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Le elezioni in Spagna rimettono in discussione il futuro di Gibilterra

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Quando ormai sembrava essere giunti alle fasi finali delle negoziazioni tra l’Unione Europea ed i governi di Regno Unito e Spagna riguardo il futuro di Gibilterra, le recenti dimissioni (con conseguente convocazione di elezioni generali per il prossimo 23 luglio) del premier spagnolo Pedro Sánchez hanno rigettato nell’incertezza la comunità dell’ultimo territorio britannico d’oltremare in Europa

     

Gibilterra, in qualità di frontiera esterna dell’Unione Europea a seguito della Brexit, è da più di tre anni al centro di delicate trattative multilaterali volte a stabilire un framework politico-economico che normalizzi i rapporti con il proprio vicino geografico, la Spagna per l’appunto. Dopo più di quarant’anni come membro dell’Unione Europea in virtù del suo status territoriale in seno al Regno Unito, Gibilterra è ora a tutti gli effetti un territorio terzo rispetto all’UE, privato come la propria “madrepatria” dei diritti e doveri derivanti dalla membership comunitaria.

Sebbene dotata di un proprio autogoverno e di un elevato grado di autonomia decisionale, il più alto tra tutti i territori britannici d’oltremare, Gibilterra rimane dipendente dal Regno Unito nei settori della politica estera e delle relazioni esterne, ragion per cui le negoziazioni diplomatiche sono condotte nientemeno che dai rappresentanti del Foreign Office, il Ministero degli Esteri britannico. La presenza di una delegazione del governo locale di Gibilterra garantisce che le trattative mantengano come stella polare la volontà dei cittadini della Rocca, gli stessi che si opposero all’uscita dall’Unione Europea con una percentuale maggiore del 96% in occasione del famigerato referendum del 2016.                                                                                             

A circa tre anni dal divorzio ufficiale tra il Regno Unito e l’UE, e a quasi sette dal referendum convocato dall’allora premier conservatore David Cameron, la questione di Gibilterra rimane l’ultimo tassello diplomatico, e non solo, che il governo di Londra deve sistemare all’interno del puzzle dei nuovi rapporti con le istituzioni europee successivi alla Brexit.                                  Al netto di eventi globali di portata epocale che ne hanno condizionato i progressi, tanto politicamente quanto logisticamente, le trattative multilaterali sull’asse Londra-Bruxelles-Madrid risentono notevolmente delle vicissitudini storiche che hanno coinvolto Gibilterra ed il Regno di Spagna, in particolar modo dopo l’instaurazione oltreconfine della dittatura franchista nel 1939.                                                                        

In qualità di ex colonia spagnola, conquistata dagli Anglo-britannici nel 1704 e ceduta ufficialmente dal governo spagnolo nel 1713 con il Trattato di Utrecht, Gibilterra rappresenta ancora oggi, soprattutto agli occhi degli spagnoli più conservatori e nazionalisti, un vero e proprio territorio irredento ed una ferita storica ancora aperta.                                                               Tale ideale di “reconquista”, che rimanda tanto al periodo della dominazione araba quanto alla retorica unitaria del periodo franchista, figura, anacronisticamente, all’interno dell’agenda politica del partito ultraconservatore Vox, fedele alla monarchia e contrario a qualsiasi forma di indipendentismo. La crescita elettorale di Vox e la sua presenza nei governi locali e delle comunità autonome rappresenta una fonte di grande preoccupazione per i cittadini di Gibilterra, i quali temono di vedere vanificati i progressi diplomatici raggiunti faticosamente fino ad ora. 

A seguito del referendum sulla Brexit, le relazioni tra la Spagna e Gibilterra vivono ora un nuovo capitolo della loro centenaria storia, anche in virtù della presenza al governo spagnolo, fino a pochi giorni fa, del PSOE, il Partito Socialista. La forza politica guidata dal dimissionario premier Sánchez si configura infatti come meno legata all’idea di una Spagna unitaria e centralista, ed anche più disponibile a negoziare un framework che porterebbe alla Spagna stessa, e nello specifico alla regione del Campo de Gibraltar, consistenti benefici dal punto di vista economico, turistico ed occupazionale.                                                                                                     Per queste ragioni, grazie ad una maggiore flessibilità negoziale ed ad un limitato coinvolgimento ideologico rispetto al passato, le trattative per consegnare a Gibilterra ed ai suoi cittadini un futuro sereno hanno raggiunto le fasi negoziali finali durante la primavera del 2023, tanto che sembrava lecito attendersi la ratifica del trattato entro la fine dell’estate, come dichiarato dallo stesso Chief Minister di Gibilterra, Fabian Picardo.                                                                                                                   

Ciononostante, le dimissioni del premier Sánchez e la convocazione di nuove elezioni a seguito dei risultati delle tornate elettorali regionali e locali delineano una nuova fase di incertezza della politica nazionale spagnola, con conseguenze inevitabili sul futuro di Gibilterra e sui suoi rapporti internazionali. Un’eventuale affermazione delle forze politiche più conservatrici del panorama partitico spagnolo, il Partido Popular e Vox, non rappresenterebbe soltanto una battuta d’arresto nel processo negoziale post-Brexit, ma un vero e proprio cambio di atteggiamento del governo spagnolo nei riguardi della questione di Gibilterra. Qualora tale scenario dovesse concretizzarsi, l’eventualità di firmare un trattato soddisfacente per tutte le parti in gioco diventerebbe sempre più remota, con ripercussioni disastrose dal punto di vista economico, sociale ed occupazionale per l’intera comunità transfrontaliera del Campo de Gibraltar. 

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