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Spagna, nuovo hub energetico europeo? Sfide di interconnessione infrastrutturale e diversificazione energetica

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Mentre la guerra russo-ucraina continua, l’Europa si muove su diversi fronti per cercare nuove rotte di approvvigionamento energetico al di fuori dei confini del blocco. Africa, Medio Oriente e USA emergono come partner cruciali, ma oltre ad essi, pure un paese membro dell’Unione sembra celare un enorme potenziale, al quale sembrerebbe più conveniente accedervi per Bruxelles, considerando una strategia di sicurezza energetica europea di lungo termine. 

Ma, purtroppo, non è tutto oro quel che luccica.

Il ruolo della Spagna come hub energetico e crocevia con il bacino africano

Comprare gas, idrogeno e GNL extra-europei come blocco di paesi e non più come singole nazioni per sfruttare il peso politico dell’Unione e del mercato comunitario collettivo ai fini della sicurezza energetica. Questo il recente annuncio che evoca fiducia e spirito di collaborazione tra i soci europei coinvolti nell’iniziativa. È stato dato il via alla piattaforma che renderà questa iniziativa realtà. Come concordato, si tratta di un meccanismo di coordinamento volontario che opererà su diversi fronti, a partire dalla condivisione della domanda, massimizzando così la leva data dal peso economico dell’UE e attraendo forniture affidabili a prezzi stabili. In secondo luogo, questo strumento aiuterà il coordinamento delle azioni per le importazioni di GNL e contribuirà a far rispettare gli obblighi di stoccaggio, consentendo anche di identificare le future esigenze infrastrutturali del continente europeo. 

Ma sarà davvero questa la soluzione ai critici problemi di sicurezza energetica dell’Unione?

L’invasione russa dell’Ucraina avvenuta ormai quasi due mesi fa ha fatto schizzare i prezzi dell’energia alle stelle, causando pressioni all’interno dell’Unione per trovare rimedi immediati ed efficaci attui a frenare la crescita della speculazione. Le trattative per approvare l’acquisto congiunto di gas a livello europeo sono iniziate il mese scorso, spinte dalle preoccupazioni di vari leader europei, i quali richiedevano di proporre una strategia cuscinetto contro potenziali interruzioni degli approvvigionamenti russi (Reuters, 8 aprile 2022). In questa circostanza di sofferenza energetica dovuta alla profonda dipendenza russa, sembra però emergere d’altro canto una possibilità unica per uno stato membro. Parliamo del più esteso dei due stati della penisola iberica, la Spagna. Madrid appare emergere come un potenziale salva vita per la sicurezza energetica europea in questo periodo di difficoltà generale. Una delle peculiarità spagnole più significative in merito è la sua enorme capacità di stoccaggio di gas e rigassificazione, valutata come la più prominente in Europa. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe (GIE), l’associazione degli operatori europei di infrastrutture del gas, il paese gode di poco più di un terzo (ovvero il 35%) delle capacità di stoccaggio del GNL nell’UE. Ciò potrebbe in effetti aiutare sostanzialmente a colmare il vuoto di gas lasciato dalla guerra in Ucraina. I dati GIE riportano che la Spagna, con una capacità di stoccaggio pari a 3,31 milioni di metri cubi, è la prima seguita da Francia con 1,35 milioni di metri cubi, Belgio (0,56), e Italia (0,54) (Euractiv, 8 marzo 2022). Allo stesso tempo, essendo leader europeo in termini di capacità di rigassificazione, la Spagna riesce ad affrontare l’attuale crisi causata dalla guerra russo-ucraina con maggiori garanzie rispetto ai suoi partner europei, almeno in termini di sicurezza di approvvigionamento. 

Oltre ai benefici di stoccaggio e rigassificazione, il collegamento energetico spagnolo con l’Algeria – la quale fornisce quasi il 90% del gas consumato dalla Spagna – potrebbe fungere da potenziale alternativa alle forniture di gas russo per il blocco europeo, specialmente per l’Europa centrale. 

