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TematicheStati Uniti e Nord AmericaUn dialogo tra sordi: Stati Uniti e Ucraina

Un dialogo tra sordi: Stati Uniti e Ucraina

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Tra il 18 e il 21 gennaio, qualche giorno dopo le intensive sessioni diplomatiche tra Russia, Stati Uniti e gli alleati europei, il Segretario di Stato statunitense è tornato in Europa recandosi in visita a Kiev, Berlino e Ginevra per discutere ancora una volta di come fronteggiare la minaccia che la Russia rappresenta per l’Ucraina.

Articolo precedentemente pubblicato nel ventiduesimo numero della newsletter “A Stelle e Strisce”. Iscriviti qui

Ucraina

Nella capitale ucraina, Blinken ha incontrato il presidente Zelensky e il suo omologo Kuleba per rafforzare l’impegno statunitense a sostegno della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina. In quest’occasione, il Segretario di Stato ha ribadito con forza che se l’aggressività del grande orso si trasformerà in aggressione questa sarà incontrata da sanzioni, dal rafforzamento della presenza NATO nelle aree esposte alle ingerenze russe e dall’aumento dell’assistenza difensiva all’Ucraina. Secondo quanto emerso dalle parole del portavoce del Dipartimento di Stato, qualunque effrazione da parte del Cremlino scatenerebbe le sanzioni massime imponibili alla Russia. Il tempo della gradualità sarebbe finito e, se una decisione così radicale potrebbero sembrare non particolarmente strategica è perché non risponderebbe alla volontà di infliggere una punizione alla Russia, quanto all’intento di esperire tutti gli strumenti disponibili per deterrere la Russia e, in secondo atto, contenerla. Sul versante ucraino, per il presidente il supporto statunitense non è solamente un indicatore dei piani ucraini di accesso alla NATO, ma è altresì uno strumento per modernizzare 

l’esercito nazionale.

Germania

Il viaggio di Blinken è proseguito a Berlino, tappa fondamentale per discutere i recenti sforzi diplomatici con la Russia, e la prontezza a imporre conseguenze significative e costi severi al Cremlino per spingere quest’ultima a ridurre la tensione. Il ministro degli esteri Baerbock ha riaffermato la coesione che lega gli alleati occidentali nel fronteggiare la Russia. Il dialogo con il Cancelliere Sholz ha inevitabilmente coinvolto l’iniziativa Nordstream 2. Infatti, la Germania potrebbe vagliare l’opzione di chiudere il gasdotto, non ancora in funzione, in caso di invasione dell’Ucraina. Tra i temi del dibattito sono stati menzionati anche la Cina e l’Accordo sul Nucleare Iraniano le cui negoziazioni sono in corso.

Svizzera

In parallelo, il Segretario di Stato ha dialogato con il suo omologo russo Lavrov, in cui è stata reiterata l’importanza della riduzione delle tensioni al confine con l’Ucraina. I due diplomatici hanno concordato un incontro a Ginevra aveva anticipato da Washington, un funzionario del Dipartimento di Stato. L’incontro si è articolato attorno alle garanzie formali di sicurezza in Europa che Mosca ha richiesto a Stati Uniti e NATO in relazione alle zone di influenza. Le richieste russe comprendono anche il ritiro delle truppe NATO dalla Romania e dalla Bulgaria, che ha scatenato la reazione di Bucarest che ha definito la richiesta inaccettabile e non un oggetto di negoziati.

A margine dell’incontro, Lavrov e Blinken hanno riferito che gli Stati Uniti avrebbero condiviso delle risposte in forma scritta. Questo, consegnato martedì scorso per mano dell’ambasciatore Sullivan, ha raccolto le preoccupazioni dell’Occidente in relazione alla postura russa e le proposte su aree di potenziale dialogo. Secondo le dichiarazioni del Portavoce del Dipartimento di Stato, il documento dà voce al timore sotteso ma principale, ossia che a essere a tiro non siano solo la sovranità e l’integrità territoriale ucraine quanto il diritto degli stati di scegliere i propri accordi e alleanze. Ancora una volta, gli Stati Uniti sono tornati sul tema della trasparenza reciproca degli intenti in Ucraina e su altri tavoli. Tuttavia, è stato precisato che il documento non verte su delle concessioni dagli Stati Uniti alla Russia, le porte della NATO sono aperte e tali rimarranno.

A seguito dell’incontro con il suo omologo russo, Blinken ha precisato l’intenzione statunitense di determinare se la Russia fosse pronta a proseguire lungo il cammino diplomatico insieme agli altri passi necessari per giungere alla de-escalation del conflitto. Il colloquio è stato, nelle parole del Segretario di Stato, onesto e concreto. A dispetto della gaffe del presidente Biden qualche giorno prima, il diplomatico statunitense ha dichiarato che qualunque movimento delle truppe russe nel confine ucraino sarà considerato una rinnovata aggressione e, in quanto tale, incorrerà nella reazione degli Stati Uniti e degli alleati uniti. La preoccupazione condivisa da Blinken con Lavrov riguarda un’eventuale rottura della pace e della sicurezza non solo in Ucraina, ma anche in Europa e, dunque, nel mondo.

