmi di assistenza in favore dell’Ucraina. Il supporto di Washington nei confronti di Kiev ha assunto varie forme, dalla fornitura di armi e sistemi d’arma, all’addestramento delle forze armate ucraine fino alla concessione di garanzie finanziarie. Alla fine del 2021, il sostegno di queste iniziative era costato agli Stati Uniti oltre 4,6 miliardi di dollari. Di questi, quelli dedicati al supporto delle capacità di difesa di Kiev erano pari a 2,5 miliardi di dollari

La fornitura di armi e sistemi d’arma alle forze armate ucraine, così come l’addestramento condotto a loro favore, ha permesso di colmare alcuni grossi gap capacitivi che riducevano notevolmente l’efficienza delle forze di Kiev. Washington ha trasferito in Ucraina equipaggiamenti militari di varia natura, tra i quali: veicoli terrestri multiruolo, Unmanned Aerial Vehicle (UAV) tattici non armati, radar per la difesa contro aerea, visori notturni, sistemi di comunicazione satellitari e attrezzature per il supporto sanitario. Sebbene fino al 2018 la fornitura di equipaggiamenti militari alle forze di Kiev abbia riguardato solamente sistemi non letali, a partire dal 2018, gli Stati Uniti hanno cominciato a inviare in Ucraina anche sistemi d’arma come i missili anticarro Javelin, i quali rientrano nella categoria delle armi letali. 

Parallelamente, le relazioni tra le forze armate americane e quelle ucraine si sono notevolmente rafforzate a seguito dell’invio di centinaia di addestratori americani in Ucraina e del sempre maggior numero di esercitazioni multinazionali e bilaterali a cui le forze statunitensi, dell’Unione Europea e della NATO hanno partecipato insieme a quelle ucraine, come le esercitazioni Rapid Trident, Sea Breeze e Cossack Mace

Il supporto militare americano durante l’amministrazione Obama

Quando Barack Obama assunse l’incarico di presidente, le relazioni tra Stati Uniti e Russia erano alquanto tese. Con l’invasione della Georgia, i rapporti tra Washington e Mosca avevano infatti raggiunto il punto più basso dalla fine della Guerra Fredda. L’amministrazione democratica decise allora di implementare una politica di “reset” nei confronti di Mosca. Nel 2009, dopo il loro primo incontro a Mosca, il presidente americano e quello russo decisero di istituire la Commissione Obama-Medvedev, creata con lo scopo di promuovere la cooperazione e il dialogo tra i due Paesi. Il primo risultato concreto fu la firma del trattato New START, a cui seguì la decisione, da parte di Obama, di accantonare il progetto della precedente amministrazione di costruire uno scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca. 

Sebbene a seguito della crisi della Crimea e dell’inizio degli scontri nel Donbass Obama avesse dato avvio a una nuova fase dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, caratterizzata da una rinnovata tensione, il Presidente democratico è stato accusato di aver reagito in maniera troppo lenta e troppo moderata alle azioni di Mosca. Dopo aver lanciato la European Reassurance Initiative (ERI), Obama si rifiutò di provvedere alla fornitura di sistemi d’arma letali alle forze di Kiev, nonostante la spinta del Congresso

Quanto al supporto alle forze di Kiev, oltre all’invio in Ucraina di addestratori militari nell’ambito del Joint Multinational Training Group-Ukraine, nel 2014 il Congresso approvò lo Ukraine Freedom Support Act (UFSA), un provvedimento con cui veniva autorizzato lo stanziamento di fondi per l’assistenza alle forze armate ucraine. Dal 2014 al 2016, gli Stati Uniti fornirono più di mezzo miliardo di aiuti militari all’Ucraina. Se da una parte Obama decise di fornire a Kiev solamente materiale militare non letale, il Dipartimento di Stato e quello della Difesa autorizzarono, caso per caso, la vendita di pacchetti di sistemi d’arma letali di piccolo calibro rientranti nella categoria dei direct military sales – si tratta di beni venduti direttamente dalle aziende americane con l’autorizzazione del Dipartimento di Stato, i quali vanno distinti dai foreign military sales, la cui vendita viene gestita direttamente dalla Defense Security Cooperation Agency del Dipartimento della Difesa. Nel 2015 vennero approvati 27 milioni di vendite di questo tipo, mentre nel 2016 ne vennero approvati ben 68. Pertanto, se si eccettuano alcuni piccoli rifornimenti di armi di piccolo calibro tra i rifornimenti avvenuti tramite il programma direct military sales – queste armi non sono in grado di apportare un contributo sostanziale alla condotta delle operazioni –, durante la presidenza Obama Kiev non ha ricevuto nessun sistema d’arma letale direttamente dal governo americano. L’inizio della fornitura da parte di Washington, comunque, spinse alcuni Paesi dell’est Europa, come la Polonia e la Bulgaria, a seguire la stessa linea di Obama. 

