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23/11/2024
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La strategia americana nell’Artico

di Stefano Modena

Immensi giacimenti di idrocarburi, terre rare e altre preziose materie prime, possibilità di accorciare significativamente i tempi di trasporto da un lato all’altro del globo, questo sono i motivi che stanno facendo diventare la regione artica una delle zone di confronto tra Russia, Cina e Stati Uniti. In questo articolo si esaminano i motivi per cui l’Artico sta diventando sempre più strategico, e come gli Stati Uniti progettano di contrastare l’attivismo russo e cinese.

Immensi giacimenti di idrocarburi, terre rare e altre preziose materie prime, possibilità di accorciare significativamente i tempi di trasporto da un lato all’altro del globo, questo sono i motivi che stanno facendo diventare la regione artica una delle zone di confronto tra Russia, Cina e Stati Uniti. In questo articolo si esaminano i motivi per cui l’Artico sta diventando sempre più strategico, e come gli Stati Uniti progettano di contrastare l’attivismo russo e cinese.

La regione artica

L’Artico è ricco di risorse naturali, in particolare petrolio e gas, ma anche carbone palladio, nichel, fosfato, bauxite, cobalto, rame, platino e terre rare e il ritiro dei ghiacci comincia a consentire la navigazione della rotta artica, con rilevanti conseguenze geopolitiche.

Gli stati con territori situati oltre il circolo polare artico – Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti – hanno costituito nel 1996 il Consiglio Artico, un forum che si è posto l’obiettivo di garantire alla regione uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e economico. Del Consiglio fanno parte anche altri stati, tra cui la Cina. Nel 2008 i paesi rivieraschi dell’Oceano glaciale artico, quindi escludendo Finlandia e Svezia, hanno firmato la dichiarazione di Ilulissat, formando un’organizzazione più ristretta, l’Artic Five, per una gestione responsabile del mare attraverso l’attuazione e l’applicazione a livello nazionale delle disposizioni pertinenti. 

La navigazione dell’artico

Agli stati artici è permesso di regolare il traffico marittimo in base all’articolo 234 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, sempre che la rotta resti ghiacciata per la maggior parte dell’anno. Il primo a navigare fra i ghiacci dell’Artico fu Giovanni Caboto nel 1497 e dopo di lui, nel corso dei secoli, si sono susseguite molteplici spedizioni alla ricerca del mitico passaggio a Nord-Ovest, conquistato solo nel 1906 dal norvegese Roald Amundsen. Dal 2008 la rotta a Nord-Ovest è completamente sgombra dai ghiacci, e dal 2013 ha cominciato ad essere utilizzata come commercialmente tra l’Asia e l’Europa, con un risparmio di circa 4000 chilometri di navigazione. Ma anche sul versante Est lo scioglimento dei ghiacci ha permesso nell’agosto 2017 alla petroliera russa Christophe de Margerie di compiere il primo traversata – senza rompighiaccio – del Mar Glaciale Artico. Anche se per ora la rotta artica è percorribile per soli due mesi, e non da qualunque nave, tra il 2013 e il 2019 la crescita del traffico è stata del 35% e, secondo le previsioni, a causa del riscaldamento globale tra il 2040 e il 2060 sarà aperta qualunque tipo di nave. NATO e Russia si sono storicamente confrontati nell’Artico, tanto che tra la fine della Seconda guerra mondiale e la metà degli anni ’80 l’Artico era considerata una delle aree di maggior tensione. Con la presidenza Gorbaciov è diventata la regione in cui inaugurare una stagione di cooperazione e sviluppo pacifico. Con il cambiamento della politica estera iniziato dalla Russia nel 2007 la militarizzazione dell’Artico è ricominciata, sono state costruite nuove basi, formate truppe specializzate e dispiegati nuovi sistema d’arma, aumentando la complessità della sicurezza della regione e creando nuove criticità e incertezze.

