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TematicheStati Uniti e Nord AmericaGli Stati Uniti e il possibile post-Roe vs Wade

Gli Stati Uniti e il possibile post-Roe vs Wade

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A quasi 50 anni dal giudizio della Corte Suprema degli Stati Uniti, quest’ultima potrebbe decidere di ribaltare la sentenza Roe vs Wade, mettendo così a rischio il diritto all’aborto in molti stati. Cosa resta da fare ai Democratici per continuare a garantire questo dritto alle donne americane?

Articolo precedentemente pubblicato nel ventisettesimo numero della newsletter “A Stelle e Strisce”. Iscriviti qui

Verso le 3 italiane del 3 maggio, una notizia ha colpito l’opinione pubblica americana. Forse la notizia politica-giuridica più importante dell’anno: si annunciava che ad un giornalista del bureau americano di Politico fosse arrivata una copia di bozza di una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Già questo accadimento sarebbe stato storico, dato che una fuga di notizie di tale portata su una decisione ancora non ufficiale della più importante corte degli Stati Uniti non si era mai verificata in tutta la sua storia. Ancor più rivoluzionario è, tuttavia, l’argomento di quella bozza. Il leak in questione, infatti, riguarda la bozza completa del verdetto di maggioranza scritta dal giudice Alito sul caso Dobbs vs Jackson Women’s Health Organization. Il caso tratta di alcune leggi anti abortiste nel Mississippi di cui un’associazione per la salute delle donne contesta l’incostituzionalità. Tuttavia, Alito e altri 4 giudici considerabili conservatori (Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett) non solo si sarebbero espressi a favore della costituzionalità di quelle leggi, ma avrebbero anche dato parere positivo al sovvertimento del più importante precedente giuridico sull’argomento, ovvero Roe vs Wade, il verdetto che nel 1973 riconobbe il diritto all’aborto come costituzionalmente garantito e quindi inalienabile.

Il giudice a capo della Corte, John Roberts, generalmente considerato conservatore, a poche ore dallo scoop ha fatto trapelare alla CNN di non supportare la posizione espressa nella bozza, che presumibilmente quindi al momento riscuoterebbe una maggioranza di 5 a 4. Nella giornata successiva, invece, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale a nome della Corte, confermando la veridicità del documento ma chiarendo che non necessariamente rispecchierebbe le posizioni finali dei giudici. Si ipotizza che la decisione sarebbe stata ufficializzata con tutta probabilità intorno al mese di giugno, tuttavia, questo sviluppo potrebbe accelerare la situazione. Roberts ha inoltre dichiarato nel comunicato di avere intenzione di avviare un’inchiesta per individuare e punire il responsabile del tradimento della fiducia della corte, che ha definito come “eclatante e singolare”. 

Anche la reazione dei principali esponenti del Grand Old Party, che ha sempre inserito l’abolizione di Roe vs Wade nella propria piattaforma elettorale, si è concentrata più sulla seria gravità di una fuga di notizie del genere piuttosto che sul festeggiare quello che dovrebbe essere un proprio traguardo politico. Questa risposta repubblicana può avere due ragioni fondamentali: in principio, è comune che i giudici della Corte Suprema cambino idea durante i mesi precedenti alla pubblicazione di una sentenza (famoso è il caso proprio del giudice Roberts sulla costituzionalità dell’Obamacare nel 2012) e la pubblicazione anticipata potrebbe sottoporre i membri della corte a una pressione mediatica-politica tale da portarli a riconsiderare le proprie posizioni (questo è proprio quello che sembra temere Mitch McConnell, capo della minoranza GOP al senato). Va in secondo luogo considerato il possibile effetto elettorale che potrebbe portare questa decisione qualora ufficializzata. Per quanto il partito Repubblicano sia par exellance il partito delle più radicali frange di popolazione evangelica, perfino fra i suoi votanti un’abolizione del precedente sul diritto all’aborto è impopolare. Ad esempio, un sondaggio di gennaio rivela che il 72% degli americani sarebbe contrario a questo scenario, tra cui il 45% degli affiliati al GOP e il 69% degli indipendenti, gruppo dalla demografia chiave nelle elezioni più in bilico. La paura dei repubblicani è quella che il trend della campagna elettorale dei Midterm, finora a loro favorevole per via della scarsa popolarità di Biden, possa essere invertito da una campagna dem che punti sulla paura di vedere l’aborto abolito nel proprio stato o a livello federale in base al successo elettorale che otterrebbe il GOP il prossimo novembre. Il capo della campagna democratica per la Camera, il deputato di New York Sean Patrick Maloney, ha già definito il diritto d’aborto “la scelta centrale delle elezioni del 2022”.

