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Ad un anno dallo dall’invasione russa dell’Ucraina, un’analisi dell’accoglienza italiana agli sfollati ucraini

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In seguito all’invasione russa dell’Ucraina avviata il 24 febbraio 2022, gli sfollati ucraini sono stati accolti e assistiti in primo luogo dagli Paesi confinanti, ovvero Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania, e Moldavia. Tuttavia, una gran parte delle persone in fuga dall’Ucraina si sono fin da subito dirette verso l’Italia: secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal 3 marzo 2022 al 13 gennaio 2023 sono state 173,645 le persone provenienti dall’Ucraina in ingresso in Italia, di questi 92,353 sono donne, 31,848 uomini e 49,444 i minori. Perché un numero così alto di sfollati ucraini ha deciso di richiedere protezione in Italia? Perché la diaspora ucraina in Italia è stata, almeno fino allo scoppio della guerra in Ucraina, la più grande d’Europa. Infatti, nonostante la diaspora ucraina in Italia sia tuttavia un fenomeno piuttosto recente – i primi flussi risalgono alla metà degli anni Novanta – ad inizio 2021 erano 223.489 gli ucraini regolarmente soggiornanti in Italia (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Campania.

L’Unione Europea accoglie gli sfollati ucraini 

Prima di analizzare l’accoglienza italiana degli sfollati ucraini, ed in particolare il ruolo giocato dalla diaspora ucraina in Italia, è bene fare un salto dal livello nazionale a quello sovranazionale, e considerare la risposta dell’Unione Europea (UE) all’esodo di sfollati ucraini diretti verso le proprie frontiere. Diversamente da quanto successo durante l’inverno 2021, quando l’Unione ha respinto le poche migliaia di profughi mediorientali ammassati dal governo bielorusso alle frontiere esterne dell’UE, le persone in fuga dalla guerra in Ucraina hanno trovato le medesime frontiere comunitarie aperte e l’Unione pronta ad accoglierli. Inoltre, il 3 marzo 2022, gli Stati membri dell’UE hanno deciso all’unanimità di adottare per la prima volta la Direttiva per la protezione temporanea (direttiva 55/2001), progettata per regolare l’afflusso o imminente afflusso di sfollati provenienti da Paesi terzi che non possono rientrare nel loro Paese di origine, e fornire loro protezione e diritti armonizzati in tutta l’Unione, tra questi “il soggiorno, l’accesso al mercato del lavoro e agli alloggi, l’assistenza medica e l’accesso all’istruzione per i minori” (Camera dei deputati). La scelta di adottare la Direttiva ha segnato una vera e propria svolta nelle politiche europee di asilo, rendendo possibili percorsi di accoglienza più fluidi e meno esposti a strumentalizzazioni politiche, che hanno invece caratterizzato l’accoglienza comunitaria di rifugiati e richiedenti asilo negli anni successivi alla crisi migratoria del 2015. Infatti, le persone in fuga dall’Ucraina sono esentate dal sottoporsi alle procedure per la determinazione dello status di rifugiato, e devono semplicemente registrarsi presso le autorità nazionali competenti per ottenere la protezione temporanea. Una volta beneficiari, gli sfollati ucraini possono circolare liberamente, ovvero senza visto, all’interno dell’Unione per un periodo massimo di 90 giorni, potendo quindi scegliere lo Stato membro in cui intendono godere dei diritti connessi alla protezione temporanea. Grazie a questa caratteristica della Direttiva, e in totale e consensuale sovvertimento delle restrittive regole del Sistema di Dublino relative alle politiche europee di asilo, gli sfollati ucraini hanno la possibilità di registrare il loro ingresso nell’UE in uno dei Paesi di primo approdo e di proseguire poi verso le loro destinazioni finali, per molti dei quali la Repubblica Ceca, la Germania, e l’Italia, i Paesi dove vive la maggior parte della diaspora ucraina in Europa, e dove, la presenza di famigliari, amici, o anche solo conoscenti disponibili ad aiutarli, funge come garanzia di un maggiore potenziale di inserimento. 