In generale, sembra essere stato un incontro propositivo in cui gli Stati Uniti hanno avanzato delle proposte di concerto con gli alleati per abbassare le tensioni. Benché non si tratti di negoziazioni, si è avvenuto uno scambio di idee e ancora una volta, ha concesso Blinken, la palla è nel cortile russo. Il Cremlino può adesso decidere se intraprendere il percorso della democrazia e della pace o proseguire lungo il sentiero che porterà alla violenza e alle conseguenze, ma alla fine del sentiero – ha ribadito Blinken – gli Stati Uniti sosterranno sempre l’Ucraina. La possibilità del dialogo rimane sempre aperta finché la Russia non farà la sua scelta e ciò è testimoniato dal dialogo sull’Iran.

A latere

L’apertura alla diplomazia non è tuttavia catalizzatrice di tutti gli sforzi e dunque sono al vaglio anche opzioni militari. Il Segretario della Difesa Austin III ha dichiarato che 8.500 soldati sono pronti a essere dispiegati in Ucraina come parte della NATO Response Force, costituita da 40mila soldati su base multinazionale e multidominio. Se il reparto fosse attivato, l’ordine di Austin permetterebbe agli Stati Uniti il dispiegamento di ulteriori team di combattimento e unità specializzate in logistica, aviazione, intelligence, sorveglianza e riconoscimento, e trasporto. L’ordine sembrerebbe riaffermare il rapporto tra Stati Uniti e NATO, tuttavia, nessuna decisione circa il dispiegamento è stata raggiunta. Le forze, alcune delle quali erano già state precedentemente allertate, necessiterebbero di norma 5 ai 10 giorni per essere pienamente operative, ma l’ordine – se verrà – è di essere pronte in 5 giorni.

Gli incontri diplomatici sono stati incorniciati anche da azioni tese a smantellare la campagna russa di destabilizzazione in Ucraina. Secondo un comunicato del Dipartimento di Stato, la Russia starebbe arruolando, attraverso il Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa, entità già sanzionata, civili ucraini che ricoprono cariche strategiche per carpire informazioni sensibili e creare instabilità in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno pertanto sanzionato quattro individui, due dei quali membri del Parlamento nazionale ucraina. La disinformazione è infatti una delle tattiche a cui la Russia ricorre. Secondo il Dipartimento di Stato vi sarebbero delle narrative disinformative ricorrenti utilizzate dalla Russia. In primis, la Russia si percepisce come una vittima innocente della russofobia occidentale. In secondo luogo, la Russia perpetra la disinformazione con il revisionismo storico, distorcendo la storia per rispondere alle esigenze del Cremlino. Ad esempio, nel 2020, nel tentativo di razionalizzare e ridurre il ruolo della partecipazione di Stalin alla Seconda Guerra Mondiale, Putin ha pubblicato una versione non veritiera dell’inizio della Guerra addossando gran parte della responsabilità ad altri attori. Inoltre, la Russia perora il collasso imminente della civiltà occidentale perché difensore del multiculturalismo e della parità di genere. In ultimo, il Cremlino insinuerebbe confusione e creerebbe scenari multipli quando le informazioni vanno a suo discapito. Secondo il King’s College di Londra, in riferimento al caso Skripal, il Cremlino avrebbe diffuso 138 narrative contraddittorie in 735 articoli.

Inoltre, il 21 gennaio l’ambasciata degli Stati Uniti d’America presso l’Italia con sede a Roma ha diffuso un documento del Dipartimento di Stato dal titolo “Come la Russia conduce operazioni false flag”. Stando a quanto emerge dal documento, la Russia sta tentando di dipingere l’Ucraina come l’aggressore attraverso una campagna di disinformazione sui social. Il Portavoce del Cremlino ha smentito le affermazioni perché infondate e ha rinsaldato le dichiarazioni pubblicando “La falsa bandiera degli USA” in cui il documento pubblicato da Washington è apostrofato come un “ennesimo esempio di propaganda semi-militare statunitense”. La contro-risposta russa è corredata da alcuni esempi di sofisticate operazioni “sotto falsa bandiera” come, ad esempio, il discorso del Segretario di Stato Colin Powell alle Nazioni Unite nel 2003 quando agitava energicamente una fiala con polvere bianca a conferma del possesso da parte dell’Iraq di armi di distruzione di massa. Tra accuse e reazioni, Stati Uniti e Russia continuano a non dialogare, a non capirsi perseguendo il loro dialogo tra sordi, ma mentre i toni si surriscaldano è proprio l’Ucraina a voler circoscrivere il fuoco.

