0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheCina e Indo-PacificoSotto pressione: la Crisi Economica del Gigante Cinese

Sotto pressione: la Crisi Economica del Gigante Cinese

-

Sembra che stiano sventolando  alcune bandiere rosse che confermano l’ipotesi di una crisi economica della Cina che potrebbe minare le ambizioni di Pechino.

L’economia cinese sta affrontando una fase di notevole difficoltà, suscitando l’ipotesi di un’entrata in un’era di stagnazione che potrebbe minacciare le future ambizioni di Pechino. La realtà è che la Cina non sembra più in grado di mantenere i tassi di crescita straordinari che ha registrato in passato, suggerendo che la crescita nei prossimi anni potrebbe stabilizzarsi a livelli più bassi (3-4%) con conseguenze sia economiche che politiche. 

Durante il 2022, come riportato dall’ ISPI, la Cina ha registrato una crescita del 3%, ovvero il tasso più basso dall’avvio delle riforme di mercato degli anni ’70, fatta eccezione del 2020, anno della pandemia Covid-19. Successivamente, la Cina, ha subito altre ricadute economiche causate dalle rigidissime misure di lockdown dovute alle nuove varianti di Covid-19 diffusesi durante il 2022. Per rilanciare l’economia, il governo cinese, nel dicembre dello stesso anno, ha deciso di abolire ogni restrizione, nell’auspicio di stimolare una ripresa dei consumi. 

Nonostante ciò il previsto rilancio economico non si è materializzato, e i dati del primo semestre dell’anno scorso sono risultati al di sotto delle previsioni dello 0,8%, evidenziando un rallentamento della ripresa economica interna nel periodo post-pandemico. 

Tuttavia è possibile notare altri indicatori del peggioramento dello stato dell’economia cinese. Tra di essi c’è quello dei cosiddetti “Ken lao zu” che letteralmente significa “quelli che rosicchiano i vecchi”. Si tratta di giovani compresi nella fascia tra i 16 e i 24 anni che a causa della disoccupazione, sono costretti a lavorare per i genitori in cambio della cosiddetta paghetta mensile.  Nel giugno del 2022 infatti, il tasso di disoccupazione giovanile urbana in Cina, aveva raggiunto il 19,8%, ovvero il valore più alto dall’inizio delle registrazioni nel 2018. Dopodiché la Cina ha sospeso la pubblicazione mensile dello stesso. 

Ad aggravare la posizione della Cina sul panorama mondiale, sono i dati riguardanti il rapporto tra il debito totale (sia pubblico che privato) e il PIL. Come riportato da Bloomberg e dall’ISPI, infatti, questo dato è salito dal 297,7% (l’equivalente di 303 miliardi di yuan / 47 miliardi di dollari) nel corso del primo trimestre del 2023. Debito che si è formato in seguito agli investimenti della Cina nella Belt and Road Initiative (BRI)  nel 2013. 

 Le Ragioni del Rallentamento

Per comprendere le ragioni di questo rallentamento economico occorre considerare le fasi storiche dell’economia cinese. 

La prima fase è quella che vede la Cina come Fabbrica del Mondo, definizione dovuta alla sua predominanza nella produzione e nell’esportazione di una vasta gamma di beni prodotti dalla manodopera a basso costo; pratica che si è diffusa particolarmente negli anni Ottanta e Novanta, ma che ha visto la sua definizione con l’entrata della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. La scelta della Cina di basare la propria economia sulla produzione in grandi quantità attraverso la manodopera a basso costo al fine di favorire le esportazioni è ciò che ha portato alla definitiva affermazione della crescita economica cinese. 

 Con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, si apre la seconda fase o fase di Mantenimento, in cui la Cina ha dovuto mantenere la crescita attraverso uno stimolo finanziario di 2 miliardi di Rmb corrispondenti a 555 miliardi di dollari, come riportato dall’ISPI. Questa strategia di mantenimento dello sforzo economico si è dimostrata efficace soltanto nel breve periodo, poiché anche durante periodi di crisi si osserva una crescita del PIL a ritmi dell’8%. Nel lungo periodo al contrario, questa strategia, ha provocato l’esplosione del debito aggregato e una crisi da sovracapacità produttiva. 

La terza fase, soprannominata come New Normal o Nuova Normalità, mette in discussione il modello di crescita economica precedente ritenuto obsoleto e non sostenibile a causa del costante ricorso all’indebitamento e di una forte dipendenza dalla domanda internazionale.  Inoltre, questa politica mira a potenziare le qualità della produzione industriale e a concentrarsi sulla domanda interna come mezzo per assorbire la produzione.

