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Sin Limítes: la serie su Magellano, tra prima globalizzazione e vicende geopolitiche

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È uscita lo scorso 7 luglio su Prime Video una miniserie di produzione spagnola sull’impresa di Ferdinando Magellano, a 500 anni di distanza dal compimento del primo viaggio intorno al mondo. Com’è noto, il viaggiatore lusitano non completò mai l’impresa, in quanto rimase ucciso in uno scontro armato con una popolazione indigena nelle Filippine, mentre la circumnavigazione fu portata a termine dal capitano spagnolo Juan Sebastián Elcano, al quale viene riservato un ruolo privilegiato nella serie stessa, insieme a soli altri 17 superstiti.

Salpati dal porto di Siviglia nell’agosto del 1519 a bordo di 5 navi, i 237 viaggiatori delle più diverse provenienze geografiche (parteciparono spagnoli, portoghesi, greci, tedeschi, italiani) furono guidati dal portoghese Ferdinando Magellano nel tentativo di aprire a favore della corona spagnola una rotta commerciale verso le Indie attraverso l’Occidente: sarebbe stato il primo a trovare lo stretto che porta ancora oggi il suo nome e a rendere possibile, grazie al coraggio e alla temerarietà dei suoi compagni di viaggio, la prima circumnavigazione intorno al mondo. Si trattò di un’impresa unica, che ebbe enormi meriti nella creazione di una prima forma di reale globalizzazione e di sguardo realmente mondiale, capace di spostare gli orizzonti politici ed economici “al di là dell’altrove”, riprendendo l’espressione utilizzata dalla nota storica delle esplorazioni Ilaria Luzzana Caraci, che, ancora ad oggi, non aveva una trasposizione cinematografica o televisiva. 

Se proprio di recente una pubblicazione a firma di David Salomoni (Magellano. Il primo viaggio intorno al mondo, Laterza, 2022) ha avuto il merito di narrare con perizia storica e capacità divulgativa le vicende di quella incredibile impresa, la realizzazione di questa serie in sei puntate estende ancor di più il pubblico di riferimento, attraverso il mezzo televisivo di impatto dirompente. Ne emerge un racconto piuttosto fedele della vicenda, sebbene con qualche piccola imprecisione storica probabilmente di adattamento (solo uno tra gli esempi: Magellano al momento della partenza, ad esempio, aveva già un figlio, mentre nella serie si mostra la moglie incinta del primo), in cui la figura di Elcano viene particolarmente esaltata. Se infatti il capitano che prese le redini della spedizione dopo la morte di Magellano viene del tutto trascurato dal diario tenuto dal vicentino Antonio Pigafetta, essendo quest’ultimo fedele al capitano portoghese, nella serie – in virtù evidentemente della produzione spagnola – viene tratteggiato come un nobile e coraggioso capitano, sebbene fu egli stesso uno dei fautori dell’ammutinamento. In tal caso, nel film viene giustificato quest’atto come gesto di fedeltà nei confronti dei compagni di viaggio storici.

Le implicazioni e i risvolti di natura geopolitica sono enormi ed evidentissimi, anzitutto nel contrasto che viene giustamente evidenziato nella serie tra la corona castigliana e l’impero portoghese, tutto giocato sulla conflittualità sui mari e in virtù del Trattato di Tordesillas del 1494 che aveva stabilito la suddivisione del mondo in sfere di influenza, con la mediazione papale di Alessandro IV. Questo tratto viene ribadito nella serie, mentre non si fa menzione esplicita – sebbene ebbe un ruolo dirimente – della motivazione alla base della spedizione: non solo, come si riporta correttamente, la volontà di trovare uno stretto in Sud America che collegasse l’Atlantico e il mondo orientale, ma anche la necessità di stabilire l’esatta traiettoria dell’antimeridiano della Raya in Oriente. Secondo i calcoli cartografici di Magellano, le Molucche sarebbero rientrate nel campo di influenza spagnola, e ciò avrebbe ridisegnato la mappa mondiale a favore di Carlo V. Questo aspetto viene poco evidenziato nella serie, mentre ebbe un’importanza enorme, secondo alcuni anche nella uccisione di Magellano nelle Filippine: stando a una certa corrente interpretativa, essa fu in parte determinata proprio dal fallimento di Magellano in tal senso. Avendo appurato che le Molucche rientravano appieno nel campo lusitano, gli sarebbe stato impossibile rientrare in Portogallo (poiché traditore, essendosi rivolto alla Spagna di Carlo V) e anche in Spagna avrebbe avuto poco successo, perché aveva fatto perdere alla corona castigliana qualsiasi ambizione di possesso delle strategiche Molucche.

Non solo il piano delle relazioni internazionali, ma anche quello di globalità della scoperta: belli in questo senso i passaggi della serie in cui si evidenzia quest’aspetto (“abbiamo per sempre cambiato la mappa mondiale”), nonché la capacità di portare alla luce le reali intenzioni dei navigatori, non solo di ambizione personale di ricchezza ma anche di missione religiosa. In particolare, nella figura di Magellano emerge quest’aspetto “missionario”, che certamente fece parte del suo personaggio.

Viene invece trascurata nella serie tutta l’ultima parte del viaggio, che pure avrebbe meritato un approfondimento maggiore, così come le implicazioni politiche e il seguito dell’impresa, con l’esaltazione del viaggio da parte del monarca spagnolo e ciò che comportò nella geopolitica del tempo, in termini di prima vera globalizzazione, di affermazione di uno sguardo globale di quella che sarà la monarchia universalis di Carlo V e nei rapporti di potere che si determinarono in virtù del primo viaggio intorno al mondo.

Interessante, infine, la scelta di affidare la voce narrante (realmente italiana, nella versione originale spagnola) all’attore Niccolò Senni che interpreta il saggio Pigafetta: a riprova della buona – sebbene non eccellente – fedeltà storica voluta sottolineare nella serie con la fonte della Relazione del vicentino, curata in Italia dal filologo Andrea Canova.

Serie consigliata, che ha l’ambizione di essere epica ma non sempre dimostra di esserci riuscita, a dispetto della reale impresa, che fu straordinaria: per le implicazioni globali e geopolitiche che ebbe.

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