Il posizionamento di Russia E Cina

Le ricchezze dell’Artico e la possibilità di sfruttamento commerciale della rotta artica, ancora limitato ma in crescita, sono i due pilastri principali dell’interesse economico russo. La produzione di petrolio proveniente dall’Artico è pari ad un terzo del totale e vale tra il 10 e il 20% del PIL Russo. Gli investimenti nella flotta rompighiaccio e nelle infrastrutture – già decisi nel 2018 dal Governo di Putin – sono stati aumentati dopo l’inizio della guerra in Ucraina, e la Russia ha già iniziato a consegnare petrolio alla Cina utilizzando la Northen Sea Route (NSR). Pur non essendo uno stato artico anche la Cina ha un grande interesse per questa regione, per le stesse ragioni della Russia. Infatti, Pechino si autodefinisce “near-Arctic State” nella policy ufficiale, pur essendo distante dalla regione artica, poiché interessata soprattutto alle grandi riserve di terre rare. La Cina già detiene nel proprio territorio l’80% delle riserve mondiali di questi minerali indispensabile per la produzione di batterie per macchine elettriche dispositivi elettronici e altri componenti tecnologici, e un’ulteriore espansione al renderebbe ancora più forte. Quindi, l’interesse russo per lo sfruttamento delle risorse nell’Artico offre alla Cina grandi possibilità di investimento e collaborazione. Inoltre, la nuova rotta permette di risparmiare una settimana di navigazione nella rotta Shangai – Rotterdam. 

La strategia americana

Il cambiamento climatico, e il conseguente scioglimento dei ghiacci, offre opportunità anche agli Stati Uniti, soprattutto per lo sviluppo dell’Alaska. Non di meno rappresenta, potenzialmente, una grande una minaccia all’egemonia americana sulle rotte commerciali di tutto il mondo. Il traffico marittimo, infatti, costituisce il 90% del trasporto mondiale e l’apertura della nuova rotta unisce il revisionismo e la militarizzazione della regione artica della Russia alla sfida cinese. 

La National Defense Strategy (NDS) americana del 2022 ha diviso il globo in 6 regioni, e per quanto riguarda la regione artica ha individuato le seguenti minacce e opportunità (Tabella 1):

Minacce/Sfide/RischiOpportunità
1. Minacce per la sicurezza2. Bilanciamento della posizione artica rispetto al focus indo-pacifico 3.Russia 4. Crescente presenza della Cina 5. Sostegno al Consiglio Artico e le altre istituzioni artiche1. Migliorare le capacità Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR) e di allarme rapido. 2. Migliorare il Maritime Domain Awareness (MDA) 3. Migliorare le capacità del Comando di difesa aerospaziale nordamericano

Tabella 1. Minacce e opportunità nella Regione Artica.

La NDS è stata seguita nell’ottobre 2022 dalla National Strategy for Arctic Region, in cui l’amministrazione Biden ha identificato i 4 pilastri degli interventi americani fino al 2032: 1) sicurezza, 2) cambiamenti climatici e protezione ambientale, 3) sviluppo economico sostenibile, 4) cooperazione internazionale e governance. Il documento mette sullo stesso piano la sicurezza (punto 1), con la conseguente attività di deterrenza, coordinamento con gli alleati e difesa del territorio e i cambiamenti climatici, la protezione ambientale e lo sviluppo economico sostenibile (punti 2 e 3), rendendo plastico il rischio che lo scioglimento dei ghiacci e la navigabilità dell’artico costituiscano un pericolo per il dominio marittimo americano. Attualmente la Guardia Costiera americana dispone di solo due rompighiaccio, una media operativa dal 2000 e una pesante risalente agli anni ’70, con limiti evidenti al raggio d’azione operativo. Il programma Polar Security Cutter approvato nel 2010 prevedeva la consegna di tre nuove unità dal 2024, ma l’aumento dei costi e cambiamenti di priorità ne hanno già posposto il varo della prima alla fine del decennio.

Quanto alla cooperazione internazionale e la governance, l’esplicito riferimento alla possibilità di collaborare con la Russia in un contesto multilaterale, nonostante la guerra in Ucraina, non fa altro che rafforzare la visione della Cina come minaccia strategica. 

Conclusioni

Nel complesso gli Stati Uniti appaiono più arretrati della Russia nella corsa all’artico e meno attivi anche della Cina. La National Strategy for Arctic Region dimostra la consapevolezza americana dell’importanza di questa regione, che viene comunque vista come una questione regionale, e fonde il problema del riscaldamento globale con il dominio sui mari, concentrando in sé le più importanti tematiche del momento. Il contrasto ai cambiamenti climatici non è solo una questione ambientale ma anche geopolitica.

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