Stati Uniti e Cina: il disgelo dovrà attendere

Il primo atto dell’incontro diplomatico tra Stati Uniti e Cina, svoltosi ad Anchorage in Alaska, si è caratterizzato per i toni accesi sin dalle prime fasi e qualche violazione del protocollo. Entrambe le parti si ritrovano con molti punti da chiarire e poche questioni su cui compromettere. Il Segretario di Stato statunitense e il suo omologo non si sono risparmiati critiche, lasciando presagire un confronto ancora più acceso lontano dai giornalisti.

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L’incontro

I rappresentanti degli Stati Uniti hanno incontrato gli omologhi cinesi ad Anchorage, in Alaska. La partecipazione del Segretario di Stato Blinken e del Consigliere per la Sicurezza Nazionale Sullivan dice molto su come gli Stati Uniti intendano affrontare il competitor per eccellenza. Si deve, infatti, tenere conto di un precedente. La Cina, in passato, avrebbe tentato di far scontrare le due figure, ma l’Amministrazione democratica è risoluta nel mostrarsi unita e coordinata nei rapporti con la Cina che durante l’incontro è stata rappresentata dal Consigliere diplomatico Yang Jiechi e il Ministro degli Affari Esteri Wang Yi. Washington non ha fatto mistero di voler ricorrere ad approcci più disparati: dalla cooperazione alla conflittualità, passando per la competitività. Ciononostante, c’è un minimo comune denominatore: tutti prevedono la partecipazione degli alleati per contenere il revisionismo cinese, come dimostrato dai recenti incontri con le potenze dell’area Indo-Pacifica, primo viaggio all’estero per il Segretario di Stato. La Casa Bianca si dice intransigente nei confronti di compromessi, mentre lo stesso Blinken ha riaffermato da Tokyo l’impegno statunitense a reagire qualora Pechino intendesse ricorrere alla coercizione o all’aggressione per ottenere ciò che vuole.

Lo scontro

L’incontro diplomatico, fuori dai tradizionali convenevoli per la mancanza di un pranzo tra le due delegazioni e la violazione dei tempi prefissati, ha raggiunto toni accesi sin dalle prime fasi. Tutti i dubbi sulla risolutezza delle parti sono stati fugati. Già durante le osservazioni d’apertura, Blinken e Yang hanno reciprocamente criticato le politiche adottate, lasciando presagire un confronto ancora più tagliente in privato, sebbene il Segretario statunitense abbia fatto notare che questo tipo di dichiarazioni avvengano solitamente più per l’uditorio interno che per la controparte presente.

Il meeting ad Anchorage giunge dopo il rilascio dell’Interim National Security Strategic Guidance, che dipinge la Cina come l’unico competitor potenzialmente in grado di sfidare – sul fronte economico, diplomatico, militare e tecnologico – gli Stati Uniti e quindi l’equilibrio del sistema internazionale. Così si è espanso il divario, una potenziale voragine, tra le due potenze che nutrono aspirazioni diverse su temi quali il commercio, i diritti umani in Tibet, Hong Kong, la regione dello Xinjiang, il presunto genocidio perpetrato ai danni degli uiguri, Taiwan e l’assertività cinese nel Mare Cinese Meridionale e, ultimo ma non meno importante, la pandemia. Le recenti sanzioni imposte contro degli ufficiali cinesi ad Hong Kong, in seguito alla modifica unilaterale del sistema elettorale, non hanno costituito una buona premessa per il meeting. Blinken ha apostrofato queste azioni come una minaccia per la stabilità globale, basata su delle regole. Secondo la Cina, si tratterebbe di questioni interne e dunque non discutibili con gli Stati Uniti che, ha proseguito il diplomatico cinese, usano la forza militare ed economica per sopprimere gli altri Stati. Il Ministro degli Affari Esteri ha accusato gli Stati Uniti di non essere mai stati qualificati a parlare con la Cina da una posizione di superiorità, alludendo al passato.

