Il summit Nato di Varsavia, la Russia e la Cina: considerazioni geopolitiche

Le agende della diplomazia internazionale sono notoriamente dense, come dimostrano ad esempio i numerosi summit che si sono susseguiti nel mese di luglio (si pensi, tra gli altri, alla rilevanza dei vertici Nato, Asem e Asean). In questo articolo ci concentriamo sui punti salienti del vertice Nato, tenutosi a Varsavia l’8 e 9 luglio, alla luce delle implicazioni geopolitiche per la Russia e la Cina.

Il summit Nato di Varsavia, la Russia e la Cina: considerazioni geopolitiche - GEOPOLITICA.info

L’avanzamento della Nato verso Est, Sud-est e Sud ha generato da tempo forte irritazione da parte di Russia e Cina. Quest’ultima ha ad esempio rimarcato, nel corso del 95° anniversario della fondazione del partito comunista cinese, la necessità di creare un nuovo ordine mondiale, soprattutto alla luce delle ambizioni imperialiste occidentali e delle criticità ad esse correlate. Queste le parole del presidente Xi Jinping: “Attualmente stiamo osservando azioni aggressive degli Usa, che riguardano sia la Russia che la Cina. Credo che la Russia e la Cina possano creare un’alleanza di fronte alla quale la NATO sarebbe ridimensionata, e questo metterebbe fine alle ambizioni imperialiste dell’Occidente”.

Nato, Varsavia 2016: chi minaccia chi?

Al di là dell’importanza storica e simbolica di questo summit, perché avviene in un epoca di cambiamenti repentini, la Nato conferma, per voce del suo segretario generale Stoltenberg, l’approccio strategico della “Nato globale” – ispirato dagli interessi strategici degli Usa sin dagli anni Novanta ed applicato in modo inequivocabile fin dagli anni Duemila – e ripropone una retorica politica a tratti superficiale, non di rado in contraddizione con le operazioni militari dei paesi leader (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia e Germania in primis) e tutt’altro che nuova. Come ad esempio “l’adattamento dell’Alleanza a un modo che cambia”, “l’indispensabilità della Nato per i cittadini europei e nordamericani”, l’enfasi posta su “un mondo sempre più pericoloso” (a cui evidentemente la Nato non ha fornito contributi degni di nota), che sarebbe caratterizzato da sempre “nuove minacce”.  Le sfide poste dalla Russia e dal terrorismo, due delle principali minacce evidenziate nel corso del summit, non sono sufficientemente argomentate. C’è da dire, infatti, che il terrorismo internazionale non è nuovo, dato che la cosiddetta “guerra al terrorismo” va avanti da almeno 15 anni, con risultati a dir poco insoddisfacenti, e le sedicenti “sfide” poste dalla Russia possono essere concretamente ribaltate, a ragion veduta, in “sfide e minacce poste dalla Nato alla Russia”. Recentemente, il presidente Putin ha rimarcato l’obsolescenza della Nato, data l’estinzione del patto di Varsavia, “ma per alcune ragioni – afferma – la Nato continua ad espandere le sue infrastrutture e ad avanzare verso i confini della Russia”.  E ciò è confermato dalle decisioni pratiche ratificate durante il summit di Varsavia: (a) quattromila truppe da dispiegare tra i paesi baltici e la Polonia, guidate da Stati Uniti, Regno unito, Canada e Germania, e una brigata multinazionale in Romania;  (b) l’implementazione degli scudi antimissilistici in Polonia e Romania; (c) il continuo supporto all’Ucraina (oggi divisa e per nulla democratica – per una disamina dei fatti ucraini si veda https://www.youtube.com/watch?v=fhILmIvBe6o), ove le truppe Nato sono ormai presenti per esercitazioni militari

(http://www.presstv.ir/Detail/2016/06/27/472387/Ukraine-NATO-military-drill-Russia–Rapid-Trident). Inoltre, sempre a Varsavia si è deciso di proseguire coi bombardamenti anti-Isis in Siria e Iraq (la cui efficacia è tutta da dimostrare e i cui maggiori effetti continuano ad incrementare il numero delle vittime civili siriane), di ampliare l’attività di formazione e di intelligence negli scenari critici e di prolungare la Resolute Support Mission in Afghanistan fino al 2020. In questo quadro, la riattivazione del Consiglio Nato-Russia (interrotto per circa due anni e riunitosi nuovamente il 20 aprile e 13 luglio 2016) è una flebile speranza perché aumenti la comprensione reciproca e la capacità di negoziazione.

