Space Wars: la competizione spaziale tra Stati Uniti e Cina

Lo scorso 1° settembre, il Dipartimento della Difesa (DoD) americano ha pubblicato il rapporto annuale sulla Cina “Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China (PRC)” in merito al futuro dello sviluppo tecnologico-militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), ai principi e all’evoluzione della strategia militare e di sicurezza cinese. Il documento, tra le altre cose, si è soffermato anche sulle ambizioni e sulle capacità spaziali di Pechino, in particolare sullo sviluppo di sistemi anti-satellite (ASAT), in contrapposizione a quelle americane.

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Pechino sfida Washington anche nello spazio

Secondo la Defense Space Strategy (DSS), pubblicata dall’Amministrazione Trump il 17 giugno, la Cina e la Russia sono le principali sfidanti degli Stati Uniti anche nel dominio spaziale e rappresentano la più grande minaccia strategica a causa del  dispiegamento di capacità contro-spaziali e della loro dottrina militare per quanto riguarda lo spazio.

L’obiettivo principale della Cina sarebbe  quello di sostituire gli Stati Uniti come potenza dominante nello spazio. Infatti, pur dichiarando di avere intenzioni pacifiche, la dottrina di Pechino considera lo spazio un dominio militare e proprio per questo la leadership cinese ha deciso di investire in infrastrutture spaziali ideate per garantire vantaggi sia economici che militari. Non a caso la DSS riporta gli obiettivi principali che Washington deve perseguire affinché possa preservare la propria superiorità spaziale, minata dal continuo sviluppo tecnologico di Cina e Russia, ed arrivare ai risultati enunciati nel documento entro 10 anni.

Il miglioramento delle capacità spaziali di Pechino sono evidenti. Il 5 maggio, dopo alcuni tentativi falliti, la RPC ha lanciato con successo il razzo Long March-5B, detto anche Changzheng 5, progettato per portare gli astronauti nello spazio. Inoltre, tre settimane dopo ha completato dei lanci back-to-back da due strutture separate per l’acquisizione di immagini della Terra. La Cina sta rispettando il proprio calendario in maniera rigorosa prevedendo di lanciare più di 60 veicoli spaziali oltre ai 40 lanci nel 2020, non a caso è leader in termini di lanci negli ultimi due anni. Inoltre, attualmente la Pechino è seconda solo agli Stati Uniti per numero di satelliti operativi in orbita con circa 370.

Queste capacità sono motivo di grande preoccupazione per il Pentagono e più in generale per la sicurezza nazionale americana. Il DoD recentemente ha riportato che la Cina ha sviluppato capacità anti-satellite terrestri e spaziali e alcuni tipi di armi per la guerra elettronica che mettono a rischio l’uso pacifico dello spazio internazionale. Pechino ha lanciato l’SC-19, il suo primo missile anti-satellite, nel 2007 con l’obiettivo di monitorarne il funzionamento ed apportare miglioramenti. Infatti, nel 2018 l’Esercito Popolare di Liberazione ha formato unità militari che hanno iniziato l’addestramento con quei tipi di missili: l’SC-19 è stato valutato operativo e in grado di colpire i satelliti in orbita terrestre bassa. Inoltre, sono state messe in campo capacità in orbita, come i satelliti con tecnologia a braccio robotico per ispezioni e riparazioni, considerate dalla Defense Intelligence Agency (DIA) come possibili armi. A tal proposito, gli sforzi contro-spaziali cinesi hanno costretto gli Stati Uniti ad adottare delle misure in risposta tra cui, ad esempio, la fondazione della Space Force e la pubblicazione della DSS, con il fine di dare enfasi alla propria deterrenza anche in questo contesto.

La struttura spaziale cinese

Il PLA Strategic Support Force (SSF), creato nel 2016, è il comando che si occupa di coordinare le capacità spaziali in ambito militare e negli ultimi anni si è posto l’obiettivo minimo di equagliare le capacità americane. L’SSF risponde direttamente alla Commissione Militare Centrale (CMC) e funziona da supporto all’intero Esercito Popolare di Liberazione grazie alle sue capacità. Allo Strategic Support Force fanno capo due dipartimenti: lo Space Systems Department (SSD), responsabile di tutte le operazioni spaziali in ambito militare del PLA e il Network Systems Department. L’SSD, tra le altre cose, si occupa di sorveglianza spaziale, supporto alle informazioni provenienti dallo spazio, telemetria, tracciamento e controllo dello spazio. Tale dipartimento gestisce almeno otto basi, comprese quelle le cui missioni sono il lancio, il tracciamento, la ricerca e lo sviluppo e il funzionamento dei satelliti cruciali per l’architettura C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) della Cina. Lo Strategic Support Force gestisce stazioni di comando in Namibia, Pakistan e Argentina e dispone di un buon numero di navi da supporto spaziale della classe Yuan Wang per il tracciamento dei lanci di satelliti e missili balistici intercontinentali (ICBM).