L’amministrazione Trump

Sebbene durante la sua campagna presidenziale il candidato repubblicano Donald Trump abbia speso più di una parola di lode nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, attirando su di sé non poche critiche, durante il suo mandato l’ex inquilino della Casa Bianca assunse un atteggiamento più aggressivo e meno cauto rispetto a quanto fatto dal suo predecessore. 

Nella National Security Strategy pubblicata nel 2017, la Russia veniva dipinta, al pari della Cina, come uno dei due principali competitori di Washington nell’arena globale, uno in grado di rappresentare una minaccia sostanziale all’ordine liberale a guida americana. Durante il suo primo anno di mandato, Trump chiuse il consolato russo a San Francisco, inasprì le sanzioni elargite contro Mosca, incrementò le vendite di gas naturale liquefatto all’Europa – la quale è fortemente dipendente dalle forniture di gas proveniente dalla Russia – e aumentò del 40% il budget riservato all’European Reassurance Initiative

Accanto a queste iniziative, sempre durante il primo anno di mandato, l’amministrazione Trump autorizzò finalmente la fornitura di materiale militare letale all’Ucraina. A dicembre 2017 il presidente repubblicano diede per la prima volta il via libera alla vendita di 210 missili anticarro Javelin, dei sistemi d’arma avanzati particolarmente efficaci contro le forze armate di Mosca, le quali fanno un grande uso di mezzi corazzati. La vendita di queste armi, costata a Kiev 47 milioni di dollari, rappresentò un momento di svolta della politica americana nei confronti dell’Ucraina: sebbene Washington avesse imposto a Kiev alcune limitazioni nell’uso di questi sistemi – in particolare, essi non sarebbero potuti essere impiegati in Ucraina orientale, ma sarebbero dovuti rimanere nei centri addestrativi situati nella regione occidentale del Paese – questa fornitura, più che rafforzare le capacità militari ucraine, segnalò l’intenzione da parte americana di profondere un maggiore impegno nel sostenere le forze di Kiev in funzione antirussa. L’evento, infatti, fu accolto con clamore da parte delle autorità russe, che accusarono subito Washington di aver «superato il limite».

Entro la fine del suo mandato, Trump avrebbe incrementato ancora di più il sostegno militare americano nei confronti di Kiev. Oltre a una seconda tranche di 150 missili javelin, annunciata da Kiev a dicembre 2019, Trump autorizzò la consegna di 16 vedette multiruolo Mark VI e pattugliatori classe Island, UAV non armati, veicoli ruotati Humvee e sistemi di comunicazione avanzati. In totale, alla fine del mandato di Trump, gli Stati Uniti avevano rifornito le forze ucraine di 1,5 miliardi di dollari di materiale militare

Accanto alla fornitura di equipaggiamenti militari e all’addestramento, Trump incrementò anche la collaborazione tra le forze ucraine e quelle americane e alleate. Durante il suo mandato, gli Stati Uniti parteciparono a diverse esercitazioni NATO nell’Europa dell’est, anche nel mar Nero, con la presenza di truppe ucraine. Tra queste, una delle più rilevanti è sicuramente Rapid Trident, l’esercitazione annuale condotta dall’Alleanza Atlantica a cadenza annuale da ormai più di vent’anni sul territorio ucraino.  

L’amministrazione Biden

Fin dall’inizio del suo incarico, il Presidente Biden ha dovuto fare i conti con una rinnovata assertività da parte della Russia nei confronti del vicino ucraino. In effetti, l’invio da parte di Mosca di un massiccio numero di unità al confine occidentale è cominciato nei primi mesi del 2021 ed è proseguito senza interruzione fino all’inizio del 2022. Fino a questo momento, dunque, l’approccio dell’amministrazione Biden nei confronti della Russia è stato influenzato da questi eventi. Tuttavia, nonostante la presenza di decine di migliaia di unità al confine con l’Ucraina, nel corso del 2021 il nuovo inquilino della Casa Bianca ha mostrato una certa apertura verso Mosca, lasciando concludere la costruzione di Nord Stream 2, il gasdotto che permetterà al gas russo di arrivare fino in Germania senza transitare per l’Ucraina, senza imporre nuove sanzioni. 

