0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheStati Uniti e Nord AmericaLe midterm elections: come cambia l’assetto politico della potenza...

Le midterm elections: come cambia l’assetto politico della potenza a stelle e strisce

-

Le midterm elections si avvicinano ed evidenziano l’accentuata polarizzazione che divide la società americana. I cittadini americani, messi in ginocchio dall’inflazione e dalla crisi economica, hanno perso fiducia nei Democratici, mentre i Repubblicani guadagnano sempre più consensi.

Che cosa sono le midterm elections e per chi si vota

Uno degli eventi più importanti della politica americana è alle porte: l’8 novembre si terranno le midterm elections, ovvero le elezioni di metà mandato. A due anni esatti dall’elezione del Presidente, si eleggono i membri di tutta la Camera dei Rappresentanti, parte del Senato, 34 senatori su 100 e 36 dei 50 governatori del Paese. La Camera dei Rappresentanti, nota come Camera bassa, è composta da 435 membri, ognuno dei quali viene eletto ogni due anni. Il numero di deputati per Stato è proporzionale alla popolazione e ogni candidato deve avere più di 25 anni, risiedere nello Stato che si intende rappresentare e vivere da più di 7 anni negli Stati Uniti. Il Senato, invece, viene rinnovato soltanto per un terzo dei suoi componenti, la cui carica ha una durata di sei anni. Ogni Stato è rappresentato da due senatori, i quali devono risiedere nello Stato che rappresentano, avere più di 30 anni e disporre della cittadinanza americana da più di 9 anni. La Costituzione degli Stati Uniti sancisce inoltre che il Vicepresidente degli Stati Uniti sarà anche Presidente del Senato, ma non avrà diritto di voto, se non in caso di parità. Camera e Senato, insieme a 6 delegati non aventi diritto di voto, compongono il Congresso e lo rendono un Parlamento con bicameralismo perfetto. I governatori rimangono in carica quattro anni, per cui la loro elezione coincide con quella presidenziale, ad eccezione dei governatori del New Hampshire e Vermont che vengono eletti ogni due anni. Infine, a livello locale, si vota per alcuni rappresentanti delle assemblee legislative degli Stati membri e delle contee e per alcune cariche di sindaco in città più o meno importanti. A differenza del sistema utilizzato per le presidenziali, vale a dire il sistema dei collegi e dei Grandi Elettori, alle elezioni midterm i cittadini americani votano direttamente per i loro rappresentanti.

La rimonta dei Repubblicani

La sconfitta del partito in carica alle midterm è un elemento quasi fisiologico della politica americana. Oggigiorno i sondaggi restituiscono uno scenario abbastanza sfavorevole per i Democratici e quindi per Biden: l’attuale Congresso è formato da una Camera a maggioranza democratica con 221 democratici e 212 repubblicani ma tale assetto probabilmente non sarà riconfermato. A fine estate, l’Economist riportava i democratici in una posizione tutto sommato di vantaggio, posizione che è stata ribaltata dai Repubblicani soltanto nelle ultime settimane, tanto che tutti i sondaggi danno oramai per rossa la Camera dei Rappresentanti. Un partito per avere la maggioranza alla Camera deve riuscire ad ottenere almeno 218 seggi su 435 e, ad oggi, i sondaggi riconoscono 216 seggi ai Repubblicani e 199 ai Democratici. Al Senato invece la situazione è completamente in bilico. FiveThirtyEight, uno dei centri di analisi statistica più influenti del Paese, prevede l’elezione di 55 senatori Repubblicani e 45 Democratici. La competizione attualmente si sta giocando nei cosiddetti “Swing States”, ovvero quegli Stati in bilico dove si determinerà l’esito delle elezioni del Senato e delle midterm in generale. Solitamente gli Swing States sono sei: Georgia, Nevada, Wisconsin, Pennsylvania, Arizona e Michigan. Ma a quest’elezione, sono attualmente in bilico solo Georgia e Nevada, dove sono favoriti comunque due candidati repubblicani, mentre Wisconsin e in Pennsylvania sono protagonisti di una competizione serrata tra i due candidati.

