Super Tuesday: Biden vince, Bloomberg e Warren si ritirano

Joe Biden ha vinto il Super Tuesday. L’ex vicepresidente ha vinto in 9 Stati tra cui il Texas contro i 4 di Sanders, che ha vinto invece in California. Nel Maine ancora non ci sono i risultati definitivi: è testa a testa. I grandi sconfitti sono sicuramente Bloomberg e la Warren che, dopo il flop di martedì, hanno deciso di abbandonare la corsa per la nomination.

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I risultati del Super Tuesday parlano chiaro: la situazione si è completamente ribaltata. Joe Biden è riuscito a stravolgere i sondaggi che, alla vigilia del 3 marzo, lo davano quasi per spacciato nei confronti di Bernie Sanders.  I fattori più importanti della vittoria di Biden sono sicuramente il “momentum” successivo alla vittoria in South Carolina – un fattore che nelle primarie spesso si rivela decisivo – i ritiri di Buttigieg e Klobuchar e conseguentemente i loro endorsement proprio all’ex vicepresidente, fondamentali affinché il voto dei moderati si polarizzasse attorno ad una sola persona e, ovviamente, il sostegno degli afro-americani.

Biden ha vinto in Alabama (52 delegati), Arkansas (31), Massachusetts (91), Minnesota (75), North Carolina (110), Oklahoma (37), Tennessee (64), Texas (228) e Virginia (99). Nel Maine (24) è testa a testa tra i due, anche se secondo alcune proiezioni dei risultati finali, Biden – con circa 1-2% in più – dovrebbe avere la meglio su Sanders. Se negli Stati del sud, quelli a maggior presenza afro-americana, la vittoria dell’ex vicepresidente era abbastanza preventivabile, la vera sorpresa è stata sicuramente il nord e il New England: in Massachussets, dove i sondaggi alla vigilia del 3 marzo vedevano una sfida serrata tra Sanders e Warren, Biden ha vinto ottenendo il 7% in più di Sanders e il 12% in più rispetto alla Warren, senatrice di casa. Ottimo risultato anche in Texas dove ha ottenuto 111 delegati contro i 102 di Sanders. In Virginia, per esempio, si prospettava un testa a testa tra l’ex vicepresidente e Bloomberg, dovuto anche all’alta somma investita dall’ex sindaco di New York e invece, a sorpresa, Biden si è imposto con il 53,2%, 30 punti percentuali in più rispetto a Sanders, arrivato secondo. Un dato significativo è che molti elettori hanno votato il 77enne del Partito Democratico affermando che un candidato in grado di battere Trump sarebbe stato per loro più importante di un candidato più in linea con le loro opinioni. Biden ha ricevuto grandi consensi anche tra le donne.

Sanders è andato peggio del previsto. Ha vinto in California (415), Colorado (67), Utah (29) e Vermont (16). La vittoria in California, Stato che conferisce il maggior numero di delegati, è stata meno netta di quanto ci si aspettasse, ottenendo circa il 7% in più rispetto a Biden. In Vermont ha dominato, ma sarebbe stato clamoroso il contrario, essendo il suo stato di appartenenza. Il risultato complessivamente negativo per il senatore del Vermont è da ricercare nei ritiri di Buttigieg e Klobuchar, nella costante presenza della Warren che gli ha sottratto molti voti dei non moderati e nella valanga di sostegni importanti arrivati all’ex vicepresidente nelle 48 ore prima del Super Tuesday. Il fatto che gli elettori indecisi abbiano scelto Biden è indicativo di come Bernie, pur avendo un forte sostegno dei giovani e dei latinos, non abbia saputo allargare la propria base elettorale. Probabilmente è stato penalizzato anche dalle caratteristiche anagrafiche dei votanti: quasi i due terzi di chi ha votato il 3 marzo aveva almeno 45 anni, mentre circa il 36% si trovava nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 44 anni, fascia dove Sanders va decisamente meglio. Ora sicuramente per Bernie la corsa diventa inaspettatamente più difficile mentre Biden è riuscito ad ottenere milioni di dollari in donazioni nelle ultime ore, ma nelle prossime due settimane voteranno altri 10 Stati quindi sicuramente non è finita qui.