Russia e Cina: sempre più coese?

L’accerchiamento della Russia impensierisce anche la Cina, che tra le altre cose non può non vedere con sospetto il prolungamento della presenza Nato in Afghanistan, le provocazioni degli Stai Uniti sul Mar cinese meridionale (http://www.agichina.it/punta-di-pennello/notizie/mar-cinese-meridionale-la-posizionebr-/di-pechino-dopo-la-decisione-dellaia) e quelle della Francia, che sta preparando una missione europea in quel mare (http://www.asia-pacificresearch.com/the-encirclement-of-china-is-well-underway-france-prepares-to-lead-eu-missions-in-the-south-china-sea/5537157). Non sorprende dunque che questi interventi favoriscano il consolidamento e riavvicinamento tra Cina e Russia.

Xi Jinping, riconoscendo il decadimento dell’Unione europea e le debolezze politico-economiche degli Usa, prevede che nel giro di dieci anni l’alleanza tra Russia e Cina sarà il fattore chiave del nuovo ordine mondiale. Tuttavia, oltre ai legami economici e politici sempre più stretti, la cooperazione in campo strategico-militare dovrà crescere costantemente e il nuovo invito di Xi Jinping a Vladimir Putin, al fine di rafforzare la partnership militare, è in attesa di risposte chiare e concrete. Fino a poco tempo fa Russia e Cina hanno dichiarato di non aver alcuna intenzione di entrare in nuovi blocchi militari, né di coordinarsi contro terze parti. Il rafforzamento geopolitico-militare (si pensi ad esempio alle attività della SCO) sarebbe infatti sia una diretta conseguenza dell’espansionismo Nato, sia una necessità di autodifesa nazionale, e non sarebbe diretto, secondo le autorità dei due paesi, a sviluppare altri progetti imperialisti.

Malgrado i rapporti complicati avuti in passato e i numerosi disaccordi, oggi è verosimile pensare che la Cina sia pronta ad aiutare la Russia in caso di possibili problemi militari e politici nei suoi rapporti con l’Occidente. La Russia ha una reale necessità di condividere l’onerosa responsabilità di gestire rapporti più tesi con la Nato, mentre, da parte sua, la Cina può velocizzare la modernizzazione delle sue forze armate grazie a una più stretta collaborazione con la Russia. Secondo molti una seconda guerra fredda, benché in un mondo con assetti di potere e ideologie mutate, è già in atto. E questo anche perché l’Occidente ha rotto le promesse fatte prima della dissoluzione del Patto di Varsavia, come la garanzia che la NATO non si sarebbe estesa oltre i confini della Germania, vale a dire in Europa orientale, e che non avrebbe violato il trattato di difesa missilistica (ABMT), firmato nel 1972 e rimasto in essere fino al 2002, quando gli Usa hanno deciso di ritirarsi dal trattato.

Il caos geopolitico dell’arco geografico che dal Medio Oriente si estende all’Afghanistan e all’Ucraina coinvolge direttamente Russia e Cina, che hanno visto regimi laici rimossi forzatamente e sostituiti da un “califfato” terrorista. E questo potrebbe essere solo l’inizio dello scoppio di altre micce che risulterebbero ancora più destabilizzanti per gli interesse delle potenze (neo)emergenti. In questo quadro si comprendono meglio anche i segni di parziale distensione e possibile riavvicinamento tra Turchia e Russia, dopo le tensioni dei mesi scorsi.