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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoObiettivi ed evoluzione della Strategia di Sicurezza Nazionale russa

Obiettivi ed evoluzione della Strategia di Sicurezza Nazionale russa

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La strategia di sicurezza nazionale (SSN) è un documento che sta alla base della politica estera russa. È molto generico nei contenuti ed evidenzia la volontà dell’amministrazione di creare una strategia a lungo termine che contenga i principali obiettivi, che individui le maggiori minacce e che definisca i mezzi per raggiungere gli uni ed affrontare gli altri.

Obiettivi, minacce e mezzi 

La Strategia di Sicurezza Nazionale russa è nata e si è evoluta a partire da un’insoddisfazione di base per l’ordine internazionale creatosi dopo la fine della guerra fredda. Infatti, nel famoso discorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007, Putin si soffermò ad esaminare la disfunzionalità del sistema internazionale, caratterizzato da “uso incontenibile della forza (militare, in particolare), la quale stava facendo precipitare il mondo in un abisso di conflitti permanenti”. L’élite russa percepisce il panorama internazionale in modo negativo, fatto di una crescente insicurezza e caos generati dall’interventismo militare occidentale, specialmente, a sostegno dei cambi di regime. Quattro le caratteristiche principali, secondo le percezioni di Mosca, del contesto securitario internazionale: relazioni a somma zero tra le maggiori potenze, il primato dell’hard power, la centralità delle grandi potenze e la costante importanza della geopolitica.  

Su questa visione, si sono basate le Strategie di Sicurezza nazionali elaborate negli anni dalla Federazione russa. 

Tra gli obiettivi, due in particolare hanno costituito una costante in tutte le strategie: la leadership regionale e lo status di attore globale. Essi sono indubbiamente concatenati, in quanto avere una supremazia regionale costituisce il trampolino di lancio per essere una potenza sul piano internazionale. Declinando questi obiettivi, il Cremlino più o meno implicitamente dichiara la propria contrarietà al fatto che Paesi con cui non solo condivide le frontiere ma con cui ha anche legami storici, come l’Ucraina e la Georgia, diventino parte della NATO. Infatti, Mosca promuove la delimitazione di sfere di influenza, contestando l’idea di uguaglianza sovrana degli Stati, fondamento, invece, del sistema internazionale. Al contrario, promuove in questo modo la cosiddetta “sovranità limitata” teorizzata da Brezhnev dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968. 

Il secondo obiettivo ha una visione più ampia e ambiziosa. In varie occasioni Putin ha sottolineato come la Russia sia un attore globale e dunque di avere il ruolo chiave, grazie alla sua posizione geostrategica, di ponte tra l’Europa, l’area del Caspio, l’Iran fino all’India e alla Cina. In questo modo, Mosca si rende un elemento indispensabile per un mondo più connesso, accrescendo la propria presenza sia dal punto di vista regionale e che globale. 

Per quanto riguarda le minacce, nelle più recenti strategie di sicurezza nazionale russa, tra quelle enumerate, ne spiccano due in particolare, in quanto trattate maggiormente e più dettagliatamente nei documenti. La prima riguarda tutte quelle attività, attori o eventi che possono minare l’integrità e l’unità del Paese.  Nella SSN del 2015, in particolare, le minacce alla sicurezza dello stato vengono identificate (1) nell’attività dei servizi di intelligence stranieri per impedire gli interessi nazionali, (2) nelle azioni di organizzazioni estremiste e terroristiche e (3) nell’attività di gruppo sociali che mirano a erodere l’integrità statale. 

Secondo, sempre nel documento del 2015, viene dichiarato che gli stati dell’Occidente sono considerati ostili verso la Russia. Già nel 2014, infatti, la dottrina militare aveva posto ai vertici della lista dei pericoli e delle minacce gli Stati Uniti e la Nato. Il documento, inoltre, lega a doppio filo le due minacce principali, sostenendo che gli oppositori della Russia intendono erodere l’ordine sociale e la stabilità politica.

Per raggiungere i propri obiettivi politici e contrastare le minacce, la Federazione russa considera maggiormente l’uso della forza come un mezzo efficace a legittimo che porta a concessioni diplomatiche e trasformazione dell’ordine internazionale. Fin dagli anni Novanta, Mosca è intervenuta militarmente nei conflitti regionali dello spazio post-sovietico (Nagorno-Karabakh, Abkhazia, Ossezia del Sud, Tajikistan Transnistria) sia per gestirli e fermali, sia per ritagliarsi un ruolo chiave nelle missioni di peace-keeping e di peace-enforcement. Nel 2008, invece, Mosca ha dispiegato le proprie forze armante contro la Georgia nel contesto della guerra dell’Ossezia del sud; mentre le 2014, in Crimea e in Donbass. Mosca è anche intervenuta militarmente in Siria con l’obiettivo di impedire la caduta del regime di Assad. In tutte queste situazioni, la forza militare è stata il mezzo per raggiungere obiettivi di politica estera. Vista la considerazione del ruolo che le operazioni militari hanno, analisti ed esperti credono che la capacità militare russa andrà via via accrescendosi. 

