Situazione di stallo a Bruxelles?

In queste ore di continua incertezza, le notizie che giungono da Bruxelles sono varie e frammentate. Dopo qualche momento di cauto ottimismo, le ultime dichiarazioni ufficiali tendono a prospettare nuovi momenti di tensione. Unica vera leader che antepone gli interessi europei a quelli personali, Angela Merkel ha addirittura ipotizzato la possibilità che dal tavolo del vertice ci si possa alzare senza un accordo. 

Situazione di stallo a Bruxelles? - Geopolitica.info

Una clamorosa dichiarazione che potrebbe rientrare nella normale dialettica politica ma che non può non nascondere il disappunto e lo sconforto di una situazione più difficile che mai. 

Impossibile dimenticare che l’Europa si trova a dover gestire la più grande crisi continentale sia sotto l’aspetto economico che quello sociale. Al di là di quello che potrà avvenire nelle prossime ore ci sono due aspetti che devono essere analizzati per capire cosa possiamo aspettarci dall’Europa e dalle sue istituzioni.

Partiamo dall’aspetto tecnico. È innegabile che a Bruxelles ci si è resi conto che per rilanciare l’intero continente e fronteggiare le prossime sfide geopolitiche (ad esempio la sfida Cina-USA) serva un poderoso intervento come mai avvenuto prima. 

Secondo fonti comunitarie autorevoli, la bozza di accordo prevederebbe aiuti attraverso il bilancio per 1074 miliardi di Euro mentre dal Fondo di miliardi se ne dovrebbero avere 750. Inizialmente si parlava di 500 miliardi di sussidi (quindi a fondo perduto) mentre 250 attraverso linee di credito paragonabili a prestiti, anche se le ultime indicazioni parlerebbero di 450 miliardi di sussidi e 300 miliardi di prestiti. 

Ciò che però emerge è la poderosa e massiccia risposta che Bruxelles è disposta a mettere sul piatto per la tenuta del continente intero. Una scelta forse scontata ma neppure troppo se si pensa che alcuni governi, o parte di essi, guardano con favore ad altri Paesi extraeuropei con la speranza, assai remota se non nulla, di poter rilanciare la propria economia con improbabili accordi. 

Il secondo aspetto da analizzare è quello politico e qua i problemi sono molteplici. In queste ore il premier olandese Rutte pare essere il responsabile dello stallo a Bruxelles. Il leader del governo dei Paesi Bassi, un moderato conservatore il cui partito appartiene a quello liberale europeo, ritiene in buona sostanza che i soldi debbano essere versati nelle casse dei singoli Paesi solo se questi sono in grado di proporre progetti seri e concreti. Un pensiero neanche troppo sbagliato, non dettato però dall’interesse per la crescita dei partner europei ma bensì dalla paura, poiché nei prossimi mesi si voterà nei Paesi Bassi. In modo che i nazionalisti non lo potranno accusare di aver concesso credito ai Paesi del sud Europa da sempre considerati privi di politiche economiche rigorose e serie. 

La posizione di Amsterdam non è però così solitaria come la si vuol far passare. A fianco di Rutte si sono sempre schierati i cosiddetti Paesi frugali cioè l’Austria, la Danimarca e la Svezia. Nelle ultime ore anche la Finlandia si è schierata al loro fianco dimostrando che la crepa è più profonda di quanto si possa pensare. Non solo. Se si eccettua Vienna (Governo conservatore) a Copenaghen, Stoccolma ed Helsinki governano partiti socialisti che a Strasburgo siedono a fianco dei partiti socialdemocratici italiani, spagnoli, francesi o tedeschi. Un quadro ancor più complesso insomma. 

Infine, per nascondere forse le macroscopiche difficoltà europee, è nata l‘idea di concedere aiuti a Varsavia e Budapest solo a condizione che questi Paesi rispettino i basilari diritti umani considerando che nessuno ad oggi ha dimostrato il contrario. Una mossa che ha portato Orbàn ad attaccare l’olandese Rutte e il governo ungherese ad assumere le posizioni degli europeisti convinti che identificano in lui la mela marcia da escludere. Una situazione ancor più paradossale. 

Ciò che emerge quindi in queste ore non è l’incapacità di trovare gli strumenti adeguati a fronteggiare la crisi che nelle prossime settimane sarà sempre più grave e profonda. Ciò che emerge è l’incapacità politica di chi governa i diversi Paesi focalizzati su una visione politica di medio e non lungo termine. Come diceva Churchill “il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni”. A Bruxelles di uomini di Stato ce ne sono davvero pochi.

Giangiacomo Calovini,
Geopolitica.info