La strategia asiatico-pacifica di Taiwan

Lo scorso 20 novembre Taiwan ha firmato un Memorandum d’intesa sulla cooperazione  economica globale con l’Indonesia con l’obiettivo di stringere legami più stretti con quel grande paese che avrà un ruolo sempre più cruciale nell’area. Gli strumenti per conseguire le auspicate finalità del MoU sono numerosi: dalla creazione di zone economiche speciali allo sviluppo industriale, dalla promozione degli investimenti reciproci al settore agricolo. Previsti anche corsi di formazione avanzata. Questo accordo ha una notevole rilievo per Taiwan che espressamente vuole supportare i propri investitori nella ricerca e realizzazione di nuove opportunità economiche in Indonesia. Di converso, Giakarta potrà avvalersi – grazie all’avanzato know-how taiwanese all’avanguardia in termini di progresso tecnologico – del contributo di Taipei per migliorare il proprio sviluppo e creare nuove e migliori condizioni di lavoro.

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La notizia, oltre ad essere interessante in sé in quanto evidenzia una volta di più l’effervescenza economica dell’Asia orientale e sud-orientale, porta alla nostra attenzione il tema, di carattere più generale, della strategia di Taiwan a livello internazionale. L’accordo con l’Indonesia si inserisce infatti nella “New Southbound Policy” (NSP), il piano strategico promosso e sostenuto con forza dal governo taiwanese volto a promuovere e a incrementare le relazioni con gli Stati membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), alla quale, oltre all’Indonesia, aderiscono i paesi fondatori, ovvero Filippine, Malesia, Singapore e Thailandia, oltre a Brunei, Vietnam, Myanmar, Laos e Cambogia aggiuntesi progressivamente tra il 1984 e la metà degli anni Novanta. Inoltre all’ASEAN sono associati altri due paesi – Australia e Nuova Zelanda –  che Taiwan ha incluso nella “New Southbound Policy” e con i quali il Governo di Taipei ha sottoscritto accordi quadro analoghi a quello in vigore con Singapore.

La NSP è poi rivolta con speciale sensibilità e impegno ad un’altra potenza emergente quale è l’India, oltre che al Pakistan, allo Sri Lanka, al Bangladesh, al Buthan e al Nepal. Come annunciato la scorsa estate, a margine di una iniziativa per lo sviluppo delle relazioni bilaterali con l’India, Taiwan intende investire nelle economie partner della NSP circa 4 miliardi di dollari, in crescita di oltre il 50 per cento rispetto all’anno scorso. Gli investimenti in entrata sono già aumentati del 15,8%, a 270 milioni di dollari. La volontà taiwanese è di percorrere non solo la strada degli accordi tra governi ma anche quella del sostegno concreto al mondo industriale produttivo. Il più recente esempio significativo è costituito dalla firma, lo scorso 29 novembre, di sei Memorandum of Understanding tra la Federazione nazionale delle industrie di Taiwan e varie associazioni di categoria filippine nei settori dell’elettronica, della produzione di moto e delle materie plastiche. Il rafforzamento della propria posizione in Asia, attraverso la NSB, consente inoltre a Taiwan di poter dialogare in modo ancora più efficace con la grande potenza regionale del Giappone.

Non a caso, sempre pochi giorni orsono, in un periodo di particolare e significativo attivismo politico-diplomatico, Taiwan ha firmato con il Giappone un Accordo e quattro Memorandum of Understanding in occasione dell’annuale vertice economico bilaterale taiwanese-giapponese svoltosi a Taipei. I responsabili dei rispettivi organismi preposti alle relazioni bilaterali, il taiwanese Chiou I-jen e il giapponese Mitsuo Ohashi, hanno firmato questi atti a nome dei rispettivi governi. L’Accordo riguarda il riconoscimento reciproco delle società di qualità, mentre i quattro MoU prevedono la collaborazione sui sistemi di costruzione per il controllo della qualità delle apparecchiature mediche, lo scambio di informazioni su file e dati, il sostegno e la promozione delle piccole e medie imprese, la costituzione in joint venture di una piattaforma di ricerca aziendale per giovani studiosi dei due paesi.

La strategia taiwanese si sostanzia non solo di accordi bilaterali ma anche di un impegno crescente per fronteggiare il gravissimo e sempre più violento ostracismo messo in campo, in molti fori internazionali, dalla Cina comunista con tutto il suo peso ricattatorio. In questo contesto si è inquadrata la recente partecipazione di Taiwan al vertice annuale della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC, di cui Taiwan fa parte dalla fondazione nel 1989), svoltosi in Papua Nuova Guinea. In quella solenne occasione Taiwan ha potuto mettere in risalto il proprio fondamentale
contributo allo sviluppo regionale, gestendo insieme ad alcuni altri Stati di primo piano (Russia, Thailandia, Malesia e Cile) programmi di sviluppo nel campo digitale. Non a caso all’indomani del vertice APEC il Primo Ministro di Taiwan, Lai Ching-te, ha confermato la volontà del proprio paese di aderire al secondo round dei negoziati di adesione per l’Accordo globale e progressivo per il Partenariato Transpacifico, che dovrebbe entrare in vigore alla fine di quest’anno. L’intento è quindi di non risparmiare alcuno sforzo per intensificare la collaborazione bilaterale e multilaterale volta a dare maggiore sostanza e rilievo al contributo taiwanese alle attività e ai progetti dell’APEC.