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11/05/2020
Medio Oriente e Nord Africa, Notizie

Sud Sudan: la crisi continua – prima parte

di Camilla Piccini

Con la risoluzione n. 2514 del 12 Marzo 2020 del Consiglio di Sicurezza e con il Report del 30 Marzo 2020 del Segretario Generale delle Nazioni Unite, si รจ ribadito il forte impegno alla sovranitร , l’indipendenza, l’integritร  territoriale e l’unitร  della Repubblica del Sud Sudan e l’importanza dei principi di non ingerenza,  buon vicinato e  cooperazione regionale oltre ad esprimere forte preoccupazione per la crisi in cui versa il paese dal punto di vista politico, della sicurezza,  economico ed umanitario, ormai risalente al 15 dicembre 2013.

Nel prosieguo, viene  sottolineato come non possa esservi una soluzione di tipo militare,  condannando a tale riguardo le violazioni dell’ “Accordo sulla cessazione delle ostilitร , la protezione dei civili e l’accesso umanitario (lโ€™ACOH)” del 21 dicembre 2017, evidenziate dal Meccanismo di Monitoraggio e Verifica del Cessate il fuoco e degli Accordi Transitori di Sicurezza (CTSAMVM), incoraggiando l’Autoritร  intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) nella condivisione dei suoi reports con il Consiglio di Sicurezza ed esprimendo apprezzamento per lo sforzo nel processo di pace; sottolineando poi lโ€™impegno profuso dallโ€™Unione Africana (UA), l’IGAD e i suoi Stati membri,  la Commissione Congiunta Ricostituita di Monitoraggio e Valutazione (RJMEC), il Consiglio di Pace e Sicurezza dell’Unione Africana (UAPSC), le Nazioni Unite e quanti altri collaborano con i leader sud sudanesi per una risoluzione della crisi (attraverso l’Accordo Rivitalizzato sulla Risoluzione del Conflitto nella Repubblica del Sud Sudan” del 2018-  l’Accordo rivitalizzato),  in cui รจ risultata fondamentale la mediazione della Comunitร  di Sant’Egidio.

A ciรฒ si aggiunge unโ€™altra questione fondamentale per il processo di pace e riguardante la piena partecipazione delle donne ai processi decisionali,  la tutela delle donne da minacce e rappresaglie e la difesa delle loro organizzazioni, il tutto nellโ€™ambito degli impegni stabiliti sull’inclusivitร .

A tale parte della risoluzione, fa seguito la grande preoccupazione per le tensioni continue tra il Governo del Sud Sudan (GoSS) e le forze dell’opposizione ( risoluzione n. 2428 del 2018 e  n. 2471  del 2019), anche  a causa della diffusione  di armi leggere e di piccolo calibro (nellโ€™ordine di 700 mila unitร ),  della crescente insicurezza alimentare, dello sfollamento di oltre quattro milioni di persone, della pauperizzazione generale del Paese e della restrizione alle libertร  di movimento, per non parlare delle aggressioni al personale della Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica del Sud Sudan (UNMISS) e le limitazioni tout court alle sue operazioni, aspetti, questi ultimi, che non fanno venire meno  il continuo sforzo dellโ€™UNMISS nel cooperare con le comunitร  locali, gli attori umanitari, le comunitร  di sfollati, e  ove  possibile, con le autoritร ,  nonostante lโ€™ostruzionismo e le minacce ricorrenti: da parte del GoSS, che avrebbe la responsabilitร  primaria della protezione della popolazione presente sul territorio, ed un cui atteggiamento propositivo faciliterebbe la riconciliazione nazionale (capitolo V dell’Accordo); dellโ€™opposizione; delle Forze di Difesa del Popolo del Sud Sudan (SSPDF); del Servizio di Polizia Nazionale del Sud Sudan (SSNPS); del Servizio di Sicurezza Nazionale (NSS); dellโ€™Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese di Opposizione (SPLA-IO); del Fronte di Salvezza Nazionale (NAS), tutti volti a violare l‘Accordo sullo Status delle Forze Armate (SOFA).

Si registrano poi attacchi contro i civili (soprattutto donne, bambini e disabili), violenze etniche, discorsi di odio e di incitamento alla violenza e che potrebbero sfociare in una guerra etnica (secondo quanto riportato dal Consigliere Speciale per la Prevenzione del Genocidio Adama Dieng) e si esprime preoccupazione, da parte del Segretario Generale (S/2019/280) in merito alla violenza sessuale di genere nei conflitti, ai rapimenti, ai matrimoni forzati e alla riduzione in schiavitรน, modalitร   proseguite, nonostante l’Accordo rivitalizzato e la sospensione di molte  offensive militari (Report “Conflict-Related Sexual Violence in Northern Unityโ€, per il periodo settembre-dicembre 2018, a cura di UNMISS ed Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani โ€“OHCHR, febbraio 2019). 

Da ciรฒ, risulterebbe urgente lโ€™attivazione di indagini tempestive in merito, di assistenza e protezione delle vittime, di perseguimento dei responsabili, la condanna delle violazioni del diritto umanitario internazionale e dell’incitamento a commettere tali violazioni (Commissione d’inchiesta dell’UA sul Sud Sudan, del 27 ottobre 2015; reports della Commissione per i diritti umani nel Sud Sudan, del febbraio 2018,  2019 e  2020), della censura della societร  civile, del personale umanitario e dei giornalisti e volendo, anche quanto proposto dallโ€™ Unione Africana, ossia lโ€™istituzione di una Corte Ibrida per il Sud Sudan,  che possa raccogliere e conservare prove di violazioni e perseguire i responsabili, oltre alla ratifica, da parte del GoSS, del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo sulla partecipazione dei bambini ai conflitti armati (la Commissione per i diritti umani nel febbraio 2020 stima che dal luglio 2019 circa 19.000 bambini sarebbero ancora nelle file del SSPDF e dei gruppi armati di opposizione), ed anche lโ€™attuazione di misure che favoriscano la libertร  di espressione, opinione ed associazione (del tutto insufficienti, secondo il “Rapporto sulla libertร  di opinione e di espressione nel Sud Sudan dalla crisi del luglio 2016” congiunto UNMISS e OHCHR).

Al contempo, il Consiglio di Sicurezza plaude al prezioso contributo delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, delle forze di pace e di polizia, dei partner e dei donatori nel fornire un sostegno urgente e coordinato alla popolazione, e  invita la comunitร  internazionale a proseguire in tali sforzi, continuando a chiedere alle parti in conflitto,  in conformitร  alle disposizioni del diritto internazionale e ai principi delle Nazioni Unite, l’accesso pieno, sicuro e senza ostacoli del personale di soccorso, delle forniture e  dell’assistenza umanitaria, condannando  gli attacchi contro il personale medico, gli ospedali, contro il personale e le strutture delle Nazioni Unite e dellโ€™IGAD, cosรฌ come a fare luce  sugli episodi commessi dalle forze di pace, su cui intervenire prontamente ( risoluzione n. 2272 del 2016).

Parimenti, si sottolineano gli  ostacoli allโ€™attuazione delle risoluzioni n. 1325 del 2000, n. 2242 del 2015 ed altre nellโ€™ambito dellโ€™Agenda su Donne, Pace e Sicurezza) per lโ€™attuazione di misure che vanno dallโ€™empowerment, alla partecipazione nei processi decisionali, al rispetto dei loro diritti umani. 

Tutti gli aspetti summenzionati  fintanto che non verranno risolti, continueranno a rappresentare una minaccia per il paese ma anche per la sicurezza internazionale della regione. 

Gli Autori