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Dalla Slovenia un appello per la pace, fra battaglia politica e opinione pubblica

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Dalla Slovenia arriva un appello per la pace in Ucraina firmato da esponenti politici riconducibili al mondo progressista. Un messaggio che sembra più la richiesta di una resa, che non la proposta di una via d’uscita per la pace. Più di 80 intellettuali, politici – fra cui ex capi di Stato, ex primi ministri ed ex ministri – e artisti sloveni hanno indirizzato una lettera pubblica ai paesi dell’UE, agli USA, alla Russia e alla NATO, ma non all’Ucraina, dal titolo: Stop alla guerra in Ucraina! Una lettera aperta di appello per la pace che dietro una (reale?) intenzione pacifista, nasconde dissidi di politica interna.

La lettera pubblica, il cui primo firmatario è l’ex presidente della Repubblica Milan Kučan, invita i leader dei paesi coinvolti nella guerra in Ucraina a cercare la pace al tavolo dei negoziati. I promotori della lettera specificano che l’Ucraina è “vittima di una guerra per procura tra le due principali potenze nucleari, Russia e Stati Uniti” e che “l’accumulo delle armi più letali non porterà la pace in Europa”. Inevitabili le ripercussioni sulla politica e sulla maggioranza di governo. Kučan è dai più considerato una delle eminenze grigie del mondo progressista sloveno, nonché artefice dell’incoronamento pre-elettorale dell’attuale premier, Robert Golob, come antagonista dell’ex premier conservatore Janez Janša. Golob si è affrettato a dire che le posizioni lì espresse sono contrarie alla politica del governo di Lubiana, che non intende chiedere la resa della vittima. Ma fra i firmatari figura anche un deputato del suo partito Movimento per la Libertà, Miroslav Gregorič, noto a suo tempo per la contrarietà all’intervento americano in Iraq e per aver fatto opposizione dura in merito all’esistenza di armi nucleari nel paese. Anche il ministro degli Esteri, Tanja Fajon, ex europarlamentare dei Socialdemocratici e ora leader del partito, ha commentato la lettera su Twitter dicendo che “la Slovenia è un paese democratico in cui sono benvenute opinioni diverse, (…) ma contribuiamo a difenderlo fino in fondo mentre allo stesso tempo cerchiamo una soluzione diplomatica”. 

In termini di politica interna, il presidente del più grande partito di opposizione (SDS) ed ex premier, Janez Janša, ha risposto piuttosto duramente, accusando la classe politica riconducibile alla sinistra di russofilia e sudditanza nei confronti di Putin e delle medaglie che ricevute. Janša ha anche cercato di portare a termine una risoluzione parlamentare per inserire la Federazione Russa tra i paesi che sponsorizzano il terrorismo e utilizzano mezzi terroristici, sulla falsariga di quanto già fatto dall’Unione europea nell’autunno scorso, un modo per stanare la maggioranza di governo da quella che egli considera ambiguità politica. Perché i due eurodeputati Socialdemocratici sloveni – Milan Brglez e Matjaž Nemec – a ottobre non hanno votato la risoluzione di condanna del parlamento europeo. Per chiudere il cerchio, sono da registrare i malumori del partito di governo Levica (Sinistra), dichiaratamente contrario alle spese militari e alla guerra. E’ chiaro che la Slovenia non ha il peso specifico, né tantomeno la visibilità per raggiungere questo genere di obiettivo. Ma, al netto delle letture in termini di politica interna, rimane il fatto che una lettera appello per la pace arrivi, ancora una volta, da chi ha vissuto la politica ad alto livello. 

Fermiamo la guerra in Ucraina!

È passato un anno dall’inizio dell’aggressione russa contro l’Ucraina, che sosteniamo pienamente nel suo indiscutibile diritto all’autodifesa. L’Ucraina è vittima dell’aggressione russa, che non può essere giustificata. La guerra ha già causato centinaia di migliaia di morti, due terzi dei quali da parte ucraina. L’Ucraina sta diventando un paese devastato.

