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TematicheItalia ed EuropaLe sfide dell'Italia nello scenario globale

Le sfide dell’Italia nello scenario globale

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I temi della politica estera e della collocazione internazionale dell’Italia sono stati strumentalizzati dai toni polemici della campagna elettorale. Ora il nuovo Governo dovrà essere posto nelle condizioni di rappresentare il ruolo che l’Italia può svolgere nella sua dimensione di “media potenza”. Il percorso passa da scelte di fondo sulla ricerca di una sovranità europea non velleitaria, che guardi al “Mediterraneo allargato” e dia forza alla alleanza euro-atlantica. Si tratta anche di rilanciare sul piano globale l’idea di un “multilateralismo inclusivo” –  in cui affrontare con responsabilità i grandi temi globali (crisi climatiche, transizioni energetica, pressione migratoria, diseguaglianze globali, etc.) – e promuovere un nuovo ruolo delle Nazioni Unite. Solo questo scenario potrà porre un punto fermo alla escalation della guerra in Ucraina e dello scontro Occidente vs. Oriente.

Gli  scenari di crisi 

L’approccio della campagna elettorale ha posto spesso i temi della politica estera in una chiave polemica, ma ora è tempo che l’azione di Governo non risulti fragile sul piano internazionale e rappresenti il ruolo che l’Italia nella sua dimensione di “media potenza” può esprimere sullo scenario globale. La priorità è certamente il dramma della guerra in Ucraina, che evolve in una progressiva escalation dello scontro Occidente vs. Oriente: Putin non ha esitato a rilanciare lo spettro della minaccia nucleare, e dopo l’inquietante sabotaggio dei gasdotti nel Mar Baltico e l’annessione forzata del Donbass si prospettano altri tristi presagi. Il contesto europeo vede peraltro nuove minacce per la stabilità dell’area balcanica, mentre sul piano più generale le discordanze dei Paesi europei sono emerse sulle scelte delle politiche energetiche, con riferimento sia ai rapporti commerciali con la Russia sia alle inattese speculazioni di attori come la Norvegia e l’Olanda.  Non vanno tralasciati gli altri scenari, come l’ingerenza della Cina su Taiwan e l’indo-pacifico, la situazione del c.d. “Mediterraneo allargato” in cui incombono le controverse questioni mediorientali, la crisi libica e quelle del Sahel, e in generale l’instabilità del continente africano in cui cresce la minaccia del nuovo jihadismo, e da dove potranno derivare ripercussioni sulle pressioni migratorie e sulla sicurezza dei mercati energetici, ora nuovamente ritornati di interesse in quelle aree. Sullo sfondo vi sono sempre i rischi della pandemia, le catastrofi che segnalano la gravità della crisi climatica e ambientale, e la contraddizione tra un mondo in cui da un lato crescono le diseguaglianze e l’ empowerment globali e dall’altro il potere economico si concentra in nuovi oligopoli: le multinazionali – non ultime quelle produttrici dei vaccini e dell’ information technologies – oggi condizionano pesantemente gli attori statali, hanno accesso incontrollato ai dati personali  e lucrano su extra-profitti difficili da regolamentare,  anche perché possono spostare sedi legali, manodopera e capitali dove preferiscono. 

Il ruolo dell’Italia per rafforzare la sovranità europea

Di fronte  questi scenari, il nuovo Governo ha innanzitutto la responsabilità di chiarire in che termini di effettiva cooperazione intende proporsi nell’Unione Europea. C’è una scelta di fondo da compiere: se muoversi, in concreto nella continuità di un “europeismo” autentico, ovvero se a questo percorso si vogliono porre “paletti” e “distinguo”. Una prima opzione riguarda  la strada intrapresa sulla ricerca di una leadership europea rafforzando l’intesa Italia-Francia- Germania, cui potranno certamente aggiungersi altri attori come la Spagna. In questa prospettiva non possono sottacersi le perplessità sorte sulle ultime decisioni della Germania. Forte della sua potenza economica e delle condizioni più favorevoli del debito pubblico, ha deciso uno stanziamento straordinario di 200 miliardi di euro per aiutare imprese e cittadini di fronte agli aumenti del gas. L’iniziativa è stata molto discussa perché da mesi è all’esame il progetto europeo di porre un tetto al prezzo del gas, troppo condizionato da scelte speculative come accade sulla borsa di Amsterdam. Sta di fatto che dopo la decisione della Germania il prezzo del gas è immediatamente crollato del 10% a 186 euro. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha dato comunque un segnale: “Non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali (…)La crisi energetica richiede da parte dell’Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese, di limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l’Europa di fronte all’emergenza”. In altri termini , ha rilanciato l’ida di far assurgere all’Europa il ruolo di “compratore unico”, una  sorta di monopsonio che abbia perciò la forza di decidere un tetto al prezzo del gas , il c.d. price cap.

L’importanza di una linea comune e condivisa

Dunque anche questa vicenda pone in evidenza come l’Unione Europea abbia assoluta necessità di ritrovare una linea comune e condivisa, che è bene il nuovo Governo italiano cerchi  rinsaldare. Gli interessi dell’Italia specie sui temi economici e dell’immigrazione sono stati spesso contrastati dal blocco dei c.d. Paesi frugali (Olanda, Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia e Repubbliche baltiche) o del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia). Ora occorrerà vedere se le tendenze politiche emerse (come le ultime elezioni in Svezia, le divergenze sorte sulle politiche sanzionatorie e energetiche, e le contrapposizioni dell’ungherese Orban anche sullo Stato di diritto) potranno consentire di far progredire il progetto europeo che l’Italia insieme a Francia e Germania ha finora inteso perseguire. A  cominciare dall’idea di ridimensionare la regola delle  decisioni all’unanimità, che di fatto non dà spazio alla volontà degli Stati che, singolarmente considerati,  in Europa hanno maggiore rappresentatività: in termini di popolazione, forza economica e autorevolezza internazionale. 

