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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaSottomarini e transizione energetica in Corea del Sud

Sottomarini e transizione energetica in Corea del Sud

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Naval News riporta che il 22 febbraio l’Agency for Defense Development sudcoreana abbia annunciato lo sviluppo della “tecnologia degli impianti di reforming del metanolo” per le celle a combustibile dei sottomarini a propulsione anaerobica. Questa tecnologia è relativa alla produzione di idrogeno ad alta purezza attraverso un processo di ristrutturazione molecolare del metanolo, secondo la rivista online. La notizia è rilevante sia sotto il profilo militare che quello civile, a maggior ragione in un momento di transizione di potere ai vertici della Casa Blu.

Sottomarini a propulsione anaerobica e alimentati ad energia nucleare

La tecnologia in questione si riferisce alla prima tipologia di sottomarino, ovvero quella che in inglese viene definita AIP, “air-independent propulsion”, o “air-independent power”, e permetterebbe a questa categoria di mezzo navale di operare con un’autonomia superiore rispetto a quelli della stessa classe alimentati a diesel. Sempre secondo la rivista online Naval News, i sottomarini coreani AIP alimentati a diesel rappresentato i modelli tra i più competenti e sofisticati al mondo. Sebbene la realizzazione di celle di combustibile a idrogeno permetta una riduzione del gap tra le due tipologie di mezzo navale, i sottomarini a propulsione nucleare rimangono ancora superiori agli altri sotto tutti i punti di vista.

Seul, più volte nel corso degli ultimi venti anni, ha manifestato la volontà di realizzarne dei modelli, sia autonomamente che in partnership con altri Stati. Nel 2003, il presidente Roh Moo-hyun lanciò un programma segreto, “Iniziativa 362”, volta allo sviluppo di sottomarini a propulsione nucleare da dispiegare nel 2020. Il progetto deragliò l’anno successivo. Durante la campagna elettorale di Moon Jae-in, nel 2017, quest’ultimo dichiarò che la Corea dovesse dotarsi di questi mezzi navali. Infatti, a più riprese domandò a Washington il supporto alla realizzazione. Il neoeletto presidente Yoon Seok-yul, tuttavia, in campagna elettorale ha dichiarato come l’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare non rientri all’interno delle sue priorità.

Questa posizione si scontra con considerazioni di natura sia politica che militare. Già a seguito della sua elezione, diversi membri del suo gabinetto, tra cui egli stesso, hanno dichiarato come sia imprescindibile rinsaldare l’alleanza con gli USA, non che il predecessore l’avesse in qualche modo messa in discussione. Le dichiarazioni in questo verso rappresentano la volontà della nuova leadership politica di tenere una posizione securitaria più dura nei confronti di Pechino e di Pyeongyang.

Kim Jong-un, durante un Congresso del Partito di gennaio 2021, ha dichiarato che la Corea del Nord è in grado di progettare sottomarini a propulsione nucleare. Secondo un saggio pubblicato all’interno dei Commentary from the Maritime Awareness Project del National Bureau of Asian Research, la possibilità che la Repubblica Democratica Popolare possa sviluppare questo mezzo navale, unitamente alla capacità di lancio degli SLBM (submarine-launched ballistic missile), incrementerebbe la sua “second-strike capability”, ovvero la capacità di sopravvivere ad un attacco preventivo.

L’ordine dell’Indo-Pacifico a guida statunitense

Il Prof. Antonio Fiori, in un’intervista rilasciata di recente a Geopolitica.info, dichiara come non si stupirebbe se l’amministrazione Biden chiedesse al presidente Yoon la partecipazione della Corea del Sud al Quad. Questo contesto, quindi, rende molto improbabile il fatto che la Corea del Sud a guida conservatrice non voglia dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare, considerando che gli Stati Uniti già nel 2017 avessero valutato come sia la Corea che il Giappone abbiano i mezzi e le disponibilità di svilupparli.

