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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaIl settore energetico come arena di confronto

Il settore energetico come arena di confronto

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Mentre l’invasione russa dell’Ucraina non si arresta, l’Unione Europea tenta di mettere sul piatto un nuovo pacchetto di sanzioni, il sesto, che però sta incontrando difficoltà interne. Il sesto pacchetto preparato da Bruxelles contiene la proposta di un embargo totale al petrolio russo, un’opzione sostenuta dal fatto che Mosca ricava ingenti somme dall’esportazione dei suoi idrocarburi, utilizzate dunque per finanziare il prosieguo dell’invasione.

Embargo al petrolio russo

L’UE subisce l’attrito provocato dal rifiuto ungherese di procedere con l’embargo, il cui semaforo verde è necessario per via della necessaria unanimità dei 27 sulla questione: il premier ungherese, sostenuto dal suo ministro degli affari esteri, ritiene impossibile per l’Ungheria sganciarsi dalle forniture russe al momento, poiché ciò significherebbe provocare un collasso dell’economia del Paese.  Secondo le parole di Orban, il fatto che l’Ungheria non abbia sbocchi sul mare, non possa ricevere carichi di petrolio direttamente da fonti alternative e che dipenda dall’oleodotto Druzhba non permette di immaginare un futuro prossimo senza petrolio russo. Come risposta, la Commissione Europea e gli altri Stati Membri stanno pensando di allentare la pressione su Budapest – Bruxelles non gradisce le violazioni sullo stato di diritto dell’Ungheria e da mesi minaccia di interrompere i fondi elargiti – e sta pensando di ripensare parzialmente la strategia del pacchetto RePowerEU in modo da supportare la situazione ungherese in caso di via libera all’embargo.  La strategia REPowerEU, che verrà presentata ufficialmente nella seconda metà di maggio, mira a eliminare gradualmente la dipendenza del blocco dai combustibili fossili russi ben prima del 2030. Aiutare l’Ungheria, dunque, non significherebbe tracciare una rotta diversa, ma semplicemente considerare una deviazione. I funzionari dell’UE stanno valutando la possibilità di offrire una compensazione finanziaria all’Ungheria nel tentativo di persuadere il primo ministro Viktor Orbán a sottoscrivere le sanzioni proposte dal blocco sul petrolio russo. Il più recente piano di sanzioni dell’UE prevedeva di garantire all’Ungheria e alla Slovacchia, fortemente dipendenti dal petrolio russo e senza sbocchi sul mare, un periodo fino alla fine del 2024 per rispettare il divieto di importazione, ovvero due anni in più rispetto al resto dell’UE. La Repubblica Ceca avrebbe tempo fino alla fine di giugno 2024. REPowerEU, di per sé, non rappresenta una sanzione nei confronti della Russia, ma è piuttosto una decisione politica atta a ridurre permanentemente l’eccessiva dipendenza dell’UE dall’energia russa. 

Ma l’approccio ambivalente dell’Occidente nei confronti delle importazioni di energia russe è stato fin qui poco efficace a contrastare l’invasione, se non controproducente. I minori volumi di energia russa immessi sul mercato e l’aspettativa di sanzioni potenzialmente più severe per il futuro hanno fatto aumentare i prezzi a livello globale. I prezzi più elevati hanno sovracompensato la perdita di volume determinata dagli embarghi imposti da alcuni paesi, come Regno Unito e Stati Uniti. Allo stesso tempo, tuttavia, un embargo totale e improvviso potrebbe avere conseguenze sostanziali sulle economie europee. Il think tank Bruegel propone una soluzione alternativa, una che superi l’impasse interno all’UE e che allo stesso tempo sia efficace a bloccare gli introiti del Cremlino. L’idea di base sarebbe quella di creare una tariffa minima comune su tutte le importazioni di energia russa, in modo da poter evitare la necessità di attivare un embargo totale. Ci sono poi ulteriori opzioni a sostegno della tariffa: innanzitutto, un grande cartello internazionale della domanda che si accordi su una tariffa minima sull’energia russa renderebbe più difficile per la Russia evitare dazi e più costoso pensare a ritorsioni contro tali dazi. In secondo luogo, l’UE avrà bisogno di assicurarsi più opzioni strategiche nel caso un embargo risultasse necessario nel futuro: migliori opzioni aumentano l’efficacia della tariffa minima, poiché aumentano l’elasticità della domanda, ovvero rendono più facile per la domanda europea passare ad altre fonti (Bruegel, 28.04.2022). Per il momento, tuttavia, Bruxelles vede l’interruzione dei flussi di combustibili fossili russi come un passo fondamentale per limitare le entrate che stanno contribuendo a finanziare la guerra di Putin, nonostante il fatto che i diplomatici siano consapevoli di quanto sia difficile per l’UE intensificare la sua offensiva economica contro il Cremlino e quanto sia impegnativo staccarsi dall’energia russa. (Politico, 12.05.2022).

