Somalia e le enormi responsabilità demandate all’UNSOM

Il 28 agosto 2020 il  Consiglio di Sicurezza ha adottato la Risoluzione n. 2540 sulla situazione in Somalia, con l’intento di rinnovare il mandato dell’UNSOM nel Paese.

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Il Consiglio di Sicurezza, attraverso questa risoluzione, stabilisce di voler rinnovare il mandato della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Somalia (UNSOM) per un anno, ossia fino al 31 agosto 2021 (già previsto dal par.1 della risoluzione n. 2158 del 2014).

Tale mandato fu inizialmente istituito il 3 giugno 2013 con la risoluzione n.2012 e successivamente rinnovato da altre risoluzioni (la n. 2158 del 2014, le n. 2221 e 2232 del 2015, la n. 2275 del 2016, la n. 2358 del 2017, la n. 2408 del 2018, la n. 2461 del 2019, e le n. 2516, 2527 e 2540 del 2020) riguardanti molteplici misure da attuare.

La consulenza offerta al Governo Federale della Somalia (FGS), agli Stati membri federali (FMS) ed alla Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM)  spazia dalla “costruzione della pace e consolidamento dello Stato nei settori della governance, alla riforma del settore della sicurezza e dello Stato di diritto (…), dallo sviluppo di un sistema federale (…), alla revisione costituzionale, la democratizzazione (….) e il coordinamento del sostegno internazionale dei donatori”, ma riguarda anche l’implementazione di strategie a favore del rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, così come dell’empowerment gemminile, della difesa dell’infanzia, della prevenzione delle violenze legate ai conflitti e del rafforzamento del sistema giudiziario (anche grazie all’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), dell’Unione Europea e di altre partnership multilivello).

Comunque, attraverso quest’ultima risoluzione, l’UNSOM dovrà focalizzarsi in particolare sul garantire elezioni libere, trasparenti e credibili, in un contesto di pluralismo politico, dibattiti liberi e perseguendo altresì i discorsi di odio e incitamento alla violenza.

Ovviamente si tratta di auspici, poiché, nel momento dell’approvazione della attuale risoluzione si registra un clima di generale instabilità, costituita da dispute regionali, minacce terroristiche di Al-Shabaab e di gruppi affiliati al Da’esh, crescita degli Ordigni Esplosivi Improvvisati(IEDs) e dei Residuati Bellici Esplosivi (ERW)– di cui è necessaria un’opera di sminamento- aspetti che rendono la sicurezza nel Paese alquanto precaria e che richiedono uno sforzo da parte di tutte le forze in campo .

Eppure, alcuni eventi importanti tenutisi nei mesi precedenti, avevano fatto ben sperare nella risoluzione di alcune problematiche, come:

  • I colloqui tra Somalia e Somaliland  a Gibuti dal 12 al 15 giugno 2020, volti a cercare una soluzione ai conflitti tra governo centrale ed entità autonoma.
  • Il raggiungimento di una decisione importante, il 25 Marzo del 2020, nell’ambito dell’Iniziativa per i Paesi poveri fortemente indebitati , in merito al 9° Piano di Sviluppo Nazionale e alle riforme economiche,finanziarie ma anche politiche e sulla sicurezza che ne sono alla base, tra cui la cooperazione FGS-FMS.
  • L’emanazione, nel febbraio 2020,  della legge elettorale e la risoluzione di alcune questioni importanti da parte del Parlamento somalo e della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente NIEC -tra cui “ la definizione delle circoscrizioni (…) e l’attuazione della quota del 30% di seggi per le donne in entrambe le Camere del Parlamento”, la garanzia del coinvolgimento di genere e dei gruppi comunitari sottorappresentati.
  • L’importanza attribuita, nel corso del Forum del partenariato per la Somalia 2019, al federalismo e alle elezioni  previste tra il 2020 e il 2021 e al fatto che si svolgessero regolarmente (Costituzione federale provvisoria della Somalia e raccomandazioni della NIEC  e del Parlamento),  ma  anche ad altri obiettivi, quali: “l’attuazione dell’Architettura di Sicurezza Nazionale, l’accordo su un sistema di giustizia federata, la condivisione del potere e delle risorse, la revisione costituzionale”, ecc.

Ciò nonostante, si riscontrano ancora molteplici criticità, in merito alle problematiche e agli obiettivi citati (a causa di tensioni crescenti tra l’FGS e parte dell’FMS) e che per risolversi necessitano di una volontà dialogante e conciliativa (risoluzione n. 2520 del 2020) e a cui si aggiungono ulteriori problematiche ad ora irrisolte, quali:

  • Le crisi umanitarie causate dal protrarsi del conflitto e da eventi climatici (siccità,  desertificazione, inondazioni, insicurezza alimentare) (Dichiarazione Presidenziale S/PRST/2011/15) e per le quali andrebbero attuate delle strategie di gestione del rischio.
  • La diffusione della pandemia COVID-19 che va ad aggravare le deboli strutture del Paese.
  • L’alto numero di  rifugiati e sfollati interni (in direzione dei quali va tuttavia registrata la  ratifica della Convenzione dell’Unione Africana per la protezione e l’assistenza agli IDP in Africa o  Convenzione di Kampala), che dovrebbe però accompagnarsi ad effettive politiche di reinserimento.
  • La presa di mira di civili e  del personale umanitario  e l’uso diffuso di armi tra la popolazione civili, con le conseguenze che ne comportano.
  • Le violazioni dei diritti umani nei confronti di donne e bambini (Conclusioni del 2020 Sui Bambini e i Conflitti ArmatiS/2020/174-; risoluzione n.1325 del 2000 e successive, rientranti nell’Agenda Donne, pace e sicurezza; infine, la Legge Somala Sui Diritti dei Bambini, in attesa di promulgazione).
  • Gli ostacoli incontrati dal personale umanitario e medico nel prestare assistenza umanitaria, gli attacchi alle strutture ospedaliere stesse e i numerosi posti di blocco illegali che complicano il lavoro tempestivo di assistenza.

L’instabilità evidenziata necessita di risposte urgenti, tra cui la cessazione delle ostilità, ad esempio stabilendo una pausa umanitaria di 90 giorni, che consenta l’accesso agli operatori umanitari ed alle loro attrezzature (risoluzione n.2532 del 2020).


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E’ poi altrettanto necessario che prosegua la collaborazione tra l’UNSOM, l’Ufficio di Sostegno delle Nazioni Unite in Somalia (UNSOS), il Country Team delle Nazioni Unite l’AMISOM, ed il Governo somalo (come stabilito nel Patto di Sicurezza-Conferenza di Londra del 2017 sulla Somalia) e che quest’ultimo venga aiutato nel porre in essere la  Strategia Nazionale per la Somalia, il Piano d’Azione per la Prevenzione e la Repressione dell’Estremismo Violento, e quanto previsto dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030.

Infine, si raccomanda l’istituzione della Commissione Nazionale per i diritti umani, la messa in funzionedella Corte costituzionale e della Commissione per il servizio giudiziario, e l’attuazione di un nuovo Piano d’azione nazionale per la lotta contro la violenza sessuale nei conflitti, il tutto cercando di coinvolgere la società civile.

Su quanto anzidetto, il Segretario Generale aggiornerà periodicamente il Consiglio di Sicurezza, così da monitorare attentamente gli sviluppi della situazione ed intervenire se del caso, con efficacia.