I due grandi sconfitti del Super Tuesday sono senza dubbio Michael Bloomberg ed Elizabeth Warren. Nonostante l’enorme quantità di soldi investiti in spot televisivi e altre pubblicità (oltre mezzo miliardo di dollari) durante tutta la sua campagna, ma soprattutto in vista del Super Tuesday l’ex sindaco di New York ha superato il 15% (soglia di sbarramento) solo in Arizona, Colorado, Tennessee e Utah ottenendo meno di 100 delegati e vincendo solo nei caucus delle Samoa Americane, che però mettevano in palio solo 6 delegati. Anche per la Warren i risultati sono negativi: nel suo stato di appartenenza, il Massachussets, è arrivata solo terza con il 21,4% dei voti. Proprio a causa di questi risultati i due candidati democratici hanno deciso nei giorni successivi al Super Tuesday di abbandonare la corsa per la nomination. Successivamente al ritiro, Bloomberg ha deciso di appoggiare Biden. “Tre mesi fa sono entrato nella corsa per la presidenza per sconfiggere Trump. Oggi lascio per la stessa ragione: sconfiggere Trump perché è chiaro che restare renderebbe l’obiettivo più difficile”, ha dichiarato Bloomberg in una mail ai suoi sostenitori. “Ho sempre creduto che la sconfitta di Trump inizi con l’unirsi al candidato che abbia più chance per sconfiggerlo. Dopo il voto di ieri è chiaro che questo candidato è il mio amico e grande americano, Joe Biden” ha aggiunto l’ex sindaco di New York.

Fonte: politico.com

La Warren, che verso novembre era considerata la front-runner delle primarie democratiche, dopo la decisione del ritiro ha dichiarato in una conferenza stampa, davanti casa, che ancora non è pronta per fare il suo endorsement perché necessita di più tempo. Oltre agli scarsi risultati nel Super Tuesday, la senatrice del Massachussets era a corto di fondi per continuare la campagna, probabilmente anche questo ha contribuito al suo ritiro.

La reazione del presidente Trump ai due ritiri è stata pressoché immediata. “Il grande sconfitto di questa notte è Mini Mike Bloomberg, 700 milioni di dollari gettati al vento e non ha ottenuto altro che il soprannome Mini Mike e la totale distruzione della sua reputazione. Ottimo lavoro Mike!”. Poi ha ulteriormente infierito: “Mini Mike Bloomberg ha abbandonato la corsa alla presidenza. Avrei dovuto dirgli tempo fa che non ce l’avrebbe fatta, così avrebbe risparmiato un miliardo di dollari. Adesso darà i suoi soldi per la campagna di Sleepy Joe, sperando di salvare la faccia. Ma non funzionerà”. Messaggio simile anche nei confronti della Warren: “Elizabeth ‘Pocahontas’ Warren, che non andava da nessuna parte se non nella testa di Mini Mike, si è appena ritirata dalle primarie democratiche con tre giorni di ritardo. È costata al ‘Crazy Bernie’, almeno Massachussets, Minnesota e Texas. Probabilmente gli è costata la nomination!”

Il Super Tuesday non è stato decisivo ma ha dato una spinta in più alla campagna di Biden. Aspettando i risultati ufficiali dagli ultimi Stati votanti lo scorso martedì, l’ex vicepresidente ha ottenuto, per ora, 627 delegati contro i 551 di Sanders. Nelle prossime due settimane si voterà in dieci Stati: il 10 marzo in Idaho (20 delegati), Michigan (125), Mississippi (41), Missouri (68), North Dakota (14) e Washington (89) mentre il 17 marzo in Arizona (67), Florida (219), Illinois (155) e Ohio (136). Adesso la corsa è ufficialmente a due.

Per l’alto numero di delegati che verranno assegnati e la relativa poca distanza tra Biden e Sanders, le primarie previste per le prossime due settimane lasciano spazio ad altri possibili colpi di scena. Il rischio che le primarie democratiche finiscano con una brokered convention, ossia quando nessuno dei candidati ottiene la maggioranza assoluta dei delegati (1991 in questo caso), potrebbe essere il risultato più probabile. L’unica cosa certa è che adesso il front-runner è Biden e la strada si fa nettamente più in discesa per lui. Appuntamento al 10 marzo.