Carlo Jean: l’Italia rispetterà gli obblighi della solidarietà atlantica

Geopolitica.info ha intervistato il Generale Carlo Jean su tematiche connesse alla difesa italiana, al contesto libico e al confronto NATO-Russia. Autore di numerosi articoli e manuali, Jean è tra i principali esperti italiani di geopolitica e studi strategici. Sui suoi libri si formano ogni anno migliaia di studenti di relazioni internazionali.

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Il budget dedicato alla Difesa è adeguato alle esigenze di sicurezza dell’Italia nell’attuale contesto internazionale?

Le esigenze di sicurezza dell’Italia sono garantite soprattutto dalla Nato di cui l’Italia fa parte. La Nato viene in gran parte finanziata dagli Stati Uniti, praticamente il 60-70% delle spese militari della Nato sono finanziate dall’America. L’Italia dovrebbe contribuire, così come concordato dai paesi alleati, con il 2% del Pil, mentre invece, considerando i parametri economici e finanziari della Nato, è nell’ordine dell’1,2%. Di conseguenza noi non concorriamo alla difesa e alla sicurezza comune nella misura in cui dovremmo. Siamo in buona compagnia, poiché i paesi che raggiungono il 2% sono molto pochi.

Quanto potrebbe durare il processo di creazione della logistica interforze prevista dal Libro Bianco?

Il processo durerà parecchio tempo anche per il semplice motivo che la riparazione degli aerei, delle navi e dei carri armati è piuttosto complicata. Comunque il processo di razionalizzazione della logistica interforze sta procedendo abbastanza bene; sicuramente ci vorrà qualche anno per completarlo.

L’Esercito è in sofferenza sul lato dell’obsolescenza dei propri mezzi. Di quanti e quali carri armati dovrebbe dotarsi?

Ne abbiamo 160, quindi un numero molto molto ridotto. Numero ridotto soprattutto se il summit della Nato dell’8 e 9 luglio a Varsavia deciderà che i paesi europei dovranno contribuire con forze pesanti a rotazione in Europa centro-orientale. Molti dei mezzi che erano stati acquisiti per le missioni di peacekeeping non sono idonei e dovremo dotarci di mezzi più pesanti.

Due portaerei sono un numero adeguato per le esigenze della Marina nei prossimi vent’anni?

A mio avviso è più che adeguato. Dipende se la Marina vuole concorrere con la Marina americana nel Mar Cinese meridionale: allora evidentemente ne occorrerebbero di più e occorrerebbero anche navi più grosse. Comunque se i compiti sono ristretti al Mediterraneo – ma anche al “Mediterraneo allargato” con Mar Rosso, Mar Nero e Golfo – mi sembra che, anche tenendo conto degli altri paesi europei, due portaerei sono adeguate.

L’acquisto di caccia multiruolo di 5ª generazione Lockheed Martin F-35 è un investimento necessario?

E’ assolutamente necessario. A mio avviso, con le riduzioni che sono state apportate, è il minimo di cui necessita l’aeronautica militare, considerando anche gli aerei imbarcati sulle portaerei.

Quali possono essere le applicazioni tattiche/operative dell’aereo d’addestramento Alenia Aermacchi M346?

Essenzialmente è un addestratore. Comunque in caso di necessità può essere dotato di missili aria-terra oppure di bombette con cui può svolgere qualche funzione. Sicuramente non è in grado di competere con gli aerei di 4ª e 5ª generazione che ormai equipaggiano le forze aeree di tutti i paesi importanti.

Qual è l’attuale situazione in Libia?

Esiste in Libia una grossa confusione. Non solamente per la situazione sul campo e la non costituzione di un governo di unità nazionale alla cui testa rimane solamente il Consiglio presidenziale di Sarraj, al quale il parlamento di Tobruk non ha dato il suo ok. C’è una forte competizione soprattutto sull’articolo 8 degli accordi di dicembre di Shikrat in Marocco, il quale affida al Consiglio presidenziale il compito della scelta del Ministro della Difesa e del comandante delle forze armate. L’ambizioso generale Haftar, che comanda le forze della camera dei rappresentanti di Tobruk, vorrebbe quella poltrona; gli altri non sono assolutamente d’accordo. La posizione di Haftar è rinforzata sicuramente dagli aiuti sia militari sia finanziari ricevuti dagli stati del Golfo e dall’Egitto (in particolare mille veicoli blindati).

Quale ruolo sta avendo l’Egitto nella crisi libica?

L’Egitto continua a mantenere le sue ambizioni di poter avere una voce sul petrolio della Cirenaica e del “triangolo petrolifero” di Sirte. L’Egitto sta sostenendo fortemente il generale Haftar e subordinatamente – anche dal punto di vista politico – il governo di Tobruk con l’aiuto, oltre che degli stati arabi del Golfo, anche della Francia.

Al Summit di Varsavia del prossimo luglio alcuni paesi NATO insisteranno per la creazione di una flottiglia comune nel Mar Nero. Qual è la posizione dell’Italia in merito?

L’Italia è dell’idea che comunque vada rispettata la Convenzione di Montreux che limita notevolmente la presenza di navi militari di paesi non rivieraschi nel Mar Nero. Come potrà essere effettuata questa flottiglia permanente nel Mar Nero è un grosso punto interrogativo, poiché nessuno sembra intenzionato a mettere in discussione gli accordi di Montreux che danno una grossa autorità anche alla Turchia in caso di guerra (controllo degli stretti).

In che misura l’Italia contribuirà al rafforzamento del fianco est dell’Alleanza Atlantica?

Verrà deciso nel summit NATO di Varsavia dell’8-9 luglio prossimo. A parer mio l’Italia non potrà non rispettare gli obblighi della solidarietà atlantica. Di conseguenza l’Italia – sicuramente a rotazione – dovrà spostare delle unità di reparti anche in Europa orientale così come faranno gli altri paesi.

Quali contromisure potrebbe adottare Mosca per ristabilire un certo equilibrio di potenza nell’Europa orientale?

Nell’Europa centro-orientale da un punto di vista di equilibrio di potenza, cioè di rapporti di forza, Mosca è favorita enormemente dalla geografia e ha rafforzato notevolmente l’armata che si trova nella Russia occidentale ed ha delle forze anche in Bielorussia. I paesi più in pericolo sono le repubbliche baltiche, oltre ai paesi scandinavi e agli stati dell’accordo di Visegrad.

L’UE riuscirà mai a dotarsi di un’efficiente difesa comune?

A parer mio no. L’Unione europea anziché continuare il processo di integrazione, si sta alquanto disintegrando.