Dal 2013, anno in cui la Cina ha lanciato la Belt and Road Initiative (BRI), il Paese ha intrapreso un ambizioso percorso, investendo in maniera massiccia in infrastrutture. Un elemento chiave del successo della BRI è la sua flessibilità: il progetto comprende progetti sia territoriali (Belt), volti a creare reti infrastrutturali nell’entroterra asiatico; sia marittimi (Road), volti a rafforzare le principali rotte commerciali. Tra questi, il porto di Hambantota rappresenta un punto cruciale, attirando allo stesso tempo attenzione e preoccupazioni visto il crescente ruolo geo-economico della Cina nella regione Indo-Pacifica.
La posizione strategica di Hambantota
Situato nel sud dello Sri Lanka, il porto di Hambantota occupa una posizione di rilievo lungo le principali rotte marittime dell’Indo-Pacifico, una regione dove transita il 64% dei flussi commerciali globali. Situato lungo la rotta commerciale Europa-Asia, il Paese rappresenta una piattaforma ideale per attività di approvvigionamento offshore straniero e sicurezza navale nell’Oceano Indiano. Gli investimenti cinesi hanno trasformato completamente l’infrastruttura portuale dello Sri Lanka, migliorandone la capacità di accogliere mega-navi porta container e rafforzandone il ruolo come hub commerciale regionale principale nell’Oceano Indiano. La BRI ha avuto un profondo impatto nello sviluppo marittimo Sri Lanka. Tuttavia, ha sollevato delle preoccupazioni per la sicurezza, specialmente riguardo al possibile impatto sulle relazioni con l’India, che considera l’Oceano Indiano una sua sfera di influenza.
Perché la Cina è interessata allo Sri Lanka?
La risposta risiede nella necessità di Pechino di diversificare e proteggere le proprie catene di approvvigionamento nell’Oceano Indiano, in particolare le importazioni di energia dall’Africa e dal Medio Oriente. La geografia dell’Asia meridionale, dove si intersecano la “Silk Road Economic Belt” terrestre e la “21st-Century Maritime Silk Road” marittima, offre un insieme reciprocamente sinergico che consente alla Cina di raggiungere obiettivi strategici evitando conflitti diretti. Attraverso la BRI, la Cina ha investito nella creazione di collegamenti marittimi strategici con l’Oceano Indiano. Hambantota è uno dei numerosi porti nell’Asia meridionale in cui la Cina ha investito per superare il “dilemma di Malacca”, riducendo la dipendenza dallo stretto di Malacca, pattugliato dalla marina statunitense.
Cosa è lo Stretto di Malacca?
Lo Stretto di Malacca è uno dei più importanti colli di bottiglia al mondo, situato tra la Malesia e l’Indonesia. Con una larghezza minima di meno di due miglia, è un punto di transito vitale per il commercio globale: circa l’80% del petrolio cinese importato dal Golfo Persico passa attraverso questo stretto. La sua posizione strategica lo rende vulnerabile a potenziali blocchi, specialmente da parte di attori come l’India, che controlla le isole Andamane e Nicobare a ovest, e gli Stati Uniti e i loro alleati ad est (Singh, 2021). Per la Cina, garantire la sicurezza di questa rotta è fondamentale, ma la sua dipendenza eccessiva da questo passaggio rappresenta un rischio strategico, noto appunto come il “dilemma di Malacca”.
Gli investimenti cinesi in porti come Hambantota, situato a soli 10 miglia nautiche dal Dondra Head, un punto chiave per il traffico marittimo prima dell’ingresso nello Stretto di Malacca, mirano a mitigare questa vulnerabilità. Questi investimenti, tuttavia, non sono passati inosservati. Per l’India, che considera l’Oceano Indiano una sua sfera di influenza, la possibilità che tali porti possano essere utilizzati per scopi militari rappresenta una minaccia reale.
La storia delle relazioni internazionali tra Cina e Sri Lanka
La presenza cinese nello Sri Lanka risale agli anni ’70, quando la Cina avviò i primi investimenti infrastrutturali, sotto forma di sovvenzioni, per la costruzione del Bandaranaike Memorial International Conference Hall (BMICH) a Colombo, la capitale dello stato insulare. Questo progetto, dono della Cina, rifletteva la calda relazione bilaterale, consolidata con il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nel gennaio 1950 e lo storico accordo commerciale Rubber-Rice del 1952. A partire dai primi anni 2000, la cooperazione economica si trasformò, passando da sovvenzioni a modelli di finanziamento commerciale basati su investimenti diretti esteri (FDI). Tra il 2005 e il 2015, la Cina supportò importanti progetti infrastrutturali, tra cui il porto di Hambantota nel 2007, l’aeroporto internazionale di Mattala nel 2010 e la Lotus Tower nel 2012. Con il lancio ufficiale della BRI, molti progetti furono integrati nell’iniziativa, tra cui lo sviluppo della Colombo Port City nel 2014 e la revisione dell’accordo portuale di Hambantota nel 2017.