Sviluppi nel settore del gas

Il governo polacco, nel frattempo, ha dichiarato di essere pronto a sganciare completamente la Polonia dal gas russo. Dal 27 aprile scorso non giungeva più gas russo nel Paese attraverso il gasdotto Yamal a seguito delle contro-sanzioni russe imposte ai paesi occidentali “ostili”. L’11 maggio Gazprom ha pubblicato un elenco di società nei paesi occidentali con i quali la cooperazione sarebbe stata interrotta e che non riceveranno ulteriori forniture di gas. Tra le società quotate c’è la polacco-russa EuRoPol GAZ, proprietaria della parte polacca del gasdotto Yamal. Ciò significa che i polacchi non potranno ricevere nemmeno il gas russo che la Germania rivendeva alla Polonia fino ad ora (Euractiv, 13.05.2022).

Alcuni esperti (Euractiv, 13.05. 2022) hanno proposto un elenco di misure che potrebbero essere utilizzate dagli europei per contrastare il calo di forniture russe. Le principali sono: 

  • Insistere sull’obbligo di stoccaggio di gas per i paesi meno preparati
  • Puntare a contratti di fornitura a lungo termine per il GNL, in modo da renderlo competitivo col gas russo dal punto di vista dei costi, poiché altrimenti sarebbe caratterizzato da prezzi molto più alti
  • Spingere affinché le istituzioni europee forniscano una definizione armonizzata riguardo ai gas a basse emissioni di carbonio e rinnovabili, in modo da poter spingere sullo sviluppo del settore
  • Impostare l’obiettivo di 35 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030, nonostante le chiare difficoltà di sviluppo del settore
  • Fare in modo che i “pilastri fondanti” dell’attuale mercato del gas vengano applicati anche ai futuri mercati dell’idrogeno, comprese le regole di separazione proprietaria (unbundling) e l’accesso a terzi.

Altre conseguenze in campo economico

Draghi e Macron auspicano ad un nuovo approccio che viaggi in parallelo alle decisioni da prendere nel settore energetico e che permetta di scongiurare una penuria nelle forniture di grano ucraino che creerebbe ulteriore instabilità soprattutto in Africa e Medio Oriente. I due presidenti, infatti, chiedono di sbloccare i porti sul Mar Nero affinché i carichi possano partire e soddisfare la domanda di Africa e Medio Oriente, altrimenti a serio rischio alimentare. 

Il Rappresentante della politica estera dell’UE Josep Borrell ha annunciato che l’UE fornirà altri 500 milioni di euro di sostegno finanziario all’esercito ucraino, portando il totale del fondo militare complessivo del blocco verso il paese a 2 miliardi di euro. Borrell ha aggiunto che ciò darebbe “un nuovo slancio al supporto militare” per l’Ucraina. Il denaro viene fornito tramite un fondo dell’UE per l’assistenza militare, chiamato European Peace Facility (EPF), e consente all’Ucraina di procurarsi armi e attrezzature per la lotta contro l’invasione della Russia. Un primo pacchetto da 500 milioni di euro è stato approvato a fine febbraio e poi integrato con altri due pacchetti dello stesso importo (Politico, 13.05.2022).

Infine, segnaliamo che dopo molti decenni di attività sul territorio russo, la tedesca Siemens ha deciso di interrompere ogni operazione economica e industriale nella Federazione russa. La cooperazione e gli investimenti tecnologici avevano superato anche le difficoltà dei momenti più duri della guerra fredda. Siemens fu la prima azienda straniera di un certo peso ad aprire proprie succursali nella Russia ancora zarista, costruendo le prime settantacinque stazioni elettriche del telegrafo. “Con l’avvio dell’industrializzazione del Paese, Siemens divenne il partner straniero di fiducia anche perché titolare di conoscenze nell’ingegneria elettrica all’epoca del tutto assenti in Russia. Dall’illuminazione ai primi motori elettrici fino alle dinamo e soprattutto alla costruzione delle ferrovie, Siemens fornì un aiuto decisivo allo sviluppo della Russia moderna.” (Corriere della Sera). Dalla settimana scorsa, il lungo processo di collaborazione si è interrotto.

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