L’imminenza del conflitto secondo Zelensky

Mentre Biden si è precitato più volte a definire il conflitto come imminente, il presidente ucraino Zelensky non è pienamente d’accordo. Laddove gli Stati Uniti puntano su una retorica polarizzante, anche se non è chiaro quanto ciò sia suffragato dall’intelligence, adesso il governo ucraino tende a ridimensionare i termini per descrivere lo stato dell’ammassamento delle truppe russe ai confini dell’Ucraina. Nonostante la prossimità della minaccia, secondo Zelensky, queste rimangono insufficienti per un’offensiva poderosa né sono stati costituiti i gruppi d’attacco. È stato anche chiarito come il ritiro di parte del personale diplomatico statunitense dall’Ucraina sia limitato solamente al personale non necessario, e non sia direttamente ascrivibile a una situazione securitaria in peggioramento.

I venti di guerra che sembrano tirare sempre più forti si ripercuotono sui mercati finanziari e raffreddano le intenzioni di eventuali investitori, ciò giustifica l’urgenza del governo ucraino nel precisare lo stato dell’arte. A sostegno della visione ucraina sono intervenuti anche i vertici del Pentagono che hanno dichiarato che il conflitto non è ineluttabile, sempre che la Russia scelga la via diplomatica. Allo stesso tempo è condivisibile l’osservazione della Vicesegretaria di Stato Sherman che, presenziando al forum di strategia europea di Yalta, ha sostenuto che esistono tutte le indicazioni per un uso della forza militare da parte della Russia, in qualche momento, presumibilmente entro la metà di febbraio.

E pure bisogna considerare che, se da una parte il presidente Biden si è lasciato andare a qualche strafalcione circa l’entità che l’invasione russa dovrebbe assumere per scatenare la reazione occidentale, dall’altra il Segretario di Stato Blinken e l’Amministrazione democratica sono stati estremamente controllati nel rilasciare delle dichiarazioni risolute e chiare, talvolta ridondanti. E tuttavia il tema principale rimane intraducibile mentre si ricorre spesso al mantra che l’unico a sapere cosa voglia fare Vladimir Putin è Vladimir Putin.

I monologhi di Stati Uniti e Russia

I summit e gli incontri diplomatici che si sono susseguiti e quelli che si susseguiranno rimangono vittime di un’incomprensione di fondo: l’interpretazione attribuita dalle due parti alla natura degli incontri. Laddove per gli Stati Uniti e per la NATO, i contatti delle settimane trascorse fungono da promotori del dialogo con Mosca per ridimensionare l’escalation militare in Ucraina e dibattere di altri dossier, la Russia interpreta questi colloqui come momenti per discutere le garanzie di sicurezza richieste dal Cremlino. La Casa Bianca però guarda anche altrove e, consapevole della competizione tra grandi potenze, non intende modificare la strategia di confronto con la Cina che non può subire alcun detour.

In preda a tale disallineamento nel confronto tra Russia e Stati Uniti, siede l’Europa. Nell’ottica della competizione tra grandi potenze, l’Europa non può essere teatro di tensioni o scontri. Si tratta, a ben notare, di un’Europa che talvolta è un’unione solo sulla carta. Nonostante i progressi istituzionali rimane fuorviante parlare di un attore geopolitico in Europa. Di questo quadro ha una visione completa la Russia che, minacciando di minare la sicurezza europea, riesce a vedersi riconosciuta una temporanea importanza di status in Europa da parte degli Stati Uniti, la stessa che non gli viene riconosciuta sullo scacchiere internazionale. Ciò rinsalda la visione di Mosca, che si considera nuovamente una potenza globale, impossibile da ignorare. Non è casuale che rispetto e considerazione per gli interessi nazionali russi sia la richiesta del Ministro degli Esteri russo Lavrov. Le pretese avanzate dalla Russia circa la circoscrizione del raggio d’azione dell’Alleanza Atlantica in Europa orientale e nel Caucaso, benché non accettabili, sono funzionali a riaffermare la volontà russa di riconoscimento del proprio status in un momento in cui gli Stati Uniti potrebbero apparire in ritirata e frammentati al proprio interno.
Ogni meeting futuro potrebbe essere più proficuo se chi siede al tavolo tra gli occidentali fosse consapevole che l’Ucraina e la sua possibile invasione sono un’altra narrazione costruita da Putin per ravvivare il dialogo bilaterale con gli Stati Uniti circa lo status di potenza e tenere lontana dal dibattito l’Europa e se si prendesse atto che il ruolo egemonico e, di riflesso, l’espansionismo della NATO non sono inevitabili. Stati Uniti e Russia parlano di Ucraina, ma Ucraina è la parola in codice. L’unico tema che conta è il ruolo della Russia nel mondo.

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