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Manila e i vantaggi della “trasparenza assertiva” nel Mar Cinese Meridionale

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L’ennesimo incidente verificatosi nel Mar Cinese Meridionale tra natanti filippini e la guardia costiera cinese è occasione per tirare le fila di una vicenda che non accenna a concludersi. Sin dallo scorso anno, è prassi ormai consolidata da parte delle Filippine quella di rendere pubblici tali incidenti, per diversi motivi. In questo articolo si cercherà di dar conto dei vantaggi di questo “cambio di paradigma” da parte filippina nella gestione degli incidenti sul mare, e anche dei possibili rischi.

Lo scorso 5 marzo la guardia costiera cinese ha provato a bloccare una missione di approvvigionamento da parte della Marina filippina all’avamposto filippino di Second Thomas Shoal (Ayungin Shoal in Filippino). Lo scontro ha provocato danni alle imbarcazioni e messo a rischio la sicurezza e l’incolumità degli operatori di bordo delle navi. Si tratta ovviamente soltanto del più recente episodio di ripetuti incidenti che continuano a verificarsi attorno agli atolli del Mar Cinese Meridionale, che la Cina reclama come parte integrante delle proprie acque territoriali. Durante tutto il 2023, e ormai anche per tutto il primo trimestre del 2024, il ripetersi di incidenti tra imbarcazioni dei due Stati costituisce ormai un’inquietante normalità. Nonostante un perdurante stato di tensione, tuttavia, esistono diversi fattori che al momento consentono a Manila di perseguire una politica volta alla difesa dei propri diritti sovrani sul Mar Cinese Meridionale, sanciti dalla Convenzione ONU sul diritto del Mare e da un arbitrato internazionale del 2016. 

La trasparenza assertiva 

Cos’è cambiato nella postura di Manila nel 2023? Come osservato già a suo tempo da alcuni osservatori, l’arcipelago sembra aver sposato un approccio volto a pubblicizzare il più possibile gli accadimenti nel mare, per un triplice motivo. Innanzitutto, per legittimare la propria politica estera dinanzi l’opinione pubblica nazionale, in secondo luogo, per creare quanto più possibile un danno reputazionale alla Cina e da ultimo, per raccogliere il supporto di partner e alleati. Non solo, la trasparenza assertiva sta alimentato il dibattito nella comunità di intelligence e sicurezza dell’arcipelago, che presa coscienza di diverse vulnerabilità, si sta attivando nel delineare strategie volte alla difesa nazionale, alla cyber sicurezza e allo sfruttamento delle risorse marittime

Le risposte internazionali agli appelli di Manila

A livello internazionale, le tattiche di “Trasparenza assertiva” filippina (definizione ormai quasi diventata gergo comune tra esperti e osservatori) parrebbero al momento riscuotere un certo successo: è ormai prassi usuale da parte di Stati Uniti e alleati regionali ed extra regionali condannare apertamente l’operato cinese nel mare a seguito di ogni incidente, e si è di fatto assistito ad una proliferazione di accordi di cooperazione militare tra Manila e altri Paesi, a diversi livelli. Oltre ad un rafforzamento della cooperazione in materia di difesa con Giappone e Australia, Manila ha attratto l’attenzione di diverse potenze europee, quali Francia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia preoccupate per la stabilità regionale. Tali Paesi hanno esplicitamente mostrato sostegno alle Filippine e firmato o avviato procedure per la negoziazione di diversi memorandum di cooperazione marittima e/o militare con l’arcipelago. In questo, come annunciato lo scorso luglio dall’Ambasciatore italiano a Manila, anche l’Italia parrebbe in fase di negoziazione di un accordo in tal senso, nonostante il perdurare di alcune riserve collegate al fallimento di precedenti operazioni di procurement militare tra i due Paesi.

Se infatti esistono forti preoccupazioni di carattere strategico, questo stato di tensione presenta diverse opportunità: Manila ha deciso di riformare il proprio programma di armamento “Horizon 3”, precedentemente volto ancora in modo preponderante alla difesa da minacce interne (terrorismo, insorgenza) verso la difesa dei confini da minacce esterne. Una “rivoluzione copernicana” per le Forze Armate Filippine (AFP), storicamente carenti in Marina e Aeronautica, che potrà essere possibile soltanto grazie a forniture di veicoli ed equipaggiamenti (verosimilmente in surplus) da parte di potenze occidentali. In questo, la moltiplicazione dei possibili partner è vista anche come una possibilità di alleviare la persistente dipendenza delle AFP dagli approvvigionamenti statunitensi. 

L’ambiguo atteggiamento da parte dell’ASEAN

Il persistere dello stato di tensione, la trasparenza assertiva, il dinamismo nelle relazioni di difesa e il programma di riarmo filippino costituiscono tuttavia un caso alquanto anomalo tra i Paesi del Sud-est Asiatico. Esistono diverse perplessità in seno all’ASEAN circa l’efficacia a lungo termine di queste tattiche, nel perdurare di un atteggiamento volto all’ambiguità da parte di alcuni Stati chiave della regione quali l’Indonesia e la Malesia. E tuttavia, anche se non apertamente ed esplicitamente, il “caso Filippine” parrebbe raccogliere più simpatie rispetto all’apparenza. Prova di ciò può essere rintracciata nel comunicato congiunto rilasciato dai ministri degli esteri dei Paesi ASEAN circa la situazione nel Mar Cinese Meridionale, che di fatto si colloca a sostegno filippino. Forse ancora più rilevanti sono le suggestioni e aperture a possibili codici di condotta “minilaterali” tra paesi ASEAN costieri, nell’impossibilità di concludere un codice di condotta con la Repubblica Popolare. Infine, Filippine e Vietnam hanno recentemente firmato un memorandum per la cooperazione marittima in occasione della visita del presidente filippino Marcos Jr. ad Hanoi. 

Conclusione: “nulla di nuovo” sul Mar Cinese Meridionale?

In conclusione, anche se non vi sarebbe – astrattamente – “nulla di nuovo” sul Mar Cinese Meridionale, nel 2023/2024 l’attivismo filippino rispetto a tale questione ha preso slancio, e quale emergente media potenza, seppure non fondamentale, il suo muoversi tra i vari attori del panorama regionale potrà essere sempre più indicatore del delinearsi di nuove architetture nel Sud-est asiatico. È opinione di chi scrive che, seppure a malincuore, trovandosi costantemente di fronte a minacce quasi-esistenziali, le Filippine sono in prima linea nei tentativi di abbandonare la “paralisi” di meccanismi regionali di cooperazione multilaterale “à la ASEAN” verso un network più “snello, globale e pragmatico” di partnership securitarie. 

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