Infatti, senza Roe vs Wade, qualsiasi camera statale potrebbe essere libera di legiferare sull’aborto come meglio crede, perfino vietandolo a prescindere dalle circostanze. Almeno 13 stati tipicamente a maggioranza repubblicana si sono già mossi in questa direzione, negli anni scorsi, approvando le cosiddette “trigger laws”, leggi che, proprio in caso di abolizione di Roe vs Wade, diventerebbero automaticamente vigenti, bandendo l’aborto senza richieder ulteriore legislazione. Alabama, Louisiana, Tennessee e West Virginia hanno perfino inserito clausole nelle proprie costituzioni che proibirebbero ulteriori leggi a favore dell’aborto. Molti altri stati rischiano di finire in una situazione simile per via della maggioranza repubblicana che già presentano o potrebbero presentare dopo le future elezioni, come nel caso di Florida, Indiana, Montana e Nebraska. 

Consci di ciò, la risposta dei democratici volta a continuare a garantire il diritto all’aborto a più donne possibili non si è fatta attendere. Uno dei primi a reagire alla notizia è stato il senatore progressista del Vermont Bernie Sanders, che si espresso a favore della soluzione più diretta ma al momento probabilmente poco percorribile: ha dichiarato che è necessario fare quello che nessun congresso americano è riuscito a fare dalla storica sentenza di 48 anni prima, ovvero tramutare in legge il diritto all’aborto per evitare che sia sancito solamente dall’adesso fragile precedente giuridico. Questa soluzione è stata poi condivisa da molti membri dem della camera di alto profilo come la deputata Alexandra Ocasio Cortez e Amy Klobuchar. Per riuscirci, tuttavia, bisognerebbe superare l’empasse del Filibustering al senato, visto che un compromesso bipartisan sul tema sembra impossibile. Il senatore Sanders ha fatto capire che la gravità di tale situazione giustificherebbe l’adozione dell’opzione nucleare, ovvero l’abolizione permanente, attuale a maggioranza semplice, dell’ostruzionismo al senato. La dichiarazione ufficiale di Biden, giunta qualche ora più tardi, non è molto ottimista sulla riuscita di questo piano, facendo un appello invece per eleggere membri del congresso pro-scelta. Nei fatti, in realtà, una legge che codificherebbe il diritto all’aborto è stata già approvata alla camera ma al senato non è riuscita a riscuotere il voto di neanche tutti di democratici: il senatore del West Virginia Manchin, uno degli aghi della bilancia delle politiche di questa amministrazione, ha votato contro insieme ai repubblicani e quindi probabilmente non voterebbe per rimuovere il filibustering per una proposta del genere. L’altro ago della bilancia, la senatrice Synema dell’Arizona, ha pubblicato una dichiarazione abbastanza criptica, in cui condanna il possibile verdetto ma non sembra cambiare la propria posizione secondo la quale abolire il filibustering sarebbe troppo pericoloso in vista di una futura maggioranza repubblicana. 

Gli unici membri del Senato provenienti dal Partito Repubblicano che sembrano disposti al compromesso paiono essere, ancora una volta, la senatrice Collins del Maine e la Murkowski dall’Alaska. Già conosciute per essere fra gli esponenti più centristi del GOP e per aver votato a favore della condanna di Trump durante il secondo processo di impeachment, hanno entrambe votato contro la precedente proposta dem per il diritto all’aborto. Tuttavia, si sono dette disponibili a votare un provvedimento più bipartisan, ovvero che, ad esempio, contenga più clausole per eventuali esenzioni religiose, provvedimento che loro hanno già presentato al senato a febbraio. Nonostante la loro disponibilità, un provvedimento del genere è comunque molto lontano dall’essere approvato, visto che avrebbe comunque bisogno di 60 senatori favorevoli, poiché è inimmaginabile che due senatrici repubblicane votino per abolire l’ostruzionismo mentre la maggioranza è ancora in mano all’altro partito. In ogni modo, la Collins ha dichiarato che, se la decisione venisse confermata, sentirebbe tradita la sua fiducia nei giudici Kavanaugh e Gorsuch, dato che proprio loro avevano affermato di non voler sovvertire Roe durante le proprie interrogazioni al Senato per essere confermati alla Corte Suprema. 

Chuck Schumer, comunque, leader della maggioranza democratica al Senato, ha già detto che vuole sottoporre di nuovo la legge dem sull’aborto al voto dell’alta camera del Congresso. Un voto puramente simbolico, probabilmente, poiché dei numeri necessari per approvarla non sembra vedersi neanche l’ombra. 

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