Il dominio spaziale nel “Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China”

Il rapporto annuale pubblicato il 1° settembre ha riassunto tutte le preoccupazioni di Washington espresse con la creazione della Space Force e la pubblicazione della Defense Space Strategy. In particolare, nel capitolo “Mission, Tasks & Modernization of China’s Armed Forces in the New Era” vengono analizzati gli aspetti di ammodernamento militare cinese in riferimento all’Esercito Popolare di Liberazione.

Nel capitolo in questione, si afferma che l’impresa spaziale cinese continua a crescere rapidamente grazie al continuo sviluppo sia in ambito militare sia in quello civile. A tal proposito, il PLA continua ad investire nel miglioramento delle sue capacità ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), comunicazioni satellitari, navigazione satellitare e metereologica. La Cina prevede di avere una stazione spaziale operativa permanente entro il 2022 che potrà ospitare i propri carichi ed astronauti stranieri. Il documento afferma che Pechino ha costruito un’ampia infrastruttura di supporto a terra per sostenere la crescente flotta in orbita e le funzioni correlate, tra cui la produzione di veicoli spaziali e veicoli di lancio. Inoltre, la RPC continua a sviluppare capacità contro-spaziali come la guerra elettronica e le capacità di energia diretta che potrebbero negare l’accesso e le operazioni di un avversario, in questo caso gli Stati Uniti, nel dominio spaziale durante una crisi o un conflitto.

Il documento riporta i principali sviluppi cinesi tra il 2019 e il 2020:

  • Miglioramento dei lanci spaziali e dell’accesso allo spazio: Pechino ha continuato a sviluppare le proprie capacità di lancio nello spazio, ottenendo risparmi sui costi attraverso l’efficienza e l’affidabilità dei propri sistemi. Inoltre, nel giugno del 2019 la Cina ha effettuato il suo primo lancio via mare utilizzando un veicolo a propellente solido, il LM-11.
  • Rafforzamento della navigazione satellitare: aumentando il suo sistema di navigazione satellitare regionale BeiDou-2, la Cina si è avvicinata al raggiungimento delle capacità di servizio globale attraverso il lancio di altri nove satelliti BeiDou-3 nel 2019.
  • Costante esplorazione lunare: nel gennaio 2019, la Cina è diventata il primo paese ad atterrare sul lato opposto della Luna con il suo lander lunare Chang’e-4. Inoltre, Pechino vuole costruire una stazione di ricerca lunare intorno al 2025 e stabilire una base di ricerca e sviluppo sulla Luna con equipaggio entro il 2050.
  • Miglioramento della trasmissione dei dati: la Cina ha lanciato il primo dei suoi satelliti di trasmissione dati di seconda generazione Tianlian-2 a marzo. Una volta completato, tale satellite dovrebbe fornire una trasmissione dati più veloce e una maggiore connettività tra le stazioni di controllo a terra e le navicelle in orbita terrestre bassa.

Pechino dispone di un missile anti-satellite (ASAT) con cui può minacciare di colpire i satelliti in orbita terrestre bassa e probabilmente non si fermerà qua perché ha previsto lo sviluppo di ulteriori armi ASAT in grado di distruggere i satelliti fino all’orbita terrestre geosincrona. In realtà, anche se la RPC non ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di nuovi programmi da quando ha confermato di aver utilizzato un missile ASAT per distruggere un satellite meteorologico nel 2007, molti accademici del PLA in ambito di difesa – secondo il documento americano – pubblicano spesso sulle tecnologie contro-spaziali, sottolineando la necessità di “distruggere, danneggiare e interferire con i satelliti di ricognizione e di comunicazione del nemico”.


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È chiaro come, già da tempo, la competizione tra Stati Uniti e Cina si sia estesa anche al dominio spaziale visti anche gli ultimi sviluppi in termini di militarizzazione da entrambe le parti e le reciproche preoccupazioni per le proprie capacità. La mancata fornitura di capacità spaziali fondamentali americane potrebbe portare la Cina a minare gli attuali vantaggi di Washington e proprio per questo l’Amministrazione Trump ha adottato la DSS; alla strategia spaziale americana però manca una vera e propria dottrina che potrebbe portare numerosi vantaggi alla competizione con la Cina, e non solo. Chiunque uscirà vincitore il 3 novembre dovrà gestire anche il dossier spaziale, dominio sempre più cruciale nella competizione tra potenze.

Alessandro Savini,
Geopolitica.info