La Cina, ha affermato il Consigliere Yang, condivide i valori comuni all’umanità quali la pace, lo sviluppo, l’equità, la giustizia, la libertà e la democrazia. Ma ha poi affondato la spada, prendendo le distanze dalla democrazia statunitense, la cui promozione comprende l’uso della forza o i cambiamenti di regime. Il diplomatico ha poi proseguito affermando che non è compito degli Stati Uniti diffondere il loro modus vivendi nel mondo e non dovrebbero farlo proprio perché vi è molto scetticismo sul rispetto dei diritti umani negli Stati Uniti. La Cina ha detto di aver fatto progressi, mentre lo stesso non potrebbe dire Blinken del suo Paese, con particolare riferimento al movimento Black Lives Matter. A tal proposito, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale ha asserito che un Paese sicuro di sé è capace di guardare alle sue mancanze cercando costantemente di migliorarle, riecheggiando le parole del Segretario di Stato che in altra occasione aveva preso atto degli errori commessi e della forza di imparare da questi.

Wang ha aggiunto che i recenti sviluppi hanno sensibilmente peggiorato le relazioni bilaterali, danneggiando gli interessi dei due popoli, ma non c’è modo di soffocare la Cina. Pechino ha messo in guardia la Casa Bianca dal tentare ulteriori mosse egemoniche. Blinken, intervenuto nuovamente, ha reso noti i risultati raccolti nei tre giorni di meeting con gli alleati della regione Indo-Pacifica e il loro compiacimento nel ritorno degli Stati Uniti, mitigato dalla preoccupazione per la postura cinese. Sullivan ha precisato, tuttavia, che gli Stati Uniti non cercano il conflitto ma accettano la competizione serrata.

Possibili scenari di incontri

Il legame sino-statunitense si è progressivamente deteriorato e ha finito per lacerarsi ulteriormente dopo la diffusione della pandemia. Sinora l’Amministrazione Biden ha solo retoricamente accettato la conflittualità, ma l’aggiornamento del report Hong Kong Autonomy Act rimarca la linea precedentemente tracciata da Trump mentre alcuni tra le fila repubblicane hanno tiepidamente apprezzato l’atteggiamento del presidente Biden verso la Cina. Questa, al contrario, auspicherebbe la sospensione delle sanzioni imposte dall’Amministrazione repubblicana, la fine delle pressioni esercitate sulle industrie nazionali e una cooperazione basata sul business. Sebbene i tratti di continuità siano innegabili, sembra che il 78enne democratico intenda calpestare le mine della sua presidenza piuttosto che aggirarle.

Uno spiraglio, ancorché angusto, sembra essere profilato dalla stessa delegazione cinese che ha invitato i due Paesi a cooperare su fronti comuni come la pandemia, il declino dell’economia e il cambiamento climatico nell’ottica di assicurare la pace e lo sviluppo del mondo. Per fare ciò, gli Stati Uniti dovrebbero smettere di pensare di trovarsi nel mezzo di un gioco a somma zero. La Cina ha poi ricordato, senza troppi giri di parole, che la Guerra Fredda è finita.

Tra retorica e realtà

Se le aspettative per il meeting erano diminuite quando entrambi i Paesi ne avevano ridotto la portata definendolo non strategico, potrebbero essere molto più incisivi gli esiti dell’incontro tra Russia e Cina, fissato per lunedì. Ad ogni modo, incontri del genere sono particolarmente allettanti per la Cina, dove è ancora vivo il ricordo del secolo delle umiliazioni e le vessazioni delle potenze straniere. Un’ulteriore condizione per lo sviluppo del dialogo tra le due grandi potenze è, a detta della Cina, il mutuo rispetto.

Di fatto, il meeting non ha incrinato il ghiaccio ma ha costituito un’occasione per testare le acque, conoscersi e discernere tra retorica e realtà. Se l’ultima parola dell’incontro è stata pronunciata dal Consigliere diplomatico Yang, riecheggiano le conclusioni del Segretario di Stato statunitense che ricorda come scommettere contro gli Stati Uniti non sia mai una buona scommessa.

Elisa Maria Brusca,
Geopolitica.info