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Stubb eletto Presidente della Finlandia: politica estera e NATO al centro

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La vittoria di Alexander Stubb nel secondo turno delle elezioni presidenziali finlandesi, dominate dal tema della politica estera, suggella ulteriormente la postura internazionale assunta da Helsinki nel corso degli ultimi anni: partecipazione alla NATO, difesa dell’ordine internazionale e supporto all’Ucraina. Principi sostenuti in modo diffuso tra l’opinione pubblica e la classe dirigente del Paese.

Due elementi hanno caratterizzato in modo particolare le elezioni presidenziali finlandesi di quest’anno, terminate con l’affermazione al ballottaggio del candidato di centrodestra Alexander Stubb contro l’ex Ministro degli esteri di centrosinistra Pekka Haavisto. In primo luogo, la grande importanza avuta in campagna elettorale dal tema della politica estera, un ambito che vede, tra l’altro, la Costituzione finlandese attribuire al Presidente poteri non trascurabili: egli, infatti, su questo fronte dispone di poteri esecutivi condivisi con il governo, insieme al quale contribuisce dunque a determinare la postura internazionale del Paese. In secondo luogo, tra i partecipanti alla competizione elettorale si è registrata un’ampia convergenza sulle posizioni adottate proprio in politica estera, quantomeno sui punti fondamentali, pur con l’ovvia presenza delle sfumature del caso.

Il primo turno, tenutosi il 28 gennaio, ha visto prevalere due candidati, Stubb e Haavisto, che dunque concordavano sugli elementi essenziali della politica estera che Helsinki dovrà condurre nei prossimi anni: non solo l’orientamento europeista, ma anche una forte cooperazione nell’ambito della NATO, di cui la Finlandia è entrata a far parte nell’aprile 2023, così come il supporto all’Ucraina di fronte all’aggressione intrapresa da parte della Russia. Lo stesso Haavisto, del resto, ha ricoperto il ruolo di Ministro degli esteri sotto il governo presieduto da Sanna Marin, artefice dell’importante cambio di postura internazionale del Paese degli ultimi anni. L’attacco russo all’Ucraina del 24 febbraio 2022, infatti, ha convinto la classe dirigente finlandese della necessità di abbandonare la storica neutralità per fare invece ingresso nell’Alleanza Atlantica, ritenendo che in questo modo la sicurezza del Paese sarebbe stata meglio garantita in un ambiente internazionale più instabile e, in particolare, di fronte alla rinnovata aggressività di Mosca. Una mossa, dunque, ben ponderata, che si è fondata su un ampio consenso sia dell’opinione pubblica sia di gran parte dell’arena politica, e soprattutto ispirata da una percezione dell’attacco russo all’Ucraina come mossa volta non solo a minare la sovranità di un Paese europeo, ma anche a minare l’ordine internazionale basato sulle regole, del quale Helsinki intende dunque difendere la tenuta di fronte alle spinte degli attori revisionisti come la Federazione Russa.
Si colloca in questo contesto non solo l’ingresso nella NATO, avvenuto lo scorso anno dopo lunghi mesi di trattative con la Turchia volte a superare il veto di Istanbul, ma anche il costante e inequivocabile supporto all’Ucraina, attraverso anche una serie di pacchetti di forniture militari: è di pochi giorni fa la notizia della messa a punto del ventiduesimo pacchetto, che porta a 1,8 miliardi di euro il valore totale delle risorse fornite da Helsinki a Kyiv negli ultimi due anni. La Finlandia, inoltre, ha rafforzato la cooperazione militare con gli Stati Uniti, in particolare attraverso il Defence Cooperation Agreement (DCA) firmato nel dicembre 2023: un accordo che, tra le altre cose, comporta la possibilità per il personale militare americano di avere accesso a strutture in Finlandia per fini sia di addestramento, sia di custodia e manutenzione di materiale bellico.
In questo contesto, i rapporti con la Russia sono diventati più tesi: Mosca, infatti, ha criticato la decisione di Helsinki di optare per l’ingresso nella NATO, ma soprattutto le crescenti frizioni tra i due Paesi si sono manifestate attraverso la crisi migratoria degli ultimi mesi del 2023. La lunga frontiera che li divide, infatti, è stata oggetto di un crescente flusso di migranti proveniente dal territorio russo, con ampi indizi sul ruolo delle autorità di Mosca nell’agevolazione di questi spostamenti; una vicenda, peraltro svoltasi secondo un copione non certo inedito ma già sperimentato, per esempio, nella frontiera polacco-bielorussa nel 2021, che dunque ha portato rapidamente a inserire quanto accaduto nello schema degli “attacchi ibridi” e che ha indotto, nel novembre 2023, il governo finlandese a chiudere la frontiera con la Russia di fronte al persistere del fenomeno.

La necessità di una postura forte di Stubb di fronte alla Federazione Russa, così come della prosecuzione del supporto all’Ucraina, è stata un elemento di primaria importanza nell’ambito della sua campagna elettorale, dunque in continuità non solo con il governo guidato fino al 2023 dalla socialdemocratica Sanna Marin, ma anche con quello insediatosi successivamente capeggiato dal Premier di centrodestra Petteri Orpo (a ulteriore conferma della convergenza della classe politica finlandese sui punti essenziali della politica estera). Il neoeletto Presidente, politicamente proveniente dal Partito di Coalizione Nazionale (Kansallinen Kokoomus, centrodestra), si caratterizza per l’orientamento europeista e per un conservatorismo in materia fiscale; ha dichiarato di voler rendere la Finlandia un membro “attivo” della NATO, e su questo fronte si registrano alcune differenze con il suo rivale al ballottaggio Haavisto. Stubb, infatti, ha aperto non solo allo stazionamento fisso di truppe alleate in territorio nazionale, ma anche al transito all’interno di quest’ultimo di armi nucleari, senza necessariamente collocarle in modo permanente, ma comunque partendo dal presupposto dell’importanza della deterrenza nucleare nell’ambito della protezione offerta dalla NATO così come del ruolo di “pieno e uguale” membro dell’Alleanza ricoperto dalla Finlandia. Stubb, inoltre, non ha escluso la prospettiva del superamento della demilitarizzazione delle isole Åland, uno status risalente al 1856 e confermato a più riprese nel corso del Ventesimo secolo, pur sottolineando l’assenza di problemi immediati su questo punto, così come la necessità di compiere un eventuale passo in questa direzione solo in modo coordinato insieme agli alleati occidentali.

In questo contesto, gli elettori hanno premiato la visione di Stubb, affermatosi con 1,575,211 voti e una percentuale del 51.62%, contro il 48.38% ottenuto da Haavisto. La scheda biografica del Presidente neoeletto, 55 anni e nato il 1° aprile 1968 a Helsinki, testimonia importanti trascorsi in ambito politico: parlamentare europeo dal 2004, è stato Ministro degli esteri dal 2008 e Ministro degli affari europei e del commercio dal 2011. Nel 2014-15 l’esperienza da Primo Ministro, alla quale ha fatto seguito un ulteriore periodo alla guida del Ministero delle finanze (fino al 2016) e, nel 2017, l’abbandono temporaneo della politica finlandese e l’assunzione del ruolo di Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (BEI). Il profilo cosmopolita e poliglotta di Stubb, formatosi presso il Collège d’Europe di Bruges e presso la London School of Economics dove ha conseguito un dottorato in Politica internazionale, è stato arricchito negli ultimi anni da una nota attività in ambito accademico, in quanto dal 2020 Stubb ha diretto la School of Transnational Governance presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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