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Stati Uniti e Messico: il traffico di armi e munizioni

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Una delle questioni più dibattute e controverse sia negli Stati Uniti che in Messico è il micidiale traffico di armi e relativo munizionamento dagli Stati Uniti in direzione dei narco-cartelli e delle gang criminali. Tema ogni anno sempre più rilevante essendo un traffico che vede coinvolte persone e aziende, ‘colletti bianchi’, persone insospettabili, accanto ai membri dei cartelli criminali: un motore, ben oliato, di connessioni intricate e che produce ogni anno un giro di affari vertiginoso.

I proventi dei traffici di droga in parte vengono ‘investiti’ nell’acquisto di armi e relative munizioni da parte dei cartelli messicani, colombiani, brasiliani, ecuadoriani e delle gangs centro-americane. Come noto una facilità di acquisto permessa dalle leggi federali e statali, ed è anche agevolata dagli scarsissimi controlli nelle fiere, in quegli eventi che hanno oggetto la vendita di armi seminuove, un mercato molto vasto questo del ‘second-hand’. Ma non è tutta qui la spiegazione di questa piaga. 

Una delle indagini sul campo più accurate degli ultimi anni è stata condotta dal reporter Ioan Grillo che l’ha poi riportata, nel 2021, nel suo libro “Blood, Gun, Money”. Dal suo lavoro emerge tutto un mondo del commercio delle armi da fuoco con tantissimi attori di cui si conosce molto poco al di fuori della cerchia di quelle agenzie di pubblica sicurezza dedite a contrastare questo commercio. 

Nella sua ricerca Ioan Grillo ha evidenziato il fenomeno molto diffuso delle teste di legno, dei tanti prestanome (straw men) che offrono la loro collaborazione per l’acquisto per conto dei criminali: ”vi sono dei network di soggetti che operano in questa veste, applicando tariffe che variano dai 50 ai 100 dollari per ogni arma.” 

In questo ambito, per esempio, nel 2022 è stata smantellata dalle autorità federali la rete gestita da Charles Anthony Lecara, con una grossa operazione congiunta tra la ICE (Immigration and Customs Enforcement’s), la Homeland Security Investigations, L’ATF (Bureau Alcohol, Tobacco, Firearms, Explosives) e l’assistenza delle forze dell’ordine texane. Questo network criminale era attivo soprattutto nel sud del Texas. 

Un’operazione simile aveva portato nel 2018 alla condanna di 10 persone, tutte residenti in Texas, per l’acquisto e il successivo smercio a uomini dei cartelli messicani di 55 armi da fuoco. E’ un fenomeno talmente ampio che richiede indagini accurate e lunghe, ed anche ‘creative’ come quella che l’ATF lanciò tra il 2009 e il 2011, battezzata “Fast and Furious“, ma che non andò come sperato e si risolse purtroppo in pessima figura di immagine. L’idea alla base era stata quella di organizzare delle vendite di armi per tracciarne tutto il percorso e risalire così ai venditori. 

Altro fronte aperto che consente flusso di armi è le cosiddette ‘armi fantasma’, Grillo scrive che: ”sono armi assemblate in Venezuela e Brasile ma con le singole componenti acquistate negli Stati Uniti”. Questo è un ulteriore mercato con numeri importanti. I dati della ATF parlano di sequestri di oltre 20mila pezzi a partire dal 2021, dieci volte rispetto ai sequestri effettuati nel solo 2016. 

Queste ghost guns sono un grosso buco nero per gli investigatori e sono state oggetto di particolare attenzione con l’Amministrazione di Joe Biden al fine di ostacolare il più possibile il traffico nel 2022 sono state varate delle norme specifiche in merito che impediscono ai produttori di vendere i kit (i pezzi separati dall’arma) senza controlli a priori, dato che il problema principale per gli investigatori è l’assenza di qualsivoglia numero di matricola nelle armi assemblate. Con queste norme i kit sono stati assimilati ad armi da fuoco e quindi soggetti alle stesse norme. Le proteste da parte dei produttori furono immediate e proseguono tutt’oggi cercando di invalidare, senza successo, la normativa. 

Il sito specializzato Insight Crime nei suoi lavori sul traffico di armi, cita sempre la normativa statunitense che consente acquisto di pistole e fucili a privati cittadini senza controlli di fatto, norme che sono state un po’ irrigidite dopo i tanti tragici mass-shooters, tuttavia il fenomeno ha una grande ampiezza dove il contributo dei prestanome, delle armi assemblate, dell’utilizzo del dark web, giocano un peso davvero determinante. L’utilizzo spregiudicato del dark web, quella parte di Internet con zero controlli, da parte delle mafie e dei vari cartelli è stato più volte denunciato anche da un magistrato come Nicola Gratteri, specializzato nella lotta alle mafie. 

Scrive ancora Grillo:” il traffico di armi è davvero enorme, tra il 2010 e il 2020 secondo le autorità di Città del Messico sono giunte in suolo messicano oltre 2,5 milioni tra pistole, fucili di assalto (come gli AR-15), fucili di precisione e anche mitragliatrici di vario calibro. Le armi in mano ai cartelli provengono anche dagli arsenali di polizia e militari corrotti, tuttavia nel 2018 vennero consegnate dal Messico agli agenti della ATF 16.343 armi il cui controllo portò alla conclusione che oltre il 70% erano di provenienza statunitense”. Le centinaia di migliaia di morti che piagano il Messico annualmente sono il risultato di questo terribile commercio. 

La questione delle armi ha preso da qualche tempo un risvolto del tutto inedito per la storia delle relazioni tra Washington e Città del Messico. Nell’aprile 2021 il governo messicano, con alla testa il presidente Andrés Manuel López Obrador, ha intentato una causa legale contro alcuni tra i più grandi produttori di armi degli Stati Uniti come Colt, Smith&Wesson, Barrett, Glock e altri. Li hanno accusati di aver tratto profitto con la vendita illecita di armi ai cartelli messicani, un mega affare che avrebbe causato al Messico danni valutati in almeno dieci miliardi di dollari. La causa era stata rigettata nel 2022 da un tribunale del Massachusetts. Invece lo scorso 22 gennaio il governo messicano ha ottenuto il suo primo successo legale in questa battaglia senza precedenti. La decisione della Corte d’Appello di Boston ha affermato che esistono motivi sufficienti per portare a giudizio nove produttori e un distributore (Interstate Arms). Uno scontro legale tutto da seguire. 

E’ dunque una questione ovviamente apertissima, con molteplici aspetti e costituisce uno dei problemi sempre presenti sui desk delle forze di polizia e di investigazione sia a nord che a sud del lungo confine tra Stati Uniti e Messico.

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