La sfida contro le fake news

In un mondo sempre più globalizzato, in cui l’informazione viaggia a velocità inimmaginabile rispetto ai decenni passati, inizia ogni giorno di più ad emergere la problematica legata alle “fake news”. Questa espressione anglofona sta ad indicare le innumerevoli notizie che oggi circolano, specie sul web, prive in parte o completamente di fondamento.

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Complice la crisi economica, che da anni colpisce ormai non solo il mondo occidentale, la carta stampata di livello e le riviste specializzate vivono un periodo di difficoltà che pare irreversibile. Il mondo della comunicazione sembra oramai essere legato ad un doppio filo con tutto ciò che può essere comunicato tramite i siti online o attraverso i social. La logica conseguenza è che nessuno, ad oggi, sia in grado di controllare quanto viene riportato e così, chi abilmente con scopi criminosi sa muoversi attraverso canali di questo tipo, può diventare un potenziale pericolo e danno per chi legge e non solo.

Nei mesi scorsi davanti al Congresso americano, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg si è dovuto difendere dalle accuse di non essere stato in grado di garantire la privacy di milioni di utenti nel mondo che ingenuamente “confidano” alla piattaforma social ogni dato personale sensibile. Non solo, è ormai appurato che alcuni paesi, specie la Russia, abbiano utilizzato tale strumento negli ultimi anni per cercare di influenzare il voto durante alcune tornate elettorali di fatto alterando l’esito. Nei prossimi anni la piattaforma social “Instagram” raggiungerà i 2 miliardi di utenti e vista la sempre più giovane età di coloro che utilizzano questo mezzo di comunicazione le possibilità di poter influenzare il pensiero di milioni di utenti è una minaccia più che concreta. Proprio per questo, secondo il Guardian, vedere chi rappresenta un colosso che include, oltre Facebook ed Instagram anche Whatsapp, ammettere di non essere in grado di controllare queste piattaforme è deludente quanto preoccupante.

Secondo il ricercatore italiano Giorgio Bertolin che sta svolgendo un prezioso lavoro per la NATO la “disinformazione è il processo di diffusione di notizie intenzionalmente false, manchevoli, o fuorvianti. Chi controlla la parola” spiega Bertolin “controlla le rappresentazioni e chi controlla le rappresentazioni controlla la realtà”. Si tratterebbe quindi di una minaccia che mira all’essenza stessa della nostra società e per questo varrebbe la pena investire nella difesa psicologica, analogamente a quanto stanno facendo altre nazioni come Finlandia e Svezia. Ma in politica estera, il fenomeno delle fake news, non si limita al mondo social poiché il controllo delle notizie e delle informazioni, vere o false che siano, sta diventando uno strumento fondamentale per determinare assetti geopolitici futuri.

Importante è però anche la responsabilità del giornalismo e di chi lo esercita con malizia. Ad ogni latitudine, le grandi testate nazionali vendono sempre meno copie e gli editori, spesso obbligati per limitare i costi, si affidano a giornalisti che ricorrono nella migliore delle ipotesi al cosiddetto “copia ed incolla” senza verificare le fonti. Addirittura talvolta, per inficiare il giudizio del lettore, le notizie vengono riportate in modo molto diverso rispetto alla realtà. Infatti secondo alcuni, buona parte di ciò che viene riportato sul Presidente USA Trump, non particolarmente amato in Europa, pare essere privo di ogni fondamento, ma utile a mettere ulteriormente sotto la peggiore luce il suo operato.
È ovvio a tutti ormai che con il passare del tempo, la veridicità di quanto si potrà leggere sarà fondamentale per la salvaguardia del diritto ad un’informazione vera ed imparziale. Poiché la posta in gioco futura sarà ancora più alta, servirà fare squadra su questo tema. L’intelligence dovrà armarsi sempre più per combattere al meglio le guerre virtuali, il mondo giornalistico dovrà sforzarsi di diffondere informazioni vere ed obiettive e in ultimo gli utenti dovranno impegnarsi a leggere, studiare e verificare le fonti dell’informazione. Solo così si potrà combattere globalmente questa nuova minaccia mondiale.