Gli investimenti cinesi nei porti dello Sri Lanka
Il porto di Colombo, già un importante hub per il trasporto regionale, beneficiò nel 2011 di un investimento cinese da 500 milioni di dollari da parte della China Merchant Port Holdings Company (CMPHC), che costruì il Colombo International Container Terminal (CICT). Questo avanzato terminal d’acqua profonda consentì al porto di gestire navi porta container ultra-large, consolidando la sua posizione nel commercio di trasbordo regionale. Nel Sud dello Sri Lanka, il porto di Hambantota venne concepito per diventare il secondo più grande del paese. Finanziato da due imprese statali cinesi, China Harbour Engineering e Sinohydro Corporation, con un prestito di 1,4 miliardi di dollari dalla EXIM Bank of China, il progetto affrontò tuttavia ritardi e perdite finanziarie significative. Per arginare queste ultime, nel 2017, il governo dello Sri Lanka concesse alla CMPHC un contratto di locazione di 99 anni sul porto di Hambantota, ricevendo in cambio 1,12 miliardi di dollari, per rafforzare le riserve valutarie del paese. Ottenerne il controllo consentì alla Cina una posizione di vantaggio nell’Oceano Indiano, mitigando il “dilemma di Malacca” e offrendo opportunità per lo sviluppo di una flotta nell’Oceano Indiano.
Hambantota nella visione strategica della BRI
Se da un lato gli osservatori riconoscono che la Cina ha un interesse legittimo nell’Oceano Indiano per proteggere le sue linee di approvvigionamento, dall’altro molti analisti lo considerano un proxy per le ambizioni strategiche della Cina e parte della sua strategia “String of Pearls”. Secondo Singh la Marina cinese dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) mira a dominare i litorali transcontinentali, con implicazioni significative per gli interessi di sicurezza dell’India, attraverso una strategia progressiva basato su diplomazia, economia e sicurezza. Sebbene criticato come un’infrastruttura a doppio uso, progettata per fini sia commerciali sia militari, due aspetti ridimensionano tali preoccupazioni. Gli accordi di locazione di Hambantota vietano esplicitamente ogni attività militare nel porto; e dal 2016, nessuna nave militare cinese ha attraccato ad Hambantota, contrariamente a unità giapponesi e statunitensi. Inoltre, il controllo operativo è mantenuto dalla Marina dello Sri Lanka (SLN) che pattuglia i locali portuali.
Sviluppi recenti della cooperazione Cina-Sri Lanka
Nel 2022, il Hambantota International Port Group (HIPG), una joint venture tra società cinesi e dello Sri Lanka, ha firmato un memorandum di cooperazione strategica con il Board of Investment dello Sri Lanka, inaugurando una nuova fase di collaborazioni. Nel 2023, il porto ha registrato un significativo aumento delle attività, con oltre 300 navi-container in attracco, registrando un aumento del 132% delle chiamate rispetto all’anno precedente. La visita di stato del presidente dello Sri Lanka in Cina, il 16 gennaio 2025, ha ulteriormente rafforzato la cooperazione bilaterale. Pechino ha espresso il proprio impegno a sviluppare l’iniziativa BRI, promuovendo progetti come la città di Colombo e il porto di Hambantota. In risposta, lo Sri Lanka si è detto disposto a migliorare l’ambiente imprenditoriale per attrarre ulteriori investimenti cinesi e a rafforzare la connettività regionale.
Una nuova era di opportunità attraverso la cooperazione strategica
Negli ultimi anni, la cooperazione tra le due parti è stata fruttuosa, aggiungendo lucentezza alla “Perla dell’Oceano Indiano”. Il porto di Hambantota non è solo un’infrastruttura strategica, ma un simbolo della capacità dello Sri Lanka di reinventarsi. Altri progetti chiave della BRI, come il Colombo International Container Terminal, stanno contribuendo a modernizzare le infrastrutture del paese. Come ha osservato Yasiru Ranaraja, direttore della BRI in Sri Lanka, “questi progetti stanno accendendo una nuova speranza per il futuro, trasformando sfide in opportunità“.