Allo stesso tempo, però, nel corso del 2021, il neo-eletto presidente democratico ha incrementato notevolmente la spesa autorizzata dal Congresso in favore delle forze ucraine: a fronte di una spesa prevista pari a 250 milioni di dollari, autorità del Pentagono hanno riferito a dicembre alla CNN che gli Stati Uniti hanno in realtà speso almeno 450 milioni di dollari per assistere le forze di Kiev, una cifra che rappresenta un record dal 2014, anno in cui è iniziata la fornitura di materiale militare all’Ucraina. La cifra è poi stata confermata dal Segretario di Stato, Antony Blinken, che in un discorso tenutosi il 9 gennaio 2022 ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno speso, nel corso del 2021, «quasi mezzo miliardo di dollari per assistere le forze armate ucraine». Il supporto fornito nel 2021 includerebbe, tra le varie cose, nuovi missili Javelin, vedette da pattugliamento classe Island, equipaggiamento sanitario e materiali radio. L’accelerazione degli Stati Uniti nella fornitura di armamenti verso Kiev, peraltro, ha funto da sprone per altri Paesi che, come l’Estonia, sembra ora in procinto di trasferire alle forze ucraine materiale militare letale per contribuire allo sforzo statunitense.

Per autorizzare questi ulteriori finanziamenti, non previsti dal National Defense Authorization Act 2021, il budget per la difesa per l’anno appena trascorso, Biden ha fatto uso del drawdown, uno strumento che consente al Presidente di procedere con il trasferimento di materiali americani appartenenti a qualsiasi agenzia di Stato verso Paesi o organizzazioni internazionali che si trovino in uno stato di emergenza militare imprevista. 

Accanto alla fornitura di materiale militare, poi, è continuato il supporto addestrativo fornito dalle truppe americane ai militari di Kiev. Oggi ad addestrare le forze ucraine sono presenti 150 uomini della Florida National Guard’s Task Force Gator, nell’ambito del Joint Multinational Training Group Ukraine, attivo dal 2015. Accanto ad essi, operano anche un numero imprecisato di operatori delle forze speciali dipendenti dallo Special Operations Command Europe. 

Quali effetti del supporto militare americano? 

Il sostegno militare americano nei confronti di Kiev è iniziato durante la presidenza Obama subito dopo l’annessione russa della Crimea e la conseguente deflagrazione del conflitto nell’Ucraina orientale ed è proseguito durante tutti gli anni di presidenza Trump e il primo anno di presidenza Biden. Mentre Obama si è rifiutato di trasferire armamento letale all’Ucraina ed è stato accusato di aver assunto un atteggiamento troppo pacato nei confronti di Mosca, Trump ha inasprito i toni e ha inaugurato una nuova fase nella fornitura di materiale militare verso Kiev. Biden, fino a ora, è stato il Presidente che ha stanziato più fondi per supportare le forze armate ucraine

Benché il reale impatto del supporto americano sulle forze ucraine sia oggetto di discussione, esso ha certamente contribuito a modernizzare e a rendere più efficienti le forze di Kiev. Tuttavia, nonostante l’assistenza fornita da Washington, l’esercito ucraino non ha affatto raggiunto un livello tale da riuscire a difendersi da solo contro un attacco russo. Né Biden conta di inviare unità militari americane a difesa dell’Ucraina in caso di un’aggressione da parte delle forze di Mosca: il Presidente americano ha già dichiarato che, in caso di aggressione militare all’Ucraina da parte della Russia, gli Stati Uniti non invieranno unità militari a combattere per Kiev. In breve, sebbene le forze armate di Kiev siano migliorate rispetto al 2014-15, l’Ucraina non dispone oggi di forze capaci di opporsi alle formazioni militari del Cremlino e non può contare sull’aiuto di Washington per difendersi. L’esercito russo, tra l’altro, proprio a partire dal 2014 ha intrapreso una serie di riforme che lo hanno reso uno strumento militare più moderno e più efficace rispetto a quello che abbiamo visto operare in Ucraina sette anni fa. Esso è stato notevolmente impiegato in operazione, non soltanto nel Donbass e nel Donetsk, ma anche in Siria, dove ha potuto testare e affinare le sue capacità. Se si tiene conto dell’entità delle forze di cui dispone Mosca, l’assistenza militare americana nei confronti di Kiev è stata alquanto limitata: gli equipaggiamenti forniti hanno riguardato prevalentemente armamenti non letali, mentre i missili Javelin forniti a partire dal 2018, oltre a essere soggetti a diverse limitazioni, non sono in grado di cambiare il risultato dell’equazione militare. Il supporto americano ha costituito, piuttosto, un efficace strumento politico-diplomatico nelle mani di Washington per esercitare pressione su Mosca. Nel tentativo di individuare quali sono gli elementi che potrebbero influire in maniera rilevante sull’esito di un eventuale scontro tra le forze ucraine e quelle russe, pertanto, l’assistenza militare ricevuta dall’Ucraina da parte di Washington non sembra costituire un fattore determinante.

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