Inoltre, il neoeletto presidente sudcoreano ha già manifestato la volontà di rimuovere i limiti al nucleare come fonte energetica imposti dal suo predecessore. In ultima analisi, alla fine del 2021, è stata annunciata la pianificazione di un reattore modulare per propulsione marina nella cittadina di Gampo, nel sud-est della penisola, vicino ad un complesso di ricerca sull’energia atomica di recente realizzazione.

Rimane difficile pensare che la Corea del Sud, nonostante le dichiarazioni avverse del capo di Stato, non si doterà di sottomarini nucleari. Nel Volume 73 della Naval War College Review dell’Inverno 2020, un paper sostiene che gli Stati Uniti debbano sostenere la Repubblica di Corea nell’acquisizione di questi mezzi navali, nonostante i costi che ne derivano in termini economici e strategici, poiché la possibilità di guadagnare potere negoziale sul modo in cui questi vengono impiegati rappresenta il beneficio maggiore che possono e, secondo gli autori, devono trarre da questo supporto.

La transizione energetica a caratteri coreani

Dal punto di vista militare, l’upgrading dell’arsenale navale sudcoreano rappresenta un fattore da non sottovalutare per la strategia di contenimento militare della Cina e della Corea del Nord. Dal punto di vista civile ed energetico, lo sviluppo di tale tecnologia avviene dopo che il Ministero sudcoreano del Commercio, dell’Industria e dell’Energia ha adottato la Roadmap verso un Economia a Idrogeno nel 2019. Nel gennaio 2022, l’amministrazione Moon raggiunge un accordo con l’Arabia Saudita per concorrere allo sviluppo dell’”hydrogen economy”.

Lo sviluppo della tecnologia degli impianti di reforming del metanolo per le celle a combustibile dei sottomarini, quindi, potrebbe portare a delle esternalità tecnologiche che si ripercuotono su tutta l’hydrogen economy. Sebbene la Corea del Sud sia uno dei Paesi che più investe fondi pubblici nello sviluppo di questo settore, dopo Germania e Giappone, la riduzione della carbon footprint non rientra formalmente tra le sue priorità. Infatti, l’obiettivo principale della roadmap è quello di utilizzare l’idrogeno come fonte energetica di produzione industriale, più che come strumento di transizione verso minori emissioni di CO2.

Il reforming del metanolo, però, è processo che, secondo diversi studi scientifici, contribuisce a rendere la produzione di idrogeno più efficiente e meno impattante sull’ambiente. Inoltre, secondo il World Energy Outlook 2021 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, “l’ascesa dell’idrogeno potrebbe portare una nuova forma di energia a basse emissioni di carbonio nel sistema commerciale globale. […] le differenze nelle dotazioni di risorse e nella qualità creano incentivi per il commercio (l’idrogeno potrebbe essere esportato in varie forme, inclusa l’ammoniaca o altri combustibili ricchi di idrogeno)”.

L’accordo concluso a gennaio col l’Arabia Saudita, infatti, non solamente garantisce, stando alle dichiarazioni, accesso a idrogeno a emissioni zero, ma anche ad ammoniaca, elemento, come abbiamo visto, utilizzato per il trasporto di idrogeno. La Corea del Sud, quindi, si trova sulla giusta direzione per diventare, nel lungo periodo, un attore importante nella produzione e nel commercio di questa fonte energetica.

Gli equilibri nell’Indo-Pacifico

La Repubblica di Corea rappresenta, sia geograficamente, che economicamente, un punto di riferimento di non scarsa importanza nella regione. Tuttavia, l’incertezza politica che ha caratterizzato le ultime elezioni, sin dai mesi precedenti a quella data, che caratterizza la fase di transizione dal governo precedente al successivo e che caratterizzerà i rapporti tra l’esecutivo e il parlamento per i prossimi due anni, mettono il Paese del Calmo Mattino verso una direzione che potrebbe sbilanciare gli equilibri dell’area.

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