La linea sulla guerra in Ucraina

Ma certamente le previsioni sul ruolo dell’Europa sono fondamentali rispetto alla più grave emergenza che ci coinvolge ora direttamente sotto tutti i profili, economici, sociali, e non ultimi quelli morali:  la guerra in Ucraina. L’espressione “guerra di aggressione” non può più passare come mera formula retorica, così come la nozione di “crimine di guerra”. A queste parole va dato un senso compiuto, richiamando con fermezza il valore di ciò che significano secondo il diritto internazionale, nella Carta delle Nazioni Unite, nelle Convenzioni di Ginevra e nello Statuto della Corte penale internazionale. L’Italia non può dunque giustificare la narrazione dell’espansione della Nato come causa del conflitto, o quella ultima della “dittatura dell’Europa” sostenuta dall’improvvido capo della diplomazia russa Lavrov. Roma non può limitarsi a sostenere un atlantismo di maniera e la linea sinora perseguita dall’Unione Europea, ma deve farsene protagonista attiva perché ha l’autorevolezza e la responsabilità di una “media potenza”.  Sulla vicenda l’Italia può esercitare un ruolo deciso, sia sostenendo la deterrenza se l’aggressore continua a voler far valere la ragione della forza, sia rafforzando l’azione diplomatica sia per l’apertura di un dialogo verso il cessate il fuoco sia per un nuovo modus vivendi dell’ordine internazionale che non sia quello dello scontro Oriente vs. Occidente. 

Tra Onu, G7 e G20

Un anno fa le principali testate giornalistiche internazionali presentavano l’efficacia del ruolo che l’Italia stava assumendo nei grandi vertici mondiali, dal G7 di Carbis Bay  al G20 di Roma.  Qui l’Italia ha saputo ottenere un consenso unanime proponendo un modello di “multilateralismo inclusivo”, che in maniera lungimirante si preoccupava di confermare i principi della Carta delle Nazioni Unite e di evitare lo scenario dello scontro dei blocchi Occidente vs. Oriente. Sarà perciò importante che al G20 di Bali del 15 novembre l’Italia si presenti con idee chiare sui grandi temi globali: dalla lotta alla pandemia, dove è ancora necessario perseguire la vaccinazione globale intervenendo sulla sospensione dei brevetti, alla transizione ecologica, dalla lotta alle diseguaglianze globali al nuovo ordine internazionale. Lo scenario può essere anche meno inquietante di quello che Putin prospetta con la sua minaccia nucleare. Il recente vertice di Samarcanda della Shangai Cooperation Organization (SCO) ha dato un segnale forte. Sull’organizzazione di Shangai Putin aveva puntato molto per rafforzare la coesione del fronte anti-occidentale in cui ha cercato di coinvolgere India, Cina, i paesi dell’Asia Centrale, Turchia e Iran ed altri ancora,  come aveva fatto con le imponenti esercitazioni militari Vostok-2020. Ma stavolta il progetto non è andato “secondo i piani”. Erdogan si propone come attore principale per i negoziati, ma stavolta anche il leader cinese Xi  Jinping ha posto a Putin “dubbi e preoccupazioni” a proposito della guerra contro l’Ucraina, e il premier indiano Modi ha dichiarato in maniera netta che «non è tempo di fare la guerra

Conclusioni: l’Italia del nuovo “multilateralismo inclusivo”

All’ “Occidente collettivo”,  l’abusato termine con cui Putin definisce la comunità di Stati che crede ancora nella democrazia e nella libertà, non resta che prendere l’iniziativa per tessere con più convinzione l’idea del “multilateralismo inclusivo”. È l’idea italiana che potrebbe anche riproporre a quella parte del mondo che si sente emarginata ed esclusa dalle grandi decisioni i progetti di riforma dell’Onu, per assicurarne una più vasta rappresentatività. 

L’occasione per rilanciare questi temi potrebbe presentarsi anche presto, oltre che al G20 di Bali, anche nello stesso contesto dell’Onu. Il dibattito sulla guerra in Ucraina dal Consiglio di Sicurezza – dove è stato scontato il veto della Russia – si sposterà in più fasi all’Assemblea Generale, che proprio l’ultima risoluzione dell’Onu chiama ora a pronunciarsi nel caso di veti al Cds. Sarà allora opportuno che l’Italia intervenga con dossier e proposte documentate, pensando ad una road map che richiami lospirito di Helsinki” per una nuova  Conferenza per la pace e la sicurezza in Europa. Non vi sono che queste priorità per il Governo italiano: non limitarsi a fungere da inerme spettatore, perseguire un’idea di sovranità europea che non sia velleitaria e dia forza all’alleanza euro-atlantica, persistere perciò nella deterrenza contro chi non riconosce che le ragioni della prepotenza, non trascurare una visione strategica nel Mediterraneo allargato e in generale sui temi globali (pandemia, clima, transizione energetica, pressioni migratorie, diseguaglianze globali, etc.), promuovere comunque ogni sforzo diplomatico per riportare la pace in Europa e nel mondo, puntando anche a recuperare significato e ruolo delle Nazioni Unite. 

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