A testimonianza delle nuove pretese di Pechino occorre citare il piano “Made in China 2025” presentato nel 2015, che ha l’obiettivo di trasformare il Paese da centro di produzione a basso costo a potenza industriale ad alto valore aggiunto fino a renderlo leader mondiale nei dieci settori innovativi del futuro. 

La quarta fase prende avvio con la Strategia di Doppia Circolazione promossa da Xi Jinping, che rappresenta un cambio di paradigma nell’approccio economico cinese, ora orientato verso una maggiore autosufficienza interna e una minore interdipendenza con l’economia internazionale. Come riportato dall’Istituto di Analisi di Relazioni Internazionali (IARI), la Dual Circulation separa in modo esplicito il sistema economico globale in due ambiti di attività economica, o due “circolazioni”: quella interna (o domestica) e quella esterna (o internazionale). Queste due sfere sono di natura diversa ma sono interconnesse tra di loro. 

La Circolazione esterna, ovvero l’economia globale, costituisce una fonte cruciale di investimenti diretti esteri e di opportunità di esportazioni. I recenti sviluppi però, hanno evidenziato come, in realtà, questa sfera stia sfuggendo al controllo di Pechino, trasformandosi in un fattore di rischio per l’economia cinese stessa. A conferma di ciò, si osserva distacco commerciale tra Stati Uniti e Cina, o Decoupling, dovuto alla diminuzione delle importazioni dei primi all’inizio del 2023. Gli Stati Uniti, infatti stanno gradualmente acquisendo l’abilità di prescindere dai prodotti provenienti dalla Cina per una combinazione di tre fattori: i dazi imposti dall’amministrazione Trump, nella seconda metà del 2018, su determinati beni provenienti dalla Cina. Essi hanno innalzato i costi dei prodotti rendendoli meno attrattivi per i consumatori e le aziende statunitensi; la prolungata guerra commerciale ha limitato gli scambi di tecnologie che potrebbero fornire conoscenze strategiche alla controparte; e infine, il calo degli investimenti statunitensi a seguito delle politiche stataliste del governo cinese che stanno danneggiando le aziende americane in Cina.

La Circolazione Interna, si basa sullo stimolo della domanda interna sia per quanto riguarda i prodotti sia per la ricerca e lo sviluppo nazionali. Ciò è realizzato tramite investimenti strategici in settori considerati chiave, come l’alta tecnologia e la scienza; ed ha il fine di ridurre l’interdipendenza esterna e di creare un mercato interno robusto che possa portare al miglioramento del benessere complessivo sociale. La gestione della circolazione interna è chiaramente nelle mani del governo cinese, ma va sottolineato che presenta delle limitazioni essendo in un mercato che richiede una costante crescita della produttività per garantire redditi più elevati alla popolazione cinese.

Nonostante la Cina abbia messo l’accento sulla stimolazione e sul rafforzamento del mercato interno continua a cercare una presenza e una partecipazione attive nell’economia globale. 

 L’Impatto del Crollo dell’Economia Cinese 

Il crollo dell’economia cinese avrebbe impatti significativi a livello globale considerando il ruolo centrale della Cina nell’economia mondiale. La Cina è la seconda potenza economica del mondo pertanto è un partner commerciale importante per molti Paesi. 

Gli impatti economici globali riguarderebbero principalmente le catene di approvvigionamento, o catene di fornitura di cui la Cina è un importante attore. Molte aziende di tutto il mondo dipendono dai prodotti e dai servizi cinesi. 

Nonostante l’attuale apparenza di imminente declino, è essenziale comprendere che la Cina si trova effettivamente in un punto di crisi in cui le riforme sono necessarie senza ulteriori procrastinazioni, altrimenti potrebbe entrare in un’era di stagnazione. Questo indica che un superamento economico della Cina rispetto agli Stati Uniti sembra ormai poco probabile. Di conseguenza, Pechino sarà costretta sia a consolidare il suo attuale peso economico a livello globale, sia a attuare delle riforme che diano risorse e fiducia ai consumatori sul lato interno.  

Articoli Correlati

Have China and the US really decoupled? Not so fast

The outbreak of Covid-19 showed the dangers behind overstretched global supply chains largely based into a single country. This...

Lo sharp power cinese nei Balcani occidentali

Negli ultimi anni, attori esterni non occidentali, tra cui Cina, Russia e Turchia, hanno acquisito una crescente influenza nei...

La Cina in Serbia e Ungheria: un’alternativa alla via euro-atlantica?

Il viaggio di Xi Jinping, tornato in Europa lo scorso maggio a distanza di cinque anni, per la prima...

What is the Bluebird Movement? Taiwan’s political turbulence: the emergence of the Bluebird Movement

Since Lai Ching-te took office as president, Taiwan has experienced difficulty. Recent reforms proposed and accepted by the Legislative...