Gli statisti europei, proprio come nella Prima guerra mondiale, si stanno arrendendo alla tendenza che porta a una possibile nuova guerra mondiale. Il ministro degli Esteri tedesco dice che siamo in guerra con la Russia. Il presidente del comitato militare della NATO assicura che il gruppo di paesi sotto la guida degli Stati Uniti è pronto per uno scontro diretto con la Russia. Allo stesso tempo, il presidente degli Stati Uniti stima che la guerra in Ucraina significhi una minaccia diretta di “armageddon” atomico. Da Mosca si sente la minacciosa voce di una minaccia atomica.

L’Ucraina è vittima di una guerra per procura tra le due principali potenze nucleari, Russia e Stati Uniti, per le aree di influenza. Una volta erano entrambi dalla parte giusta della storia. 

Pesanti carri armati offensivi sul fronte ucraino-russo aprono ulteriormente il pericolo di uno scontro diretto tra Russia e Occidente sul nostro suolo europeo. Le congetture degli esperti militari che molto probabilmente non accadrà una guerra atomica non sono una garanzia di sicurezza.

Ma l’accumulo delle armi più letali non porterà pace e stabilità in Europa. Siamo tutti perdenti in questa guerra. Anche i cittadini dell’UE, che pagano questa guerra e le sue conseguenze. Le future generazioni di europei porteranno il fardello della guerra. Pertanto, anche i paesi europei devono partecipare alla decisione di porre fine alla guerra. 

Chiediamo ai governi dei paesi dell’UE di stabilire una nuova architettura di sicurezza europea a lungo termine, che sarà un’espressione degli interessi strategici dei paesi europei per il loro ruolo più attivo nel mondo. Deve basarsi sulla sovranità, sull’uguaglianza e sulla considerazione degli interessi di sicurezza di tutti i paesi. Anche la Russia, che rimane, in un modo o nell’altro, un vicino dell’UE in futuro.

Chiediamo ai governi dell’UE, della NATO e della Federazione Russa di basarsi sulla politica orientale europea dell’ex cancelliere tedesco Willy Brandt, che ha portato decenni di pace nel nostro continente. Impegnarsi ad aggiornare e rispettare la Carta di Helsinki per la pace e la cooperazione.

Il discorso politico su vinti e vincitori è in contrasto con il discorso sulla pace. Nessuna parte può vincere questa guerra, che si può concludere solo al tavolo delle trattative. Negoziare non significa capitolare o giustificare l’aggressione russa. Negoziare significa cercare responsabilmente soluzioni e accettare compromessi da entrambe le parti con l’obiettivo di prevenire più morti e l’escalation del male.

Ci aspettiamo quindi che voi, governi dei paesi dell’Unione Europea, della NATO, degli Stati Uniti d’America e della Federazione Russa, stabiliate un’alleanza per fermare i combattimenti, fermare ulteriori armamenti e avviare negoziati. Anche il mondo del futuro, la pace, la sicurezza e la sfida al cambiamento climatico sono una tua responsabilità! È in gioco la vita dei nostri figli e dei loro discendenti in un mondo senza paura, in un mondo che assicurerà l’esistenza dell’umanità.

I governi dei paesi dell’Unione Europea, della NATO, degli Stati Uniti d’America e della Federazione Russa non hanno un mandato per fare la guerra! Non vogliamo che arrivi alle porte di casa nostra!

Fermate la guerra! Fermatela ora voi che avete quel potere e questa responsabilità!

Firmatari (selezione dell’autore): 

Milan Kučan (ex Presidente della Repubblica e figura chiave dell’indipendenza della Slovenia dalla Jugoslavia), Danilo Türk (ex Presidente della Repubblica, ex diplomatico e candidato dalla Slovenia alla segreteria delle Nazioni Unite nel 2016), Miroslav Cerar (costituzionalista, ex premier ed ex ministro degli Esteri).

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