Limiti di interconnessione: le infrastrutture energetiche europee

Tutto ciò va però considerato in parallelo ai problemi di interconnessione. Infatti, non esiste alcun collegamento infrastrutturale tra la penisola iberica e il sistema centrale europeo del gas. Le limitate interconnessioni infrastrutturali con il resto del continente continuano ad essere un ostacolo a questo scenario altamente auspicabile che riguarda le capacità energetiche della penisola iberica. A questo proposito, il programma Connecting Europe Facility (CEF) nasce per sostenere gli investimenti diretti alle reti europee di trasporti, energia e infrastrutture, con un budget di circa 33 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Nel campo dell’energia, questo strumento si focalizza sullo sviluppo di progetti relativi all’integrazione di un mercato energetico interno efficiente e competitivo, con l’obbiettivo di facilitare la decarbonizzazione dell’economia e promuovere l’efficienza energetica in tutte le regioni dell’Unione, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti tramite adeguate interconnessioni infrastrutturali. 

In una recente intervista, Gonzàlo Escribano, direttore del programma Energia e Clima presso il think tank spagnolo Elcano Royal Institute, discuteva di come fosse inaccettabile che la Spagna continuasse ad essere “un’isola” in termini energetici nel più ampio contesto europeo (Euractiv, 8 Marzo 2022). Questa riflessione ci porta a considerare il recente richiamo al tanto discusso gasdotto Midcat, una sezione infrastrutturale che permetterebbe il passaggio di gas tra la Spagna e la Francia attraverso i Pirenei, il quale però è rimasto bloccato dalle obiezioni esposte in passato dai regolatori francesi. 

Di recente, voci sembrano confermare che Snam – gestore della rete nazionale italiana del gas – assieme alla francese Terega, starebbe considerando la possibilità di riprendere il progetto del gasdotto interrotto, i cui costi, secondo il primo ministro spagnolo, dovrebbero essere coperti dai fondi UE. L’ANSA, ha inoltre sottolineato l’ipotesi di un ponte navale tra Spagna e Italia, che rifornirebbe il Belpaese di GNL via nave. La rotta considerata partirebbe dal porto di Barcellona, per procedere fino a quello di La Spezia, e giungere poi al rigassificatore di Panigaglia (ANSA, 28 marzo 2022).

Per realizzare tale rotta tra Spagna e Italia però, servono navi metaniere, che nel mondo scarseggiano e, attualmente, le poche rimaste “libere” vengono disputate da diversi paesi europei, in preda alla necessità di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento e di allontanarsi dalla morsa di Mosca. La Germania se ne sarebbe già accaparrate tre, mentre l’Italia soltanto una, con la possibilità di aggiudicarsene un’altra. Ciò comunque non basterebbe a svincolare l’Italia dalla rete di affari energetici con la Russia. “La Spagna fa parte della soluzione, ma sfortunatamente è limitata in ciò che può fare”, ha ribadito Gonzalo Escribano. L’esponente del noto centro di ricerca ha poi sottolineato che “per anni la Spagna ha lanciato avvertimenti agli altri stati europei sulla loro dipendenza da Mosca…ora vogliamo chiudere il rubinetto russo e, cari signori, non possiamo” (AP News, 29 marzo 2022).

Queste parole possono facilmente riassumere l’odierna condizione di sicurezza energetica europea. 

Le fonti di approvvigionamento alternative di Roma e Bruxelles

Il dilemma spagnolo non è però di certo l’unica considerazione nei piani strategici Italiani, ed europei. La voce di Biden ha già risposto alla richiesta d’aiuto degli alleati europei, annunciando l’intenzione di impegnarsi a massimizzare le quantità di GNL americano da esportare nei porti europei. Il nuovo accordo tra Washington e Bruxelles prevede l’invio di almeno 15 miliardi di metri cubi di GNL già entro la fine del 2022, con la previsione di ulteriori incrementi nel tempo. In effetti, considerando soltanto questo accordo, gli USA avrebbero già coperto totalmente le quantità di GNL che Bruxelles l’anno scorso ha importato dalla Russia, pari appunto a 15 miliardi di metri cubi. 