Per comprendere appieno le dinamiche interne al paese è necessario osservare in che modo i Repubblicani stanno riguadagnando consensi. Alle presidenziali del 2020, oltre 70 milioni di cittadini hanno votato per il Partito Repubblicano ed è un dato da non sottovalutare. La tattica dei Repubblicani consiste nel dedicarsi totalmente ai temi attualmente più cari agli americani, cioè inflazione ed economia. In un ulteriore sondaggio condotto dal New York Times in collaborazione con il Sienna College, si stima che il 49% dei cittadini è intenzionato a votare per i Repubblicani, mentre il 45% per i Democratici. Da settembre, lo scenario per i Repubblicani è migliorato poiché la percentuale di coloro che ritengono che le questioni economiche siano vitali per il Paese è passata dal 36% al 44%. In buona sostanza il GOP guadagna consensi anche perché la popolazione non è soddisfatta dell’operato di Biden. Il 45% di coloro che voteranno è fortemente insoddisfatto del suo operato e il 90% di questi dichiara di votare per un candidato repubblicano. I Repubblicani intendono dimostrare in sintesi che, a differenza dei democratici, comprendono quali sono le esigenze della popolazione e questa tattica apparentemente molto semplice sta riportando in realtà molti successi.

Le midterm e l’operato del Presidente

 Il Congresso è l’organo che promulga le leggi federali che riguardano gli aspetti della vita quotidiana dei cittadini, si occupa di finanziare programmi e progetti, attua le audizioni durante il processo legislativo e, in alcuni casi, svolge una funzione di controllo diretto sull’esecutivo. Oltre ad avere un impatto fondamentale sulla vita legislativa del Paese, è il Congresso a decidere se rinviare o meno le proposte del Presidente. I poteri di quest’ultimo non sono illimitati, anzi, il Presidente è fortemente limitato dal Congresso e qualora alle midterms non venisse riconfermato il suo stesso partito, il Presidente può cadere in una sorta di immobilismo politico e addirittura vedere a rischio la propria agenda politica. Nel 2014, ad esempio, dopo che i Repubblicani vinsero alle midterm, la coabitazione tra Casa Bianca e Congresso non fu per nulla semplice. Da allora Obama fu spesso vittima di ostruzionismo, soprattutto per le sue proposte per un controllo più severo sull’acquisto di armi, e talvolta costretto ad apporre il suo veto ad alcune leggi. Questo è il caso della legge che avrebbe garantito la costruzione di un oleodotto che avrebbe trasportato il petrolio estratto ad Alberta negli Stati Uniti – provvedimento fortemente voluto dai Repubblicani e da TransCanada, che ancora non è stato realizzato.

L’impatto delle midterm sulle future elezioni presidenziali

Le midterm ricoprono un ruolo fondamentale nella vita politica americana poiché iniziano a plasmare quella che sarà la futura campagna presidenziale. Oggi, i candidati repubblicani che hanno vinto le primarie del loro partito in queste elezioni, ribadiscono una solida fede volta all’ormai famoso motto MAGA (Make America Great Again). Ciò suggerisce che Trump continua ad esercitare una notevole influenza sul Partito. La narrazione trumpiana delle elezioni rubate nel 2020 continua a risuonare con forza sia tra l’elettorato che tra le cariche più alte del partito e lo scandalo dei file top secret sequestrati nella sua residenza a Mar-a-Lago non ha impattato minimamente le prossime elezioni. I Repubblicani che si sono distaccati da Trump rappresentano un numero esiguo e coloro che hanno perso in queste primarie, come coloro che hanno votato per il suo impeachment, hanno perso sempre contro un candidato trumpiano. Questi non sono tempi normali e queste non sono midterm normali ribadisce Bernie Sanders in un video pubblicato pochi giorni fa sui suoi canali social. Biden certamente non rischia di perdere il suo ruolo, tuttavia un Congresso a maggioranza repubblicana non gli renderà semplice governare e legiferare. In definitiva, l’esito di queste elezioni suggerirà la postura che gli Stati Uniti assumerà nei prossimi due anni. Qualsiasi sarà il risultato delle prossime elezioni, nei prossimi due anni sarà richiesto un grande sforzo da parte di Biden considerate le sfide che deve e dovrà affrontare.

Corsi Online

Articoli Correlati

“Buy american”: Joe Biden si è “Trumpizzato”? Intervista a Gabriele Natalizia

Il nostro coordinatore Gabriele Natalizia, professore associato del Dipartimento di Scienze Politiche presso Sapienza Università di Roma, è intervenuto...

Cina e Russia: accordi e strategie nel “Grande Gioco” per l’heartland centroasiatico

Il ritiro americano dall’Afghanistan, anticipato rispetto alla data prefissata per l’11 settembre 2021, è stato accompagnato dall’avanzata dei talebani...

L’agency Africana nella partita energetica: un anno di rinnovamento per le relazioni tra Europa e Africa?

Il conflitto russo-ucraino e la lotta ai cambiamenti climatici hanno segnato la competizione geopolitica in Africa in materia di...

I risultati definitivi delle midterm americane: uno sguardo dall’Europa

Le midterm del 2022, in occasione delle quali alcuni media pronosticavano un’onda rossa capace di ostacolare l’agenda Biden, hanno...