Stabilità strategica e multilateralismo dopo la fine del trattato INF

Il Trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio (INF) è stato un accordo bilaterale tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica in cui i due paesi si impegnavano ad eliminare tutti i missili terra-aria balistici e da crociera di una gittata compresa tra i 500 ed i 5500 km.  Si tratta di un trattato di successo, la cui esistenza è stata caratterizzata da una sostanziale stabilità e che senz’altro ha rappresentato una pietra miliare nel complesso processo di disarmo nucleare.

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Tuttavia le cose sono cambiate già a partire dal 2014, quando gli USA hanno accusato la Russia di aver violato le disposizioni del trattato. Queste accuse non hanno mai trovato una soluzione in forma negoziale e, dopo aspre vicissitudini, hanno invece condotto alla fine del trattato. Il 1° febbraio di quest’anno gli Stati Uniti hanno annunciato formalmente la volontà di ritirarsi dall’INF ed il giorno dopo il Cremlino ha fatto lo stesso. Passati sei mesi, a partire dal 2 agosto tutti gli obblighi del trattato non avranno più alcuna forza vincolante verso le parti e ciò significa che sia agli USA sia alla Russia sarà nuovamente permesso sviluppare missili nucleari terra-aria di media e lunga gittata. Questa situazione ci conduce ad alcune riflessioni sulla desiderabilità e fattibilità di un nuovo trattato internazionale che possa eventualmente sostituire l’INF. Considerazioni che sentiamo vicine in quanto da europei, memori delle tensioni della Guerra Fredda, ben sappiamo quanto la gestione del rischio atomico sia un aspetto centrale per la nostra sicurezza.

Nonostante l’INF fosse un trattato bilaterale, esso ebbe un impatto decisivo sulla sicurezza dell’intero pianeta. Fu quando, negli anni Settanta, l’Unione Sovietica iniziò la costruzione di un arsenale di missili a medio-lunga gittata che la dipendenza dell’Europa Occidentale dalla deterrenza estesa statunitense aumentò considerevolmente. Seguendo la logica della deterrenza, gli USA dispiegarono così un numero ragguardevole di missili nucleari su territorio europeo, avvalendosi del sistema NATO. Al fine di porre un limite alla costosa corsa agli armamenti in Europa, le due superpotenze si trovarono a dover convergere sulla necessità di stabilire un sistema di controllo reciproco. Fu in questo contesto che, nel 1987, ebbe origine il trattato INF.

Malgrado permanga l’incentivo a convergere per evitare inutili corse agli armamenti, il quadro è cambiato: da allora Cina, India, Israele, Iran e Corea de Nord hanno sviluppato missili INF, poiché il trattato vincolava soltanto le due superpotenze. Per questo motivo è probabilmente arrivato il momento giusto per iniziare a pensare ad una rinnovata versione multilaterale per il futuro del controllo dei missili nucleari a medio-lungo raggio. Una simile soluzione non solo contribuirebbe ad alleviare le tensioni tra Washington e Mosca, ma riaffermerebbe anche l’impegno collettivo ad ottemperare al Trattato di Non-Proliferazione. Infatti alcuni degli stati che non posseggono l’arma atomica hanno espresso forti critiche verso lo scarso impegno al disarmo degli stati che la posseggono. Impegno di cui una rinnovata versione multilaterale dell’INF potrebbe invece essere dimostrazione. Queste sono alcune tra le principali motivazioni per cui nell’era post-INF avere gli strumenti legali per il controllare gli armamenti continuerà ad essere ampiamente desiderabile. Rimane da capire quali siano gli ostacoli per trasformare desideri in realtà.

Se si osserva la tendenza di peggioramento delle relazioni USA-Russia e l’inasprimento dello scontro USA-Cina, l’assenza di alternative credibili all’INF parrebbe essere l’opzione più plausibile nel futuro prossimo, non escludendo così la possibilità di un pericoloso riarmo. Lasciando da parte le spiegazioni basate sul calcolo razionale dei risultati attesi, bisogna prendere atto che l’elemento centrale qui è la reciproca percezione di sfiducia. In svariate occasioni il presidente Vladimir Putin ed il suo entourage hanno dichiarato di essersi sentiti traditi dal comportamento statunitense: in primis con l’espansione dell’Alleanza Atlantica verso est e con l’intervento in Libia aldilà del mandato ONU nel 2011.

Senza dubbio questo clima di reciproca sfiducia non aiuta a dar forma ad un nuovo trattato internazionale. Sicuramente non un trattato bilaterale, non solo perché le due superpotenze atomiche sono ai ferri corti, ma anche considerando la continua crescita del potere cinese. Se Pechino non sarà inclusa in un nuovo trattato multilaterale, sarà molto difficile che gli USA e la Russia trovino l’incentivo per ridare forza al proprio impegno nel controllo degli armamenti nucleari.