Si alzano i venti di guerra: la situazione in Siria

Escalation in vista nel Mediterraneo siriano: Trump è deciso a colpire la Siria dopo l’attacco chimico a Duma. Londra e Parigi pronte a sostenere la decisione di Washington, così come l’Arabia Saudita. La Russia fa sapere di non tollerare nessun attacco alla Siria, stesso dicasi per l’Iran e per il Libano. Venti di guerra soffiano sulla costa siriana, la situazione è in continuo aggiornamento.

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Nella giornata di oggi un tweet del presidente Donald Trump ha annunciato un possibile attacco americano contro la Siria, previsto oramai da tutti i media internazionali nelle prossime ore. Nel tweet, Trump, ha risposto ai diplomatici russi che in precedenza avevano affermato che qualsiasi attacco alla Siria sarebbe stato intercettato dalle forze di difesa russe: il presidente americano ha parlato di un attacco “nice, new and smart”, e accusato la Russia di sostenere l’ “animale” Assad. Inoltre ha rincarato la dose, sostenendo che le relazioni con Mosca sono più tese persino rispetto alla Guerra Fredda.
Macron e Theresa May hanno già fatto sapere a Trump che sono pronte a sostenere Washington in un attacco contro Damasco, e lo stesso ha fatto il leader saudita Bin Salman, di recente in visita a Parigi dove ha incontrato il presidente Macron.

Sul fronte opposto lo speaker del parlamento libanese ha annunciato che qualsiasi attacco alla Siria avrà delle conseguenze, sulla stessa riga di quanto annunciato da diversi diplomatici russi. L’ambasciatore di Mosca in Libano, Alexander Zasypkin, ha infatti dichiarato: “se ci sarà un raid degli americani, in linea con le dichiarazioni di Putin e Gerasimov (il capo di stato maggiore russo, ndr), i missili e i lanciatori da cui sono partiti saranno abbattuti”, parole che hanno scatenato il tweet di oggi di Trump.
L’Iran ha fatto sapere che nessun attacco alla Siria cambierà la politica militare della Repubblica Islamica nel territorio arabo, mentre da Damasco sostengono che l’attacco americano era ampiamente previsto e scontato.

Lo scenario delle forze militari presenti nel Mediterraneo siriano è in piena evoluzione.
Al momento la maggiore unità di superficie è rappresentata dal cacciatorpediniere americano USS Donald Cook, armato con missili Tomahawk, che si trova a circa un centinaio di chilometri dalla costa siriana. Il cacciatorpediniere ha lasciato Cipro nelle scorse ore, accompagnato dalla fregata francese Aquitania, anch’essa presente nelle acque siriane e che nella giornata di ieri è stata pericolosamente avvicinata da due caccia russi.
Dal porto di Norfolk, in Virginia, è salpata la portaerei Truman, che raggiungerà le acque del Mediterraneo entro una settimana, in vista di una potenziale azione militare prolungata. Dalla Spagna la USS Porter raggiungerà le acque siriane, le stesse da dove lo scorso hanno ha lanciato 59 Tomahawk contro obiettivi militari di Damasco, insieme alla USS Carney, anch’esso di stanza in Spagna. Potrebbero raggiungere il Mediterraneo anche le navi d’assalto Iwo Jima e USS Labon, impegnate nei giorni in scorsi in esercitazioni militare presso Gibuti.
Gli Stati Uniti inoltre possono contare sulla base navale Manana in Bahrein, dove ha sede il Comando della componente navale di CENTCOM e la Quinta Flotta dell’US Navy, sulla grande base di Al Udeid in Qatar, sede dei comandi avanzati di CENTCOM, e sulla base aerea di Al Dhafra negli Emirati, usata in maniera permanente anche dall’esercito francese. Insieme ai francesi gli Stati Uniti dispongono della base militare di Muwaffaq Salti, in Giordania. La Francia dispone inoltre di una base navale ad Abu Dhabi.
Il Regno Unito può contare sulla base Hms Juffair, nel porto di Mina Salman nel Bahrein, e sulla base Akrotiri a Cipro.

La Russia, come noto, dispone di diversi basi in territorio siriano: le principali sono quella navale di Tartus, quella aerea di Humaymim e quella di Latakia. La fregata Grigorovich è stata richiamata nel Mediterraneo e attraccherà a Tartus, stessa sorte per la nave da guerra Filchenkov e per il sottomarino Novgorod.
In Siria Mosca può contare su circa cinque batterie di S-400, il sistema difensivo più potente tra le forze russe, dispiegate attorno alla base di Tartus, e altrettante batterie di S-300, dispiegate intorno alle principali installazioni militari siriane, oltre che alla capitale Damasco. L’aviazione russa ha di stanza in Siria circa  cinquanta Su-30, Su-34 e Su-35, nei pressi della base di Latakia.
Inoltre tutta la flotta del Mar Nero russa è in stato di massima allerta, pronta a rispondere a qualsiasi attacco in 24 ore, stando a quanto riferito da alti ufficiali della Federazione russa.
L’aviazione siriana, ha, di contro, spostato i suoi jet da guerra nelle zone centrali della Siria, per proteggerle da eventuali strike statunitensi che come primi target cercherebbero di colpire l’arsenale militare di Damasco.
Anche l’Iran si prepara alla scontro in territorio siriano, e Teheran ha mandato uno dei principali consiglieri di Khamenei, Ali Akbar Velayati, a Damasco per dirigere le operazioni.

Nella giornata di ieri si sono segnalate azioni di disturbo russe nei confronti di droni da ricognizione, non armati, statunitensi. Episodi che hanno comportato un rallentamento delle preparazioni delle attività militari americane. Fattore importante quest’ultimo, in quanto potrebbe sottolineare l’effettivo progresso delle attività di hacking da parte dell’esercito russo, come già visto nello scenario ucraino. Una nuova dimensione bellica, ancora da scoprire, sulla quale la Russia può contare su un alleato di tutto rispetto come l’Iran.