L’effetto boomerang delle sanzioni alla Russia. Geopolitica.info incontra il senatore Sergio Divina

Geopolitica.info continua la sua indagine sugli effetti politici ed economici delle sanzioni alla Russia incontrando il senatore Sergio Divina (Lega Nord), vice-presidente della Commissione Difesa e membro della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

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Senatore Divina, il suo partito ha aspramente criticato il ricorso da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea alle sanzioni contro la Russia, come ritorsione per la crisi in Ucraina. La polemica ha ottenuto un ampio risalto soprattutto dopo il viaggio in Crimea del Segretario della Lega Matteo Salvini. Qual è il suo giudizio sulla scelta del governo Renzi?

Negativo, non potrei esprimermi in altro modo. Ha investito un’area geopolitica troppo vicina all’Italia per essere presa con la “leggerezza” politica con cui si è arrivati a questa scelta. Ricordiamoci che sebbene la Russia sembri relativamente lontana dai nostri confini, l’Italia – e anche buona parte dell’Europa occidentale – vi sono legate a doppio filo a causa dell’interdipendenza energetica. Il nostro Paese, in particolare, per il suo riscaldamento utilizza gas russo al 49%. Un tempo eravamo garantiti da una dipendenza sostanzialmente bilaterale, ma ora la Russia può usare un canale alternativo di vendita come quello cinese, che sposta i rapporti di forza in suo favore.

 Il suo partito ha posto il tema delle ripercussioni economiche delle sanzioni sull’Italia, che si dovrebbero tradurre con un saldo negativo per le esportazioni nazionali in un momento di grave crisi economica per il nostro Paese. La Sace lo ha stimato in 2,4 miliardi di euro in due anni. Quali settori secondo la vostra prospettiva rischiano di subire le perdite più gravi?

Purtroppo investe alcuni settori già in difficoltà, ma che proprio grazie al mercato russo erano riusciti finora a resistere alle pressioni della crisi economica. Mi riferisco al commercio della carne, dei latticini e dell’agroalimentare. Per una sorta di eterogenesi dei fini, è la prima volta che gli effetti negativi delle sanzioni non vengono sopportati principalmente dallo Stato sanzionato, ma soprattutto da alcuni degli Stati sanzionanti (con l’Italia in testa).

A fronte del saldo economico negativo di questa scelta, crede che l’Italia possa ottenere un rafforzamento della sua posizione in termini strategici grazie all’adesione alle sanzioni? E, più in generale, quali risultati crede che le sanzioni possano produrre nel breve e nel medio termine nei rapporti tra il mondo occidentale e la Russia?

A me sembra che i vantaggi strategici per l’Italia siano difficilmente individuabili, anche perché la scelta delle sanzioni rappresenta il risultato di una catena di errori che ha come incipit l’inginocchiamento del nostro Paese davanti agli interessi degli Stati Uniti da un lato e della Germania dall’altro. Ad ogni modo, anche assumendo una prospettiva più ampia di quella nazionale, la strategia messa in atto contro la Russia sembra difficilmente intelligibile. Siamo attualmente in presenza di un pericolo terrorista che, a differenza del passato, si sta consolidando sotto la forma di un vero e proprio Stato (con i suoi confini, popolazione, leggi e risorse economiche) e che dichiara guerra non solo al concetto astratto di Occidente, ma fa riferimenti espliciti anche nei confronti di Roma. Perché non coinvolgere nella lotta contro questo pericolo anche la Russia? Non dimentichiamoci che l’intervento della Russia pochi mesi fa già ha impedito agli Stati Uniti di abbattere manu militari il regime di Bashir al Assad in Siria, che avrebbe significato la consegna dell’intera Siria nelle mani dell’esercito dell’Isis e la creazione di un “nuovo Afghanistan”.

In conclusione, secondo lei la Russia potrebbe essere realmente coinvolta in una strategia di ampio respiro per la lotta al terrorismo internazionale?

Ne sono convinto. Mosca continua ad avere gravi problemi interni con il terrorismo islamico e i suoi confini sud-orientali rischiano di essere destabilizzati dal rafforzamento dei movimenti jihadisti. D’altronde l’Isis per la prima volta sembra offrire un’organizzazione consolidata ed efficiente alla galassia di cellule islamiste diffuse in tutto il mondo, che potrebbero finire per riconoscere l’autorità del Califfo Al Baghdadi. Quindi, più ampia è la coalizione, più efficace sarà la risposta alla minaccia.