A tal proposito, agendo singolarmente, Roma sta procedendo a gran velocità per concludere contratti di rifornimenti supplementari di gas con altri paesi, principalmente africani. Mario Draghi, assieme ad una delegazione ha recentemente siglato un accordo con l’Algeria, già partner italiano di primo ordine per quanto riguarda il gas. L’accordo prevedrebbe la consegna immediata di ulteriori 3 miliardi di metri cubi tramite il gasdotto Transmed, più altri 6 previsti entro il 2023, ripartiti in egual misura tra gas tradizionale e GNL. Con questo nuovo accordo, è previsto che Algeri superi Mosca come maggior rifornitore di gas per l’Italia già entro la fine del 2022. 

Tuttavia, l’Algeria non è l’unico paese con il quale Roma ha deciso di condurre nuove trattative: Congo, Angola e Mozambico sono altre destinazioni della delegazione italiana in vista di nuovi partenariati energetici. Da questi paesi, l’Italia spera di ricevere abbondanti quantità di gas e GNL nel medio termine, quantificate in 5 miliardi di metri cubi per quanto riguarda il Congo, dove Eni ha già in piedi diversi progetti promettenti, e con il quale la delegazione italiana prospetta di firmare un’ulteriore intesa energetica

La società del cane a sei zampe è il principale operatore straniero in Africa, ed è presente anche in Angola tramite una partnership con il gigante inglese BP. Una fonte governativa ha dichiarato che il paese africano potrebbe fornire 4 miliardi di metri cubi l’anno nel medio termine, da indirizzare in Italia ed Europa (Reuters, 12 aprile 2022). Inoltre, ad un mese dalla prima visita in Angola, l’Italia ha firmato a Luanda un’importante accordo teso ad aumentare le forniture di gas provenienti dall’esteso paese produttore (ANSA, 20 aprile 2022). 

D’altra parte, in Mozambico ENI sta sviluppando un impianto galleggiante di GNL, che una volta operativo dovrebbe produrre circa 3,4 milioni di tonnellate di gas all’anno, che verrebbe liquefatto in loco negli stabilimenti di Eni e trasportato via mare dalle navi che lo condurranno ai rigassificatori italiani. Le valutazioni prevedono l’apertura della struttura entro fine anno

A quanto pare, l’Africa si sta rivelando la sponda più promettente sulla quale poter contare in termini energetici, viste le enormi riserve di gas, i buoni rapporti tessuti con il nostro paese e l’adeguato livello delle infrastrutture che intercorrono fino alla nostra penisola, il che evita la necessità di realizzare ulteriori connessioni.

Certo non mancano i risvolti negativi della questione, viste le critiche indirizzate all’instabilità politica locale e la carente considerazione dei diritti umani che vige in questa macroregione. 

In particolare, l’Egitto, ultima pedina con la quale Roma ha stretto una partnership. È al Cairo, infatti, che Eni e EGAS – la controparte operante in Egitto – hanno firmato un accordo che consentirà di massimizzare la produzione di gas e le esportazioni di GNL. Eni prevede inoltre l’ottimizzazione delle campagne esplorative nei siti esistenti e nelle aree di nuova acquisizione del Delta del Nilo, nel Mediterraneo Orientale e del deserto Occidentale. 

La scelta ha sollevato critiche interne nel Belpaese, e alcuni esponenti politici si sono appellati a critiche correlate alle violazioni dei diritti umani perpetrate in Egitto, e l’ipocrisia di scendere a patti e stringere legami energetici con attori che non condividono i valori e gli standard democratici italiani e dell’Unione (significativamente, non è stato il governo italiano a siglare l’accordo, infatti).

Finora, Roma e Bruxelles si sono mosse con scaltrezza nell’assicurarsi dei partner energetici che sostituiscano la Russia e che smorzino al più presto la loro dipendenza energetica dallo stato predatorio comandato dello zar. D’altra parte, intrinsecamente, la Spagna costituirebbe un più che valido alleato per procurare ai paesi membri parte del gas tanto ambito in questo fragile periodo storico, ma dei limiti logistici, geografici e burocratici ostacolano i progetti e le iniziative che aprirebbero la strada al possibile futuro da hub energetico del paese iberico all’interno dell’Unione.

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