L’evoluzione della Strategia di Sicurezza Nazionale russa 

Nel 1993 il documento sul “concetto di politica estera russo” non considerava gli Stati Uniti e la NATO come una minaccia ma lanciava un monito contro il rischio di un nuovo confronto se questi avessero violato l’equilibrio strategico, ad esempio attraverso l’aumento della capacità militare nelle regioni adiacenti o attraverso l’espansione della Nato. Allo stesso tempo, veniva data importanza anche ai pericoli devianti la proliferazione delle armi di distruzione di massa e del terrorismo internazionale. La preoccupazione per queste due minacce, condivisa anche dalle potenze occidentali, potrò la Russia ad avvicinarsi maggiormente agli Stati Uniti e ai Paesi europei. 

Il concetto di politica estera venne aggiornato insieme alla pubblicazione di una nuova Strategia sulla Sicurezza Nazionale nel 2000. Nuove minacce vennero individuate nell’indebolimento dell’OSCE e delle Nazioni Unite, insieme alla diminuzione dell’influenza politica, economica e militare russa nel mondo. A ciò vennero aggiunte un’ulteriore espansione della NATO, il depotenziamento del Commonwealth degli Stati Indipendenti (CIS) e i conflitti ai propri confini. 

La considerazione degli Stati Uniti e dei suoi alleati cambiò con l’avvento di Putin, al contempo la visione del sistema internazionale mutò, passando da multipolare a uno unipolare a guida USA. A ciò si deve aggiungere anche i problemi interni che Mosca stava affrontando in quel periodo. Con l’indebolimento della Federazione russa sia dal punto di vista interno (con un’economia debole, corruzione e nel mezzo della seconda guerra cecena) sia per quanto riguarda la sua postura internazionale, il Cremlino enfatizzò maggiormente l’importanza della pianificazione strategica per affrontare i problemi economici, sociali e di sicurezza nazionale e definire un’agenda strategica per lo sviluppo a lungo termine. 

Per rafforzare il ruolo russo nel panorama internazionale, Mosca puntò in particolare sulla presenza militare negli scenari globali, ad incominciare dalle numerose esercitazioni militari condotte dall’atlantico al pacifico. In questa fase è stato fondamentale l’impianto teorico della dottrina Gerasimov, sul non-linear warfare per cui le operazioni militari devono essere svolte adattandosi alle nuove forme di combattimento. Questo implica tre principali cambiamenti: azioni a lunga distanza e senza contatto, armi tecnologicamente avanzate e sistemi automatizzati e operazioni indirette, in particolare grazie al ruolo delle forze speciali. 

Con la crisi ucraina del 2014, è stata pubblicata una nuova dottrina militare. L’annessione della Crimea, infatti, coincide con un periodo caratterizzato da una serie di difficoltà da parte del Cremlino nel preservare quelli che vengono considerati gli interessi strategici ed economici della Russia. Nel documento, infatti, si sposta il focus sull’importanza di sviluppare una deterrenza non nucleare. Il documento individua come minacce “la destabilizzazione della situazione politica e sociale interna della nazione” e anche “l’attività informativa volta ad influenzare la popolazione, in primis i giovani cittadini del Paese, con l’obiettivo di minare le tradizioni storiche, spirituali e patriottiche nell’area di difendere la Patria”. 

Questo cambio di prospettiva viene reso pubblico anche nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata il 31 dicembre del 2015. Il documento presta grande attenzione agli aspetti interni di sicurezza. In particolare, sono state identificate minacce come terrorismo, nazionalismo e fanatismo religioso, separatismo, criminalità organizzata e corruzione. 

Infine, lo scorso 2 luglio è stata pubblicata la nuova strategia di sicurezza nazionale. Il documento si esprime su numerosi temi, dalla sfera politica al cyber, la sicurezza sanitaria, la storia e i valori della Federazione. Come notato già nelle precedenti strategie, il sistema internazionale rimane per il Cremlino caotico e instabile. La principale causa e quindi minaccia per Mosca è identificata quindi nel “desiderio dell’Occidente di conservare la propria egemonia” e dunque l’isolamento della Russia. Allo stesso tempo, la stabilità e l’unità politica e sociale russe rimangono al centro delle preoccupazioni del Cremlino, come il suo ruolo nel sistema internazionale. Per questo, Mosca dichiara che è disposta a ricorrere all’uso di misure simmetriche e asimmetriche e mezzi militari e non per preservare la sua postura internazionale. Con queste premesse e questi obiettivi contenuti nella SSN 2021, sarà quindi fondamentale guardare attentamente alle prossime mosse del Cremlino sui principali scenari internazionali come quello afghano, nei rapporti con la Cina e con Stati Uniti e Unione Europea. 

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