L’attuazione della Direttiva in Italia e il ruolo della diaspora ucraina 

La Direttiva per la protezione temporanea impone ai Paesi facenti parte dell’UE il dovere di assistere le persone in fuga dall’Ucraina: stando ai dati Ministero dell’Interno aggiornati al 27 gennaio 2023, sono stati 169,837 gli sfollati ucraini ad aver fatto domanda di protezione temporanea in Italia, di cui 90,799 donne e 61,782 minori. Il governo italiano ha risposto a questo dovere proclamando lo stato di emergenza nazionale fino al 31 dicembre 2022, recentemente prorogato al 3 marzo 2022, e affidando alla Protezione Civile l’incarico di mettere a punto un piano nazionale per l’accoglienza e l’assistenza. Nelle prime settimane la Protezione Civile ha predisposto un’accoglienza temporanea presso strutture alberghiere, per poi rendere accessibili agli ucraini i centri di accoglienza destinati a tutti i richiedenti asilo, ovvero i Centri Straordinari di Accoglienza (CAS), di competenza del governo centrale e quindi gestiti dalle prefetture, e le strutture del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), gestite dal Ministero dell’Interno in collaborazione con i singoli Comuni, e programmato un ampliamento dei posti, 5mila per i CAS e 3mila per i SAI. Consapevole che creare dal nulla nuovi posti richiede tempo, energie e diversi passaggi burocratici, temendo possibili ritardi nell’effettiva messa a disposizione dei posti aggiuntivi, la Protezione Civile ha previsto un’ulteriore modalità di “accoglienza diffusa” per gli sfollati ucraini, rivolgendosi agli enti del Terzo Settore, ai Centri di servizio per il volontariato e agli enti religiosi civilmente riconosciuti, per la messa a disposizione di 15mila posti “per offrire, ai soggetti beneficiari, servizi di assistenza e accoglienza sostanzialmente omogenei” a quelli assicurati dalle strutture pubbliche (Ordinanza 881 del 29 marzo 2022). Inoltre, è stato predisposto un sostentamento pari a 300 euro mensili, a cui si aggiungono 150 euro per ogni minore a carico, per un massimo di tre mesi, rivolto a chi, avendo fatto richiesta di protezione temporanea, abbia poi trovato autonomamente una sistemazione, ovvero non assistito in strutture finanziate dallo Stato italiano. Dal 29 aprile 2022 al 1° febbraio 2023 stati 129,860 le richieste e conferme di contributi di sostentamento (Ministero dell’Interno). 

Nonostante nel corso degli ultimi dodici mesi l’Italia non si sia tirata indietro nell’accoglienza, a inizio settembre 2022, a sei mesi dall’attivazione della protezione temporanea, gli sfollati ucraini in accoglienza istituzionale erano meno di 15mila persone, pari al 9% delle totali aventene diritto. Inoltre, l’accoglienza degli sfollati ucraini ha causato disagi ai profughi e ai richiedenti asilo arrivati in Italia da altri Paesi, prevalentemente persone arrivate in Italia attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”. Infatti, anche se in teoria l’accoglienza degli sfollati ucraini e quella dei migranti e richiedenti asilo di diversa origine dovrebbero viaggiare su due binari diversi, in pratica, l’inserimento degli sfollati ucraini nei CAS e nei SAI, dove i posti disponibili erano pochissimi ancora prima che iniziasse la guerra in Ucraina, ha causato in diversi casi l’allontanamento dei profughi non ucraini da queste strutture, evidenziando la priorità politica assegnata all’accoglienza delle persone che arrivano dall’Ucraina. Per quanto riguarda invece l’interesse rivolto agli enti del Terzo Settore, il mondo del privato sociale ha generosamente risposto all’appello. Tuttavia, la corposa documentazione richiesta alle proposte valutate positivamente, 29 su 48, per un totale di 12,012 posti immediatamente disponibili, ha allungato di mesi i tempi di attivazione: le prime convenzioni sono state firmate solo il 4 agosto, e a fine novembre sono state attivate soltanto 12 delle 29 convenzioni previste, per un totale di 5,332 posti. Di conseguenza, nonostante il permesso di protezione temporanea includa il diritto a ricevere protezione e un alloggio, dati i limitati risultati ottenuti Protezione Civile nazionale, in termini di ospitalità, in Italia la maggior parte degli sfollati ucraini sono stati accolti da connazionali già residenti invece che essere ospitati in strutture pubbliche. Tuttavia, la sistemazione informale degli sfollati ucraini presso i loro connazionali risulta alquanto precaria e difficilmente sostenibile nel lungo periodo. A questo proposito, il 10 ottobre 2022 scorso l’UE ha esteso la protezione temporanea agli sfollati ucraini fino a marzo 2024, e, nonostante i beneficiari sperino di tornare a casa al più presto e fatichino a fare piani a lungo termine, circa due terzi di loro prevedono di restare negli attuali Paesi di accoglienza fino a quando le ostilità in Ucraina cesseranno e la situazione sul piano di sicurezza migliorerà.

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