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TematicheItalia ed EuropaQuale Spagna presiederà il Consiglio dell’Unione europea?

Quale Spagna presiederà il Consiglio dell’Unione europea?

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L’aumento delle temperature in Europa, previsto per queste settimane, coinciderà, con ogni probabilità, con l’aumento dei colpi di calore nelle stanze dei bottoni delle cancellerie europee. Il primo luglio la Presidenza del Consiglio dell’Ue effettuerà uno dei suoi periodici avvicendamenti, passando dal controllo svedese a quello spagnolo. L’evento va ad incastrarsi in un contesto di movimenti politici, elettorali, ideali e programmatici complessi, in atto da troppo poco tempo per dare garanzie di stabilità, risultato: lo scontro elettorale per il 2024 rischia di inasprirsi ancor prima di quanto pronosticato.

Cabina (elettorale), sdraio e ombrellone

La Spagna si vedrà costretta a un ritorno alle urne per l’elezione anticipata del presidente del Gobierno, il prossimo 23 luglio. La coalizione di sinistra reggente (PSOE-Podemos) costruita attorno alla figura di Pedro Sanchez, attuale primo ministro, tenterà di risollevarsi dallo schiaffo ricevuto alle ultime elezioni locali. Obiettivo: arginare l’ascesa dei conservatori (PP-Vox), catapultati in una dimensione di latte e miele dopo l’exploit elettorale, valso la conquista di ben cinque comunità autonome (regioni) iberiche.

Onore al merito: i socialisti avevano messo in campo un piano economico invidiabile, con performance sopra la media europea in termini di crescita del PIL (+1.9% rispetto alla media europea del +1%), di contrasto alla disoccupazione (ai minimi dal 2008) e di riassorbimento delle fiammate d’inflazione (2,9% grazie allo spacchettamento dei costi del gas da quelli dell’elettricità)*. In ogni caso, il trend politico europeo ha prevalso.
Frastornato da un risultato a dir poco disastroso (400 mila voti persi in 4 anni), il premier Sanchez ha tentato l’azzardo sciogliendo il parlamento e indicendo nuove elezioni. La speranza è di riuscire a stringere nuove alleanze nell’area di centro-sinistra-verdi, in risposta al dialogo aperto dai popolari con i (super)conservatori di Vox, avviato per garantirsi il controllo delle regioni vinte senza una vera maggioranza, e preludio di possibili alleanze transnazionali che potrebbero capovolgere i rapporti di forza sullo scacchiere europeo.

Priorità programmatiche o trappola politica? 

Per citare il più pulp degli Ammaniti, “il momento è delicato”: lo scenario attuale prevede che le sinistre spagnole presentino un programma, scolpito su pietra, che accompagnerà la Presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue per i prossimi sei mesi. L’operazione è stata avviata da tempo, con le prime intese comunitarie su alcuni temi scottanti, come un patto su asilo e migrazioni prima del 2024, in accordo con Austria, Bulgaria, Italia, Romania, ma anche sulla riforma del fiscal compact, la transizione ecologica, ecc.

Le priorità ufficiali della Presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue, al via il prossimo primo luglio, sono state presentate da Sanchez lo scorso 15 giugno. La mossa può essere letta come avente due funzioni: da un lato apparecchiare la tavola delle prossime elezioni interne, oltre che delle europee del 2024, presentando un programma ambizioso che, contemporaneamente, ingabbierebbe le destre spagnole nella dimensione programmatica più contraria agli impulsi correnti, euroscettici, che hanno garantito i buoni risultati degli ultimi tempi.

D’altro canto, una vittoria interna dell’asse PP-Vox, costretto alla presa in carico di un istituto politico tanto importante come la Presidenza europea, garantirebbe alla coalizione di destra un palcoscenico senza eguali. L’occasione per il leader del PP, Núñez Feijóo sarebbe quella di poter fare suo quanto condiviso del progetto di Sanchez, e utilizzare il resto per sferrare attacchi alla coalizione avversa, cementando il proprio potere interno a suon di crociate contro la gabbia europea nella quale si troverebbe costretto.

In ogni caso, l’una o l’altra compagine dovrà esporsi agli attacchi dell’avversaria. Se la grande scommessa di Sanchez non pagasse, costringerebbe di certo la coalizione ad abbandonare il potere. Creando, al contempo, uno strano caso di opposizione annichilita e sulla difensiva. 

Che aria tira a Bruselas?

Il programma della presidenza spagnola sarà costruito attorno a quattro grandi pilastri prioritari: reindustrializzazione e apertura commerciale dell’Ue, misure a favore della transizione energetica e green, rafforzamento della colonna sociale, politiche di coesione e approfondimento dell’unione economica.

Scorrendo le priorità presentate per questo semestre è quasi impossibile non notare come lo scontro tra le destre e le sinistre europee passi per i temi proposti da Sanchez: le une in buona parte favorevoli a sospendere le misure più controverse riguardanti la transizione ecologica (alcuni addirittura negando gli effetti delle attività umane sul clima), le altre ispirate dai FFF e sorrette da Verdi, progressisti e attivisti di tutta Europa (forse in maniera troppo radicale, spesso antieconomica, oltre che irrealizzabile o iniqua); le prime esponenti di un generico nazionalismo economico e migratorio (non sempre privo di sfumature classiste/discriminatorie), le altre di una maggiore apertura (non sempre rispettata, definita o attuata).

Gli elementi fondativi del programma spagnolo hanno, dunque, il potenziale per accelerare gli scontri identitari in atto in tutta Europa, che vive la formidabile ascesa dei partiti euroscettici in Italia (Fdi), Finlandia (Veri finlandesi), Grecia (Soluzione greca), Spagna (Vox), Olanda (BBB), Polonia (PiS); e al contempo la difesa, a volte oltranzista, dei princìpi fondativi dell’Unione, sconquassati da crisi e guerre, invece di una sana e democratica discussione (ri)costituente.
Questa presidenza potrà agire da ago della bilancia, spostando l’attenzione e l’azione dell’agenda europea alla convenienza d’uno o altro lido politico, dovendo traghettare l’Ue verso le elezioni previste per il 6-9 giugno 2024, che si svolgeranno sotto la presidenza del Belgio.

Se da un lato la sinistra spagnola di allora farà capo a un’ipotetica coalizione Social-democratico-macronista-verde in Europa, ad oggi proiettata nell’ordine dei 254 seggi**, la destra potrebbe piazzare la zampata finale al tanto ricercato patto tra conservatori e popolari (Weber-Meloni, 263 seggi, se insieme)**.
Ciò permetterebbe l’attesa svolta a destra dell’Unione, consegnando di fatto l’Europa nelle mani di molte formazioni euroscettiche e, paradossalmente, annichilendo al contempo il gruppo di Identità e Democrazia (tra gli altri, di Lega e Le Pen, 68 seggi).
Insomma, il caldo luglio spagnolo potrebbe ridisegnare l’intero assetto europeo fino al 2029. 

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